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La sfida dell'innovazione organizzativa

di Enrico Santarelli, e Marco Vivarelli, Categoria Scuola e Università, / Innovazione e Ricerca, Data 15.01.2004
In Italia il ruolo della sola ricerca e sviluppo nell’accelerazione del processo di sostituzione di lavoro poco qualificato con quello qualificato è marginale. Più impatto ha invece l’innovazione organizzativa, ovvero l’introduzione di significativi cambiamenti nelle funzioni interne all’impresa. Servono perciò maggiori investimenti in tecnologie digitali, che consentono innovazioni di prodotto e di processo, ma anche organizzative. E va promosso il riorientamento del sistema scolastico verso competenze generaliste e capacità logiche e relazionali.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Un'analisi costruttiva
    Nome: Pierpaolo Sette  Data: 17.01.2004
    Gentili autori, La vostra analisi mette bene in luce come delle volte, rispetto a quanto erroneamente si crede, l'aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo non possa risolvere da solo i problemi di competitività del nostro sistema. Certamente la R&S è un fattore importante di sviluppo, ma poi è il mercato a decidere in che settore indirizzare gli investimenti. Per quanto riguarda la creazione del nuovo istituto tecnologico, ho il timore che si possa creare una scatola vuota. Personalmente credo che questi poli debbano nascere,come i distretti industriali,con una forte spinta dal basso. Se manca questa spinta,data spontaneamente dalle stesse imprese e dai sistemi di ricerca,nessun intervento dall'alto può garantire la riuscita di queste strutture. Concludo ponendovi un quesito. Personalmente noto che in molti ambienti ,vi è diffidenza nei confronti dello sviluppo delle nuove tecnologie. L'esempio delle biotecnologie mi pare emblematico. Credete che questa mancanza di informazione possa essere un fattore che ostacola lo sviluppo delle nuove tecnologie nei vari campi di ricerca? Cordialmente Pierpaolo
    Risposta:
    Con le Università´ trasformate, nella quasi totalità´ dei casi, in Teaching Colleges di Serie B qualcosa bisogna pur fare per restituire al paese un minimo di capacità´ di svolgere ricerca di frontiera. Spetterà´ poi a chi sarà´chiamato a guidarlo far sì che L´Istituto italiano di tecnologia non diventi una scatola vuota. Certo, se verranno reclutati con il manuale Cencelli della Seconda Repubblica c´e´ poco da stare allegri. Le consigliamo, visto che Lei e´evidentemente un attento navigatore/esploratore (il politically correct prima di tutto...) del Web, di rintracciare con un buon motore di ricerca il CV scientifico e professionale dei "nominati". Su queste cose, a saperci ben guardare, il Web non mente... Quanto all’ultima parte della Sua domanda, crediamo che le maggiori resistenze allo sviluppo di innovazioni provengano, in tutti i settori, dai soggetti sprovvisti di adeguate competenze e capacita´tecnologiche. Ma che il vecchio si opponga al nuovo non e´affatto sorprendente.. Enrico Santarelli e Marco Vivarelli