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Iit, un buon primo passo

di Giovanni Peri, Categoria Scuola e Università, / Innovazione e Ricerca, Data 16.12.2003
L’evidenza empirica dimostra un grave ritardo dell’Italia nella ricerca scientifico-tecnologica. Perché il sistema non riesce a generare i giusti incentivi e investimenti. La nascita dell’Istituto di tecnologia potrebbe perciò avviare un benefico processo di competizione con i centri di eccellenza già presenti nel nostro Paese. A patto che, sull’esempio di altri “Institutes of Technology” di successo, sappia attrarre finanziamenti dai privati e sia gestito in modo autonomo da scienziati.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Leges sine moribus vanae
    Nome: Saverio Staffieri  Data: 19.12.2003
    Si possono condividere le proposte di prendere a modello realtà come Georgia Tech o altre ugualmente interessanti, ma si deve tener ben presente che nessuna architettura istituzionale può funzionare bene in tutte le situazioni e verso tutti gli individui. Ognuno reagisce alle regole imposte secondo la propria cultura. L'unica cosa sensata da fare per rilanciare la ricerca italiana e lo sviluppo di applicazioni tecnologiche dalla stessa, è offrire ai gruppi di ricerca di valore già riconoscibile la possibilità di espandersi nella sede e secondo il modello che preferiscono. Si devono chiedere loro solo dei risultati, nel rispetto di un programma di sviluppo negoziato tra ente pubblico finanziatore e struttura di ricerca. Sviluppo di spazi, personale, linee di ricerca complementari e buone pratiche. E dove tutto già funziona bene, si deve solo pompare il denaro pubblico indispensabile a far crescere la struttura fino a farla diventare scuola e stimolo alla concorrenza per strutture analoghe. Ce ne sono parecchie che funzionano bene anche all'interno degli attuali enti di ricerca pubblici, e spesso anche nelle università. Possono costituire la base per istituti più ampi sui più diversi modelli, tra quelli descritti nell'articolo. Ricordo le scuole autonome di ricerca come SISSA e Sant'Anna, ma anche realtà come il Centro di Elettronica Quantistica e Strumentazione Elettronica del CNR, che pur non godendo dell'autonomia delle già citate istituzioni, e pur essendo da oltre trent'anni pienamente integrato nel Politecnico di Milano, produce eccellente ricerca e buoni brevetti vendibili. Ed attira, anche dal Sud dove vivo, frotte di studenti desiderosi di diventare ingegneri fisici e matematici. Non è l'unico centro che produce ricerca molto buona, ce ne sono anche al Sud; talora sono semplici dipartimenti universitari in cui si sono applicate buone pratiche. Come quella di assumere sempre e solo i migliori, quelli che nei laboratori stranieri ci sono stati a lungo, ottenendovi buoni contratti e risultati. Certo, sono prevalentemente ex allievi della stessa università, ma come richiamare ragazzi di valore al Sud, date le basse paghe italiane nel settore ricerca, se non ci fossero mamme, fidanzate e amici a spingerli a tornare? Cordiali saluti.