Logo stampa
 
 
 

Commenti

Sciopero virtuale, una scelta di civiltà

di Pietro Ichino*, Categoria Relazioni Industriali, Data 11.12.2003
Un accordo preventivo tra sindacati e imprese del settore potrebbe garantire la continuità del servizio durante gli scioperi: i lavoratori rinuncerebbero ai loro stipendi, ma l’azienda si impegnerebbe a versare il doppio o il triplo di questi in un fondo cogestito per opere di pubblica utilità. Così l’astensione dal lavoro costerebbe davvero cara all’azienda dei trasporti e il danno inferto non ricadrebbe sugli utenti. Una parte del fondo potrebbe essere poi utilizzata dalle due parti per informare la cittadinanza sulle ragioni del contendere.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Sciopero Economico
    Nome: Natale Carapellese  Data: 15.02.2004
    Lavoro da 20 anni nel settore energia ed in particolare mi occupo del comparto gas-acqua, trovo indubbiamente interessanti e molto condivisibili, le proposte da voi formulate in materia di sciopero "virtuale" anche se non concordo sull'uso del termine virtuale. Il fatto è che il termine viene percepito dai lavoratori in senso negativo se non riduttivo delle potenzialità dello sciopero, invece a mio avviso può rappresentare sicuramente un salto di qualità nella frontiera dei diritti e delle relazioni industriali tra aziende e lavoratori per il tramite delle org. sindacali. Ritengo che tale forma di sciopero aggiuntivo e non sostitutivo delle varie forme, debba essere applicato soprattutto nel settore dei servizi pubblici essenziali, solo per i lavoratori soggetti ai cd minimi di servizio, cioè impossibilitati a scioperare per garantire comunque il servizio. Nel settore energia, gas e acqua, la continuità di fornitura e la sicurezza del servizio è sempre stata praticamente garantita dal sindacato ed dai lavoratori, prima ancora della introduzione della L. 146/90, questa legge ha originato accordi applicativi nazionali e locali sempre rispettati, che però nei fatti hanno depotenziato l'arma dello sciopero, non a caso nelle cronache di informazione gli scioperi del settore non fanno notizia, se non in qualche trafiletto interno ai quotidiani, a differenza dei trasporti aerei e ferroviari. Il punto è che, per una condizione di sicurezza oggettiva, di carattere collettivo, non si può chiudere il gas, l'acqua, la luce ma anche alcuni servizi ospedalieri o le stesse forze dell'ordine, vigili del fuoco etc. quindi c'è a monte una regola di indispensabilità, che "penalizza" alcune categorie e ne "agevola" altre con notevole impatto sulla cittadinanza. Segnalo che le OO.SS. nazionali FILCEM (ex FNLE) FEMCA e UILCEM hanno proposto nei confronti aperti con le controparti sull'applicazione della L. 83/2000 la possibilità di introdurre la possibilità dello sciopero cd virtuale, senza sortire grande attenzione dalle controparti, ma forse anche tra i lavoratori. Personalmente propongo di non utilizzare più la denominazione di sciopero virtuale sostituendola con quella di sciopero economico per almeno 2 ragioni: 1) il termine virtuale si identifica troppo con: non vero, non reale, finto, etc. cioè che esiste solo nell'immaginario connotandosi in senso negativo 2) La proposta che viene formulata da voi ed in alcuni casi da parte sindacale, è comunque una forma di sciopero, non virtuale ma reale, perchè crea un danno economico effettivo per l'azienda, pur garantendo il servizio reso, credo quindi che per riconoscere il giusto, chiamando le cose con il vero nome, sia opportuno adottare il termine economico, che tralaltro avrebbe un maggiore appeal tra i lavoratori. grazie per l'attenzione Natale Carapellese FNLE CGIL Lombardia
    Risposta:
    Sono d'accordo sulla inadeguatezza dell'espressione "sciopero virtuale"; e non mi dispiace l'espressione "sciopero economico". Ma sarà difficile sostituire la seconda alla prima nel linguaggio corrente. P.I.
