Logo stampa
 
 
 

Commenti

La politica economica dei luoghi comuni

di Roberto Perotti, Categoria Europa, , , Data 25.03.2004
Invocare una sterzata decisa alle politiche macroeconomiche per uscire dalla mini-recessione è utopistico. Possono forse stimolare l’economia nel breve periodo, ma pagandone i costi nel medio. Si dovrebbe invece preparare il terreno ottimale per l’aumento della produttività del settore privato. I governanti europei dovrebbero preoccuparsi di varare riforme strutturali, con un piano serio e concreto che ne limiti le ricadute sulle fasce sociali più deboli, anziché criticare la Banca centrale europea o fantasticare sugli investimenti pubblici.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • altri modelli economici?
    Nome: Luciano Scarlatti  Data: 02.07.2004
    Si parla sempre più spesso della crisi del capitalismo oltre a quella del comunismo (ormai morto) non intesa ovviamente come un deperimento del modello economico ma semmai di un suo inasprirsi e nella sua incapacità di ridistribuire la ricchezza. Siccome le misure anticicliche che lei dice rientrano in quest'ultimo modello, non crede che forse potrebbero essere trovati modelli alternativi di economia per risolvere il problema. In sintesi: invece che porre toppe, perchè non fare un nuovo vestito? Ovviamente tale soluzione (se esiste) può non essere applicabile ad un singolo paese ossia scollegato dal resto del mondo, ma nel caso, quale potrebbe essere? Cosa ne pensa del modello di "economia partecipativa"?
    Risposta:
    Il discorso sarebbe ovviamente lungo, ed io non sono la persona adatta a farlo. Non conosco bene la nozione di "economia partecipativa", ma per quel che puo' valere la mia opinione, sono scettico sui modelli alternativi al capitalismo. Se il problema e' la redistribuzione del reddito, vi sono strumenti che possono essere usati senza snaturare il capitalismo, basta volerli usare. Cordiali saluti Roberto Perotti
  • Sarà, ma allora che fare?
    Nome: Corrado Truffi  Data: 01.04.2004
    Concordo in pieno con l'analisi sugli effetti e le diverse logiche delle riduzioni di tassazione. Non mi sembra affatto convicente invece che le politiche espansive o infrastrutturali siano, per motivi imperscrutabili, comunque negative. Ma a parte questo - che è un'opinione come un'altra - mi sembra che: 1) il quadro delineato nell'articolo implica che NON SI PUO' fare nulla per la crescita. In pratica, non solo sono impotenti le politiche nazionali, ma lo sarebbero perfino quelle eventualmente concertate a livello europeo. Se fosse vero, anche le politiche dei governi USA sarebbero ininfluenti sull'economia USA (vista la dimensione analoga dei due spazi economici): il che non mi sembra affatto empiricamente vero. Il fatto è che la politica economica europea, se ci fosse, non sarebbe la somma delle politiche nazionali nè il bilancio europeo una mera somma di bilanci nazionali... 3) a mio parere, per di più, anche se fosse vero che gli effetti di moltiplicatore keynesiano sono finiti o dubbi, le politiche economiche "espansive", se hanno una struttura qualitativa intelligente, sono di per sé un fatto positivo. Infatti, un mix di più stato sociale equo, più investimento in istruzione e ricerca, più spesa per reti di protezione dal rischio e quindi per consentire più flessibilità del lavoro senza angoscia e insicurezza, più progressività e in genere più redistribuzione del reddito, sono "buona cosa" non tanto per inseguire l'incremento del PIL, ma quello della qualità della vita e per ridurre il livello di diseguaglianza delle nostre società. Il che dovrebbe essere un obiettivo importante quanto l'aumento della produzione. Sarebbe proprio ora, in effetti, che tutti si ragionasse in termini di Indice di Sviluppo Umano e non solo di PIL... Beh, grazie dell'attenzione e scusate le divagazioni e la lunghezza.
    Risposta:
    Sono d' accordo che molte delle politiche che lei cita potrebbero avere effetti positivi. Sono meno ottimista di lei sugli effetti di maggiori spese per ricerca e istruzione, che spesso si risolvono in regali alle varie lobby senza alcun effetto di incentivo; contrariamente a quanto si crede, il fatto che queste spese abbianoi l' etichetta "istruzione e ricerca" non significa necvessariamente che alzino il capitale umano del paese: spesso alzano solo gli stipendi di professori universitari improduttivi, tanto per fare un esempio a me caro. Sono anche perplesso dall' opinione diffusa secondo cui qualsiasi aumento della progressivita' e' una buona cosa: immagino ci debba essere un limite alla progressivita', oltre il quale le distorsioni imposte all' economie sono cosi' alte che ne risentono tuttti. Sono invece d' accordo con lei che una rete di protezione sociale piu' efficiente, per esempio, sarebbe molto auspicabile. Ma anche questo, come argomento in un mio libro recente con Tito Boeri, puo' essere fatto senza aumentare la spesa complessiva. In ogni caso, non sono queste le misure a cui mi riferivo nel mio intervento, che trattava solo di politiche anticicliche. Il senso del mio intervento non era, come lei sottolinea, che non si puo' far nulla per la crescita: come sanno bene i paesi latino americani negli anni 80, e' facilissimo drogare l'economia per due anni con una politica fiscale espansiva. Ma aumentare le spese (o diminuire le tasse) e non pensarci piu' e' una bella idea, che pero' sfortunatamente appartiene al mondo delle favole. Prima o poi bisogna tornare alla realta', che e' tanto piu' stringente quanto piu' un paese parte da un debito pubblico alto. E la crescita drogata di qualche trimestre si paga nel medio e lungo periodo. Roberto Perotti
  • riforme strutturali
    Nome: Fiorella Bachechi  Data: 29.03.2004
    Sono consapevole della mia ignoranza, ma tutte le volte che si parla genericamente di riforme strutturali mi piacerebbe che venissero specificate. A mia giustificazione ricordo che tutti i soggetti politici e economici da alcuni anni parlano ossessivamente di riforme strutturali, ma solo quando vengono precisate si capisce quali auspicare e quali sperare che non vengano mai attuate. Perchè per chiarezza non incominciate voi a precisarle tutte le volte che le invocate????
    Risposta:
    Lei ha ragione, ma in 6000 battute (il limite per gli interventi su La Voce, peraltro spesso oltrepassato, anche dal mio intervento in questione) e' difficile essere specifici. Ma se posso essere un po' immodesto, il mio piccolo contributo di proposte concrete per riforme specifiche l' ho dato: in un libro con Boeri, in cui facciamo una proposta dettagliata di riforma del welfare state, e in una serie di lavori e di interventi (anche qui su La Voce) sulla riforma dell' universita' Italiana. Roberto Perotti
  • Coraggio
    Nome: Melisso Boschi  Data: 26.03.2004
    Fa piacere sapere che qualcuno ha il coraggio e l'onestà intellettuale di sostenere argomenti così impopolari.
    Risposta:
    Grazie Roberto Perotti