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Commenti

Come lavorare di più

di Pietro Garibaldi, Categoria Lavoro, , / Relazioni Industriali, , Data 01.04.2004
Il dibattito sulla necessità di aumentare le ore di lavoro annuo per occupato ha ignorato finora il ruolo della contrattazione collettiva e ha analizzato il problema come se il numero di giornate lavorative potesse essere deciso per legge. Al contrario, l’unico modo per ridurre il gap di ore lavorate pro-capite tra Italia e altri paesi è attraverso i contratti collettivi, offrendo ai lavoratori uno scambio tra giorni di ferie e reddito disponibile più alto grazie a sgravi fiscali sulle ore lavorate in più. Tagliare le festività, invece, non assicura lo stesso risultato.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Lavoro OK, organizzazione NO
    Nome: Roberto BERA  Data: 22.06.2004
    Il tema aperto é vastissimo. non ho tempo , ma butto lí alcune provocazioni che spero vengano riprese. 1) Ma cosa é il lavoro? Se il lavoro é qualsiasi attivitá che risponde ad un bisogno indipendentemente dal fatto che sia legata ad un contratto monetario, e da un beneficio che ricade sulla societá, allora é lavoro il tempo libero con i figli, é lavoro cantare in un coro amatoriale ma serio che "fa cultura" ne piú ne meno di un museo, é lavoro suggerire al comune e sui enti le migliorie possibili, ... é lavoro addirittura mettere i vasi sul balcone perché contribuiscono al decoro urbano come le piantine messe dagli addetti del comune- pagati. 2) Il netto e la tara. Quanto costa raggiungere il posto di lavoro? Mio suocero si compró un appartamento vicino al posto di lavoro. Io avrei davuto cambiare casa decine di volte.... Mia nonna faceva la bidella degli asili nido & scuola materna FIAT. Ora é un dramma familiare fare quadrare gli orari dei figli con quelli dei genitori. 3) Quanto tempo trascorso in "azienda" é lavoro? Da un mio conto, solo di riunioni convocate ad una certa ora ed iniziate dopo = 1.75 giorni lavorativi nel 2003 (senza contare l'utilitá di tutte le convocazioni) Siccome da un certo livello in poi, purtroppo basso, gli straordinari non sono pagati, esiste una dilatazione dei tempi che difatto aumenta la improduttivitá. E la dilatazione improduttiva dei tempi diminuisce il tempo per il lavoro al punto 1. 3.1) sarebbe opportuno per tutti i livelli attivare una spece di "banca ore" ed aumentare il lavoro ad obiettivi. Piú flessibilitá di orari per ottimizzare gli spostamenti. W il lavoro, Abbasso la sua cattiva organizzazione.
  • Perchè lavorare di più? Perchè lavorare?
    Nome: Luciano Scarlatti  Data: 18.06.2004
    Perchè lavorare di più? Perchè lavorare? Sono domande “strane” lo so. Ma che vorrei avessero una risposta. Vi è chi auspica una aumento dell’orario lavorativo per aumentare il PIL. Perchè? A vantaggio di chi, se ormai è chiaro che il PIL non è strettamente legato col benessere di una nazione. E poi perchè aumentare il lavoro umano quando da ormai molto tempo: 50 70 anni il lavoro viene per la maggior parte fatto dalle macchine. Aumentiamo le macchine allora! E magari riduciamo alle persone lo stress di qualcosa che è dato per scontato ma che scontato non è.
    Risposta:
    Ha ragione nel sostenere che la chiave della crescita risiede nel miglioramento tecnologico, nella crescita della produttività. Bisogna comunque rimuovere le barriere che oggi impediscono a molte donne e giovani di entrare nel mercato del lavoro e gli incentivi ad andare in pensione troppo presto.
  • quantità o qualità di lavoro?
