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MARTEDì 2 SETTEMBRE 2014


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  1. michele Rispondi

    E' auspicabile una riforma della legge 223/1991 sul licenziamento collettivo, che tuteli di più il lavoratore dal licenziamento discriminatorio, a scapito di scelte del datore o di accordi aziendali con sindacati compiacenti e di comodo. Al momento il datore può scegliere fra tre criteri: carichi di famiglia, anzianità di servizio, esigenze tecnico-produttive e organizzative. Inoltre, i ccnl collettivi posono dare una disciplina diversa. La legge dovrebbe: 1) imporre una disciplina unica non derogabile per tutti i datori e contratti collettivi 2) cambiare i criteri. Per il licenziamento collettivo non relativo a esigenze economiche e tecniche, non sindacabili dal giudice, stabilire una gerarchia fra questi criteri: a) pensionabilità del dipendente anche con piani di mobilità lunga, e posizione dirigenziale (secondo il criterio della riduzione del costo del alvoro col minor numero di licenziamenti) b) anzianità di servizio c) carichi di famiglia per il licenziamento non di tipo tecnico-organizzativo, questa gerarchia dovrebbe essere imposta, risponde ad equità e al minor costo sociale

  2. roberta Rispondi

    Apprezzo il modo in cui affrontiate questa problematica e ritengo che il vostro punto di vista e la vostra analisi sia valida. Credo che il problema femminile non si limiti però a questo e che rientri nella più grossa probblematica delle discriminazioni in generale. Esse non possono essere risolte con incentivi ma contrastando e punendo radicalmente comportamenti scoretti, inasprendo le pene e migliorando il supporto legislativo.

  3. LUCIANA ZAMPOLLI Rispondi

    Finalmente una proposta concreta, al di là di tante teorie fumose ed evanescenti! Sicuramente la strada è lunga e complessa per arrivare a un equilibrio dei carichi di lavoro tra uomo/donna, poiché non c'è solo la leva economica per rendere vantaggioso il lavoro femminile (pur decisiva), ma anche un necessario percorso "culturale" sull'organizzazione del lavoro attuale. Un esempio banale, ma molto concreto: se si iniziano importanti riunioni di lavoro alle ore 18, senza limiti di conclusione, quante donne vi parteciperanno?

  4. Anna Rispondi

    Gli aumenti di stipendio nelle aziende verrebbero conferiti per controbilanciare la diversa tassazione tra uomini e donne, guardando in sostanza il netto e non la retribuzione lorda. Quello che ho giá visto accadere nella mia azienda, per "bilanciare" la tassazione piú favorevole degli operai in turno. Il risultato netto secondo me sarebbero stipendi ancora piú alti per gli uomini e aumenti bloccati per le donne.