  • Solidarietà agli scioperanti
    Nome: Giuseppe Muscio  Data: 10.02.2004
    Caro Ichino, lo sciopero virtuale continua ad essere argomento che divide le opinioni. Accade sempre quando lo strumento, al di là delle possibilità di reale efficacia, rappresenta una sorta di oltraggio al senso comune. Lo sciopero nei servizi pubblici è, nell'immaginario collettivo, uno dei tanti disservizi ai quali il cittadino oggi deve convivere nel Belpaese. Avanzare una proposta di civilità hic et nunc, su questo terreno, sembra ai più come un atto blasfemo. A parte, tuttavia, questo discorso che tocca aspetti inquitenati della nostra cultura, mi premeva dire che l'impressione ricevuta durante le giornate di sciopero dei tranvieri è stata una grande informazione e partecipazione da parte degli utenti danneggiati intervistati dai media o incontrati per strada in quei giorni di odissea urbana, oltre che un atteggiamento solidale verso chi, in quel momento, stava lasciando migliaia di persone a piedi. Personalmente ho tratto da queste sensazioni un dato inquietante: è come se la gente abbia partecipato allo sciopero, comprendendo a fondo il messaggio di chi lo aveva messo in atto (siamo senza soldi e senza contratto), identificandosi con i tranvieri e dando sfogo, così, anche al proprio profondo malessere. Da ciò traggo una riflessione: a me pare che se non si possa ancora parlare di sciopero virtuale, di virtuale, in questo Paese, ci sono certamente i diritti dei cittadini. Scioperanti e non.
    Risposta:
    Sono d'accordo con Lei su questo punto: molti operai e impiegati dell'industria o del commercio vedono nei tranvieri o ferrovieri, che si impongono al tavolo delle trattative incrociando le braccia, l'immagine di quello che vorrebbero poter fare anche loro, ma non possono fare, o possono fare con effetti molto meno incisivi, perché rischierebbero la chiusura dell'azienda.
  • sciopero virtuale
    Nome: paolo  Data: 22.12.2003
    Ho lavorato per 37 anni in una grande banca e di vertenze sindacali ne ho viste tante, posso assicuraVi che mai i datori di lavoro accetteranno regole sullo sciopero virtuale. E' troppo comodo risparmiare sui salari e non rinunciare agli interessi che continuano a decorrere sulle esposizioni di C/c , sui mutui etc. Lo sciopero virtuale è solo fumo negli occhi che viene tirato in ballo quando una vertenza diventa insostenibile e la giusta rabbia dell'opinione pubblica comincia montare. Sarei felice di essere smentito dai fatti ma temo che non sara' così. Saluti e auguri di un felice Natale..
    Risposta:
    Non è così. Nel 2001 fu l'Enav a proporre alle Organizzazioni sindacali dei controllori di volo un accordo-quadro sullo sciopero virtuale, dichiarandosi pronto a negoziare una equa determinazione del multiplo da applicare sugli stipendi relativi al periodo di sciopero. Cgil e Uil si dichiararono d'accordo, a condizione che accettasse anche la Cisl; la Licta mostrò qualche aprertura; ma nessuna Organizzazione sindacale ebbe il coraggio di firmare per prima. Quanto alle Aziende dei trasporti municipali, sono ben convinto che esse non abbiano alcun interesse a sottoscrivere l'accordo-quadro sullo sciopero virtuale; ma avrebbero un forte interesse a costringerle a farlo le Amministrazioni comunali o regionali. E comunque i sindacati confederali trarrebbero grande vantaggio sul piano dell'immagine se sfidassero le loro controparti su questo terreno. P.I.
