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L’Italia tra il bastone e la carota

di Maria Concetta Chiuri, , Giuseppe De Arcangelis, e Giovanni Ferri, Categoria , Immigrazione, , Data 19.02.2004
Se la cesura è la Legge Bossi-Fini, la continuità nella politica italiana verso l’immigrazione extracomunitaria è rappresentata dagli accordi di riammissione. Ma più che fermare i flussi di clandestini, gli accordi sembrano aver solo modificato le rotte. E la loro efficacia sarà messa ulteriormente alla prova dall’allargamento dell’Unione europea. Per contenere le pressioni migratorie dovute a crisi nei paesi d’origine è quindi preferibile ricorrere a piani di aiuti per stabilizzare quelle economie.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Immigazione
    Nome: ER  Data: 16.06.2007
    voglio esporre il pensiero di un cittadino comune: a)devono venire in italia solo i cittadini extracomunitari richiesti espressamente per iscritto da una data azienda che non riesce a trovare cittadini italiani atti a ricoprire il posto diciamo dopo sei mesi di ricerca b) gli ex. dovranno venire a lavorare con un contratto a tempo determinato ed i costi sanitari e di alloggio dovranno interamente gravare sulla azienda richiedente che sara' anche corresponsabile civilmente e penalmente dei loro comportamenti c)su ogni posto di lavoro affidato ad ex. gravera' una tassa di solidarieta' corrisposta dal datore o lavoratore a favore delle famiglie italiane con uno o piu' figli d)al termine del contratto determinato l'ex. verra' rimpatriato a cura della sua azienda sempre cooresponsabile di una eventuale sua permanenza in italia. con queste piccole misure il contribuente italiano sara' completamente soddisfatto.
  • strategia/immigrazione
    Nome: Filippo Zanella  Data: 02.03.2004
    Cio' che non vedo emergere da i due filoni di articoli (conti pubblici e immigrazione) de "lavoce" incluso quest'ultimo ("Bastone e la carota"...) e' una quantificazione e qualificazione scientifica di cosa serve al paese in termini di "risorse umane". Le domande che ho in mente io, prima di iniziare a parlare di "giustizia", "equità'", "voto agli immigrati" etc. sono piuttosto banali, ma non ho trovato una risposta. Mi piacerebbe che qualche esperto si impegnasse a tracciare uno "scenario" di immigrazione, un "desiderata". Per esempio: Quanti immigrati servono e congiuntamente, con che qualifiche professionali per: - tenere in piedi il sistema previdenziale cosi' come lo conosciamo - far andare avanti l'economia italiana - avere una massa critica di persone da impiegare nel sistema di difesa -sviluppare il sistema/paese (fare impresa) - creare un ricambio generazionale credibile di classe dirigente E poi. Da dove sarebbe meglio venissero in termini di "time to market" (integrazione, velocita' d'inserimento, lingua...)queste persone? - paesi a tradizione cristiano/cattolica o meno? - paesi (tipo Argentina) ex ricettori di nostra emigrazione nel passato? - paesi con cui abbiamo delle forti relazioni diplomatico/commerciali (Albania...) - asia (Filippine/India/Cina...) Sarebbe meglio venissero con le loro famiglie o no? Far immigrare famiglie (adulti e minori) che pro e contro presenta? Localizzazione. Dov'e' che ci servono? - Citta' Nord? - provincia Nord? - citta' Centro? etc. Grazie dell'attenzione Saluti Filippo Z.
    Risposta:
    Troppe domande, a molte delle quali non è peraltro possibile dare risposte. Un incremento dell'immigrazione dell'1% comporta mediamente un incremento del prodotto dello 0,3%. In Italia l'effetto è ancora più forte perchè gli immigrati vanno soprattutto nelle regioni a relativamente alta produttività (e carenza di manodopera) del nord, nord-est. Gli immigrati dei nuovi paesi dell'Unione Europea sono mediamente più istruiti dei lavoratori italiani. Potrebbero contribuire grandemente alla nostra crescita economica e al finanziamento dei nostri sistemi di protezione sociale e non avrebbero particolari difficoltà di integrazione. Ma il nostro Governo (assieme ad altri governi europei) sembra intenzionato a sbattere loro la porta in faccia. Tito Boeri