
Gentile Prof. Ichino,
questa è una lettera arrabbiata, quindi non troppo meditata.
Nel dicembre 2002 entro nella mia prima classe, chiamata a sostituire un'insegnante supplente cui non era stata rinnovata la supplenza per evidente incapacità di gestione dei ragazzi e mancata conoscenza della sua materia. Avevo 24 anni, laurea con lode, tesi sperimentale, svariata esperienza con i ragazzi (campi estivi in montagna, oratorio, doposcuola, attività estive del comune), insomma tutte quelle cose che, ora mi trovo a dire, per insegnare non servono a nulla.
Oggi 23 luglio 2007 quella stessa insegnante, cacciata da una sollevazione di studenti e insegnanti, diventerà di ruolo alla veneranda età di 51 anni. Certo, a me si dice che sono giovane, ma a trent'anni rivendico il diritto di non essere "giovane", di non essere una neolaureata e di vedere riconosciuti i meriti del mio lavoro.
Anno 2003: sostituisco un altro insegnante che dopo indagine ministeriale viene invitato a mettersi in malattia (certo licenziare non si può, pagare due persone sì): oggi quell'insegnante si trova davanti a me in graduatoria, solo perchè ha 18 anni più di me.
In Italia il merito è dato dall'età: sarà per quello che chi ci governa è vicino all'età di Babbo Natale.
Contemporaneamente mi divido tra Como (dove insegno) e Milano per frequentare la scuola di specializzazione: non ho soluzioni, nel 1999, anno dell'ultimo concorso, ero troppo giovane. Oggi mi sento dire che chi ha passato il concorso, magari in posizione 3000, è in graduatoria per merito.e anche a loro bisogna assicurare un posto. Un posto nella scuola non si nega a nessuno, per carità!
Mi si dice che devo aggiornarmi, acquistare titoli. Ben venga! Insegno all'università popolare e all'università della terza età, dove tengo un corso sulla Divina commedia e seminari di storia: ovviamente questa mia esperienza non vale un punto. D'altro canto a scuola mica si studia più storia, no? E la Divina Commedia è così polverosa.
Quindi se voglio ottenere gli ambiti punti devo iscrivermi a corsi di perfezionamento, magari fatti on line, e, ovviamente, a pagamento! Il che è giusto e sacrosanto, ma dal momento che si valuta la conoscenza (ancora, solo e sempre!), non si potrebbe arrivare anche a considerare la qualità dell'insegnamento e chiedere a alunni, colleghi, genitori se merito di insegnare o meno?
Perché il diritto di una graduatoria e degli anni di insegnamento (non dimentichiamolo, sia che si insegni bene, sia che si insegni male in Italia si acquisiscono 12 punti. quindi più sei vecchio più vinci) deve prevalere sul diritto dei ragazzi di avere una didattica seria, con la sicurezza che il docente che ha dato loro i compiti a giugno glieli possa correggere a settembre? Non chiedo mica un contratto a tempo indeterminato subito, ma la garanzia di poterne avere uno che mi garantisca di portare avanti un progetto.
Chiedo di poter progettare il lavoro da fare d'estate, non di dover incrociare le dita perché al momento delle nomine sia rimasta la mia classe libera; chiedo di non dover fare la martire anche quest'anno scegliendo una cattedra pagata fino a giugno, avendo alternative pagate fino a fine agosto, solo per poter continuare il lavoro coi miei ragazzi. Chiedo di poter svolgere il mio lavoro, non di andare in pensione a 57 anni, quando il resto d'Europa si sta adeguando all'aumento della speranza di vita. Ma in Italia la richiesta folle è la prima
delle due.
Forse noi giovani dovremmo scendere in piazza, dal momento che chi l'ha fatto, tempo fa, urlando di voler cambiare il mondo, ora siede, moderno feudatario, sul trono dei privilegi acquisiti. E nessuno lo scalza.
Ah, da qualche parte devo aver letto che alla fine chi veramente merita riesce.
Alla fine però
Cordialmente
Linda Cavadini