  • sciopero virtuale
    Nome: giovanni papiro  Data: 15.12.2003
    Concordo pienamente con il contenuto dell'articolo e propongo inoltre la seguente riflessione: oltre a rendere più costoso per entrambe le parti (azienda e lavoratori) gli effetti degli scioperi, perchè non provare direttamente a prevenire a monte la possibilità che si verifichino scioperi. Credo che la stragrande maggioranza di scioperi avviene per il mancato accordo sul rinnovo del contratto di lavoro, che in genere penalizza i lavoratori in quanto continuano ad essere pagati per mesi (anni) alle vecchie minori condizioni contrattuali. Allora perchè non prevedere per legge che le parti debbano sia avviare la negoziazione del nuovo contratto prima della sua scadenza (ad es. 6 mesi) che concluderla sempre prima della scandeza (ad es. 3 mesi), affiancando a tale prescrizione normativa (che non assicurerebbe di per se il puntuale difficile raggiungimento di accordo) un meccanismo che penalizzi entrambe le parti per ogni mese di ritardo nella firma del nuovo contratto rispetto al termine previsto. Ciò potrebbe avvenire tramite penali all'azienda e trattenute alla busta paga per i lavoratori, il cui ricavato potrebbe andare (come proposto nell'articolo) in un fondo nazionale (o di categoria) con finalità sociali da stabilirsi.
    Risposta:
    La legge sugli scioperi nei servizi pubblici già prevede procedure di raffreddamento e procedure arbitrali. Ma occorre un mutamento nel sistema delle relazioni sindacali, che può essere realizzato principalmente mediante accordi collettivi, aziendali, regionali o di settore. P.I.
  • sciopero virtuale
    Nome: fab  Data: 12.12.2003
    Mi sembra una proposta irreale. Se le aziende non hanno voluto pagare neanche gli emolumenti gia' pattuiti, come costringerle a versare il doppio, il triplo o quant'altro per una cosa simile ? Consideriamo un altro fatto: la legge che regolamenta gli scioperi di determinati settori e' a volte talmente restrittiva che lo sciopero non serve piu' a nulla, esattamente come la storia della ATM insegna. Il sottoscritto lavora in una nota grande azienda ex-IRI nella quale scioperare e' diventato pressoche' impossibile, ma dobbiamo al tempo stesso accettare tutte le -continue ed abbondanti- violazioni del contratto da parte del datore di lavoro. Chiaro che poi quando la misura e' colma si scende in piazza esasperati, ed e' umanamente normale poter arrivare ad eclatanti manifestazioni non del proprio dissenso ma della propria rabbia.
    Risposta:
    Che lo sciopero tradizionale sia in parte depotenziato dai limiti giustamente posti dalla legge nel settore dei servizi pubblici è vero. Ma questo non è un buon motivo per violare la legge: è semmai un buon motivo per sperimentare altre forme di lotta. Quanto all'efficacia dello sciopero virtuale, l'azienda che non versasse immediatamente quanto dovuto al Fondo cogestito si renderebbe responsabile di comportamento antisindacale, sanzionabile in tempi brevissimi mediante la procedura giudiziale d'urgenza prevista dall'art. 28 dello Statuto dei Lavoratori. P.I.
  • scioperi
    Nome: franco  Data: 12.12.2003
    Il costo ricadrebbe comunque sulla collettività, visto che le aziende municipalizzate sono l'espressione della società locale. Meglio sarebbe raffreddare i conflitti e creare camere di arbitrato con tempi e limiti ben definiti.
  • in uno scenario di illegittimità...
    Nome: Sebastiano  Data: 12.12.2003
    Continuo a insistere, sicuro che questo intervento sarà censurato come il precedente, l'unica cosa che manca e che non è stata detta è che anche non rinnovare i contratti o non rispettarli è una pratica illegittima, e in un quadro di illegittimità di partenza qualsiasi forma di sciopero è possibile (e non solo quella buonista proposta da Ichino); non rendersi conto di questa realtà esclude qualsiasi discorso da un legame vero con la realtà stessa, e soprattutto non fa considerare l'unico modo che esiste per evitare la quasi totalità degli scioperi selvaggi (di sicuro faceva evitare quello di Milano, che ha avuto comunque il gran merito di inserire in agenda politica la questione del reddito minimo di cittadinanza), rispettare i contratti e rendere il rinnovo dei contratti una questione di correttezza che una volta praticata può anche essere richiesta ai lavoratori. Tutto qua, Saluti
    Risposta:
    Lo sciopero virtuale consentirebbe di informare compiutamente l'opinione pubblica sulle inadempienze della controparte. Non è una proposta "buonista": è una forma di lotta che si aggiungerebbe a quelle tradizionali e darebbe una marcia in più al movimento sindacale nel settore dei servizi pubblici. P.I.
