Logo stampa
 
 
 

Commenti

Il no di Ciampi

Categoria Informazione, Data 16.12.2003
Il Presidente della Repubblica Ciampi non ha firmato il provvedimento sul riassetto del sistema televisivo, la legge Gasparri torna così alle camere. Per i lettori de lavoce.info proponiamo il messaggio del Presidente e i contribuiti di Michele Polo (Una legge Gattopardo per la riforma delle televisioni) Marco Gambaro (La chimera del digitale terrestre ) e Antonio Sassano (Il digitale italiano, una rivoluzione a metà) che discutono alcuni dei punti cruciali messi in luce nel messaggio del Presidente Ciampi
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Economicamente Gasparri
    Nome: Matteo G. Ferraris  Data: 04.12.2003
    Cara redazione, non sono anti-berlusconiano: sono post-berlusconiano. Appartengo cioè, a quella (numerosa) schiera di persone che ritiene che questo bipolarismo fondato sull’esasperazione del conflitto (con amplificazione televisiva dello stesso) e sulla certezza dell’inesistenza di una, sia pur minima, fondata ragione nel pensiero altrui, non sia quello pensato e voluto con la stagione referendaria. Appartengo a quell’area culturale che, nel settembre scorso, si è trovata coagulata in Parlamento (intergruppo bipartisan per la sussidiarietà) intorno alla proposta di Alberto Quadrio Curzio che ha lanciato tre “S” (sussidiarietà, solidarietà e sviluppo) quale linea strategica per la crescita del nostro (europeo) modello sociale. Da quell’elenco di “S” ne mancava una: la scuola, necessaria perché solo investendo sul sistema dell’istruzione e della formazione potrà essere conseguito l’obiettivo di comporre una società fondata sul conflitto e dilaniata da scontri di cui, quello politico, è solo l’esempio più alto. Tanto premesso, mi permetto, però, senza volere apparire “anti” di richiamare che sulla recentissima legge Gasparri si sono levate “contro” voci del mondo dell’impresa, rendendo evidente il futuro freno al mercato pubblicitario che alimenta l’altro mercato, quello editoriale. Le voci “contro” criticano la presunta maggiore libertà a “senso economico unico”: l’editore del grande mercato pubblicitario (televisione) potrà espandersi verso il piccolo mercato (carta stampata). Sono troppo ironico se chiedo se la presenza di un giornale di provincia o del suo editore nell’etere sia da oggi maggiormente libera e, in quanto tale, possibile? Il problema è da molti evidenziato con la convinzione di chi vuole applicare un approccio liberale (non monopolistico e non oligopolistico) al mercato: la riduzione della barriere all’ingresso devono essere reali e non solo formalmente favorite. Abbiamo già assistito a una storia simile nell’epoca delle privatizzazioni (a dimostrazione del mio non essere anti-B., all’epoca l’orientamento politico del Governo era diverso), in cui i gioielli di Stato sono passati di mano senza che gli stessi abbiano permesso l’emersione di una nuova classe imprenditoriale (razza padana, a parte). Di più. L'apertura scomposta al mercato ha innovativamente favorito la calata degli stranieri (senza garanzie diu reciprocità) su un mercato che dovrebbe rimanere strategicamente italiano, quello delle utilities. Risultato: i “piccoli” non sono cresciuti. La preoccupazione di molti in queste ore verte in tema di libertà di mercato effettiva, posto che non ritengo che sia in pericolo la mia personale libertà di espressione, come dimopstra la vostra VOCE. La questione centrale della legge Gasparri è, infatti, il Sic (sistema integrato di comunicazione) che unificando i mercati televisivo ed editoriale della pubblicità, consente di rispettare le quote antitrust a chi è già in posizione dominante sul mercato. E’ questo il tema! E non è un aspetto politico ma economico generale: vogliamo davvero mettere un freno alla concorrenza tutelando chi in posizione dominante su un mercato, può sfruttare rendite di posizione? In un mondo che evolve velocemente e che fonda sugli scambi economici una tendenza all’integrazione globale che nessun terrorista è capace di frenare, pensiamo davvero che l’atteggiamento culturale migliore sia quello di non aprirsi al mercato facendo crescere le nostre imprese ma di limitarsi alla conservazione dell’esistente? Non io, umile pensatore di provincia, ma Perrone, editore del “Secolo XIX”, e la Fieg (associazione degli editori di giornali) di cui è vicepresidente hanno dichiarato che “sul medio-lungo periodo esistono forti preoccupazioni per i rischi di riduzione del pluralismo connessi alla legge Gasparri. Rischi riconducibili ai probabili effetti di quella legge sulla ulteriore spinta alla concentrazione nel settore dei media, sull’ulteriore drenaggio di risorse pubblicitarie da parte del mezzo televisivo che non ha nemmeno lontanamente uguali in Europa, sulla riduzione dei margini di competitività della carta stampata. Gli editori italiani hanno dimostrato durante la congiuntura negativa degli ultimi anni grande capacità di reazione e grande fantasia imprenditoriale. Mentre in altri Paesi – per esempio la Germania – si è proceduto ad un drastico ridimensionamento dell’occupazione giornalistica, in Italia i giornali nazionali, regionali e locali hanno lanciato numerose nuove iniziative per compensare i danni della flessione pubblicitaria. In futuro la stampa quotidiana italiana continuerà ad investire in impianti, in iniziative, in uomini per difendere ed accrescere il suo patrimonio di 20 milioni di lettori al giorno, malgrado le delusioni ed i pericoli derivanti da scelte politiche poco preoccupate di salvaguardare il pluralismo informativo rappresentato e difeso soprattutto dai giornali.” Cos’altro dovrei aggiungere io?
  • Legge Gasparri
    Nome: Frank Le Corbusier  Data: 03.12.2003
    "taillée sur mesure" , è la sintesi che si riscontra sull'articolo del francese Le Monde... opinione diffusa tra molti, per una legge che difetta in primis di legittimità costituzionale, ma soprattutto di una corretta percezione della libera concorrenza e della tutela del consumatore, capisaldi della moderna Unione Europea. La mancata tutela del consumatore è più che evidente, dato che questa legge ad hoc, permette ai detentori monopolisti della SIC di accrescere il loro potere contrattuale nel comparto della pubblicità, influenzando così direttamente le spese delle imprese che ricadranno ovviamente sui prezzi dei prodotti che il consumatore andrà ad acquistare. Ma questo è solo uno dei tanti vicoli ciechi e bui della "città delle civiltà delle leggi delle libertà". Le colpe di questo atto di presunzione, strappo di forza, che costringerà le piccole emittenti ad affrontare degli immensi sacrifici, spesso capitali per le loro leggere finanze, che trasformerà anche l'emittente pubblica in una rete privata e che permetterà finalmente agli Italiani di trovarsi a casa loro ed allo stesso tempo di avere il mercatino delle telepromozioni, ormai senza cap massimo, durante tutta la programmazione, non è solo dell'attuale governo. "chi è causa del suo male, pianga se stesso...". Almeno speriamo che la giornata di ieri venga ricordata come pietra "campale", di una battaglia persa per errori pregressi, ma che servano di insegnamento, per quando finiremo finalmente, almeno spero, di scavare il fonde e riusciremo a rivedere leggermente la superficie. Sfortunatamente l'Italia è un paese che presenta il maggior Gap europeo nella penetrazione sociale dei Media, tra la televisione e gli altri mezzi di diffusione informativa. A voi, pensare alle conseguenze. Oggi, come non mai, dalla firma di uno strano contratto, non rescindibile in alcuno modo, che altri hanno firmato per me, mi sento "Cornuto e Mazziato"!