    Nome: alessandro  Data: 06.04.2004
    La proposta di aumentare la quantità di lavoro (meno giorni di ferie, oppure più ore di lavoro, a parità di giorni lavorati) poggia su affermazioni recenti come quelle di Fiorella Kostoris Padoa Schioppa (“Sole 24 ore” del 30 marzo scorso) “se nel 2003 avessimo lavorato 38 ore annue di più, avremmo raddoppiato il tasso di crescita del Pil”. E’ un bell’atto di fede: come dire che, se per costruire una casa ci vogliono 3 muratori per un mese, in 6 ci mettono 15 giorni; in 12 circa una settimana, in 60 un giorno, e qualche centinaio di persone insieme, motivate e ben organizzate, l’edificherebbero in pochi minuti. E’ un paradosso datato; ma anche le tesi addotte dall’Autrice sono alquanto paradossali. “La proposta di aumento delle ore riguarda tutti i lavoratori … e implica un’espansione del loro tenore in termini reali”, sostiene lei. Compresi i dipendenti pubblici? I servizi, il commercio, l’edilizia (“aridaje,,)? E’ sufficiente aumentare le prestazioni orarie di addetti a scuole, sanità, carceri, Stato per ottenere “più Pil”? Oppure c’è qualche ripercussione iniziale sulla spesa corrente, e magari sul deficit, e quindi sui tassi, e allora anche sui prezzi? Inoltre, è proprio corretto dire che “c’è un’offerta eccedentaria di popolazione attiva”? C’è disoccupazione; ma è in calo; crescono i nuovi lavori, il part-time, la flessibilità, che son tutte forme di occupazione meno intensiva, garantita e remunerata rispetto ai dipendenti stabili, quelli inseriti con contratti a tempo indeterminato. La proposta che l’aumento di ore lavorate riguardi indiscriminatamente tutti cozza proprio con le esigenze di flessibilità e di moltiplicazione delle forme contrattuali all’origine delle riforme Treu e Biagi. Che, guarda caso, dovrebbero agevolare l’inserimento dei giovani, dei marginali, delle donne, ecc. salvaguardandone le esigenze di vita, di tempo libero da dedicare, magari, alle famiglie. E ancora, non si approfondisce mai le condizioni del mercato, della domanda internazionale, della competizione, salvo che esprimere un lieve dubbio sul fatto che “la proposta … comporta un possibile (sic) incremento del saldo delle nostre esportazioni nette”. Si provi a chiedere ad un titolare di una PMI esportatrice, se bastasse questo! Non si dovrebbe, invece, tentare di perequare orari, standard produttivi, di sicurezza, anti-inquinamento, di correttezza commerciale, invece di tentare di cinesizzarci noi (ahimè, battaglia persa in partenza) ? Infine, oggi, diminuire, anziché aumentare, l’orario di lavoro non è probabilmente praticabile. Tuttavia, la speranza di godere di più tempo libero è stata un motore formidabile per ottenere vantaggi di produttività, progressi tecnologici, migliori combinazioni di lavoro e capitale. Negarlo significa ignorare la modernità.
  • pigrizia italiana
    Nome: pietro gori  Data: 05.04.2004
    Sarebbe di grande aiuto al lettore conoscere l'evidenza empirica sul numero delle ore lavorate che fa da presupposto all'articolo del professor Garibaldi. Negli Stati Uniti, cosi' come in Corea del Sud, si lavora per un numero maggiore di ore che in Italia, ma senza ulteriori qualificazioni non e' detto che questi due esempi rappresentino situazioni desiderabili o auspicabili per il nostro paese. Un raffronto con realta' socio-culturali ed economiche piu' omogenee sarebbe probabilmente molto istruttivo. E allora: quanto si lavora in Germania, in Francia, in Svezia e, in generale, nei paesi a noi prossimi, dell'Unione europea? Distinti saluti
    Risposta:
    Stiamo lavorando ad una segnalazione con comparazioni internazionali. Presto sul sito. Continui a seguirci