  • Sciopero Virtuale
    Nome: Luigi Vavassori  Data: 12.12.2003
    Sono d'accordo con Pietro Ichino che lo sciopero di Milano non e' accettabile ma la sua proposta e' utopica perche' le aziende di trasporto pubblico sono gestite principalmente dai comuni e quindi la logica di gestione non e' "economica" ma "politica". Valga per questo l'esempio della ATM di Milano che (vedi articolo di Mario Gerevini sul Corriere Economia del 8-12-2003) dove i vertici aziendali hanno "buttato" 10 milioni di Euro in Bond Cirio oltre a farsi un aumento delle loro retribuzioni del 12,5% senza essere sostituita dall'azionista di riferimento (Comune di Milano). Una proposta intelligente potrebbe essere di regionalizzare i contratti per per i servizi regionali come e' gia' stato proposto in modo da considerare le effettive esigenze dei lavoratori e degli utenti.
    Risposta:
    Anche se la logica di gestione delle aziende di trasporto pubblico è politica e non economica, quella di minimizzare il danno agli altri lavoratori e di non porsi in conflitto con gli utenti resta un'esigenza primaria dei lavoratori stessi del trasporto pubblico. Sul decentramento della contrattazione in questo settore sono pienamente d'accordo. P.I.
  • Sciopero
    Nome: Enzo Pisano  Data: 12.12.2003
    Innanzitutto credo che occorra distinguere tra uno sciopero proclamato in seguito ad una mancata applicazione di regole o contratto e lo sciopero conseguente ad una trattativa per la conquista di migliori condizioni economiche e normative. Non si può negare che lo sciopero in alcuni servizi pubblici sia ormai un’arma spuntata che, addirittura, in alcuni casi porta beneficio all’azienda come acutamente dimostrato dal signor Ichino. Un’ipotesi di soluzione per la prima eventualità potrebbe essere la creazione di una procedura, con tempi certi, da innescare a cura dei lavoratori, a mezzo di un ricorso ad una commissione o ente terzo, la cui pronuncia costituirebbe titolo esecutivo. Diversa l’ipotesi di sciopero per la conquista di miglioramenti. In tal caso ci troviamo in presenza di un trattativa che è cosa diversa dal conflitto per l’applicazione di un patto già scritto. Un’ipotesi di soluzione per questa fattispecie, laddove possibile, potrebbe essere quella di delegare (da parte dei lavoratori) a scioperare solo coloro addetti all’incasso o al controllo del servizio, ovvero i lavoratori addetti ad attività importanti per l’azienda ma non direttamente impegnati per la regolarità del servizio pubblico. Cordiali saluti. Enzo Pisano
    Risposta:
    Rimando alle risposte agli altri lettori. P.I.
  • sciopero dei controlli
    Nome: nicola gargamelli  Data: 12.12.2003
    Un'altra proposta di sciopero (per i trasporti locali e le ferrovie) sarebbe quella dei controlli dei biglietti. Se i lavoratori pubblicizzassero che per un periodo X non ci saranno controlli, pochi utenti pagherebbero il biglietto e l'azienda avrebbe un sicuro danno. Se il periodo X fosse di un mese, molti abbonamenti settimanali e mensili salterebbero... ciao nicola.
    Risposta:
    Questa forma di lotta sarebbe però illegittima: lo sciopero non può consistere nell'esecuzione parziale o inesatta della prestazione lavorativa, ma soltanto nella sua sospensione integrale per un periodo dato. P.I.