Logo stampa
 
 
 

Commenti

Dallo scalone alla scaletta

di Tito Boeri, e Agar Brugiavini, Categoria , Pensioni, , Data 19.02.2004
Per contribuire in modo costruttivo al dibattito sulla riforma previdenziale, abbiamo simulato gli effetti della riforma proposta del Governo. Si ottengono risparmi inferiori allo 0,7 per cento del Pil e rimane un forte inasprimento della normativa nel 2008. Non sarà più uno scalone, ma non è neanche uno scalino. Stravolta la filosofia responsabilizzante della riforma Dini: ci sarà molta meno libertà di scelta su quando andare in pensione.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • i dati del 2002
    Nome: Mario  Data: 11.03.2004
    Scusate, ma guardando i dati presenti nella "Relazione generale sulla situazione economica del paese - 2002", emerge, a pagina 210, che la spesa previdenziale, in percentuale al PIL, è stata pari al 15,8%. Ma, secondo le previsioni, una cifra simile non si raggiungerà nel 2030? Grazie
    Risposta:
    Il grafico cui lei si riferisce include la componente assistenziale della spesa pensionistica (integrazioni al minimo, pensioni sociali e assegno sociale). Nelle proiezioni della Ragioneria dello Stato (e nelle nostre) questa componente non c'è. Questa omissione si spiega col fatto che in principio (solo in principio purtroppo) la parte assistenziale delle prestazioni dovrebbe essere trasferita ad un sistema di assistenza sociale di ultima istanza che valga per tutti i cittadini, indipenentemente dalla loro età, tipo un reddito minimo garantito. Cordiali saluti
  • Riforma: novità recenti
    Nome: Alessandro  Data: 03.03.2004
    Il vostro scenario econometrico, pur contemperando diverse possibilità, si concentra su un dato: la sostanziale incertezza delle previsioni di risparmio formulate come obiettivo dal Governo. Tuttavia, la relazione tecnica di accompagnamento ai tre emendamenti presentati mercoledì al Senato, preparata dalla Ragioneria generale dello Stato, evidenzia che, specialmente per effetto dell'ammorbidimento dello scalone con i nuovi requisiti di pensionamento, tra il 2008 e il 2013 verranno recuperati più di 39,3 miliardi € contro i 36 previsti con l'introduzione del vincolo di 40 anni di contributi. Si spiega inoltre che più di 3 miliardi deriveranno dai minori esborsi per le liquidazioni dei dipendenti pubblici in seguito all'aumento dell'età di pensionamento e alla riduzione delle "finestre". Il risultato: a regime sempre 0,7% ma con una punta, nel biennio 2015-2016 dello 0,8 per cento. Alla luce di questa maggiore chiarezza sulla natura dell'intervento e sugli esiti prospettati, mi domando come sia possibile che rimangano difformità tra la vostra visione "pessimistica", e le inferenze della Ragioneria, che dispone dei dati INPS. Francamente, si sarebbe indotti a dar più credito ad essa che ad altre previsioni. Spero possiate fornirmi un chiarimento al riguardo, in particolare sull'ulteriore miglioramento (0.8) indicato dal testo di provenienza governativa. Nel ringaziarvi, porgo i miei più cordiali saluti.
    Risposta:
    E' vero. La Ragioneria stima risparmi più consistenti di quelli ottenuti col nostro modello previsivo. Parte della differenza si spiega col fatto che, successivamente alle nostre simulazioni, sono state introdotte nuove modifiche alla proposta di riforma, come l'innalzamento dei requisiti anagrafici (e la chiusura delle finestre) per i lavoratori autonomi. Il nostro modello considera solo il lavoro alle dipendenze, quindi non siamo in grado di valutare quanto queste modifiche possano incidere sui risparmi. Nè la relazione tecnica della Ragioneria fornisce queste informazioni. Un'altra ragione delle differenze fra le nostre stime e quelle della Ragioneria può risiedere in diverse ipotesi circa il pensionamento dei lavoratori per cui vale il regime misto. Noi ipotizziamo che, dal 2013 in poi, con l'entrata in vigore del regime misto, i lavoratori andrebbero in pensione distribuendosi uniformemente fra le età disponibili fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Infatti, il cambiamento di regime modifica gli incentivi al pensionamento. La Ragioneria sembra, invece, ipotizzare che il cambiamento fra regime retributivo e regime misto non abbia, di per sè, effetti sulle scelte di pensionamento. Al lettore giudicare il grado di realismo di queste ipotesi. Cordiali saluti. Tito Boeri e Agar Brugiavini