Logo stampa
 
 
 

Commenti

Il mezzo pasticcio dei prezzi elettrici

di Carlo Scarpa, Categoria Finanza, / Concorrenza e Mercati, Data 27.11.2003
Un’Autorità in regime di proroga emana un documento dove si prefigurano le nuove tariffe di trasmissione dell’elettricità, più favorevoli per gli utenti. E dunque deludenti per il mercato finanziario, che “punisce” il titolo Enel. Ma anche per il ministero dell’Economia, che ribadisce il suo impegno nella tutela della società elettrica e dei suoi azionisti. Ovvero se stesso e gli investitori esteri che ne hanno appena acquistato il 6 per cento. Si è così creata una situazione spinosa, dalla quale non sarà facile uscire.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • L'altro mezzo pasticcio dei prezzi elettrici
    Nome: Antonio Urbano  Data: 03.12.2003
    Caro professor Scarpa, ancora una volta il dibattito sulla regolamentazione e sulla liberalizzazione viene “monopolizzato” dai temi cari ai campioni nazionali e, forse, si perde un’altra occasione per una riflessione più generale. Chi ritiene che spetti al regolatore il compito di far diminuire le tariffe alle utenze finali incontra sicuramente le simpatie del grande pubblico ed, invero, in un contesto caratterizzato da un monopolio indefinito del servizio di distribuzione di energia elettrica (giammai concorrenza nel mercato, né per il mercato, all’interno del settore dei servizi pubblici in Italia!), anche un buon appoggio teorico da parte dello studioso. Se però ci spostiamo verso un’attività liberalizzata, in base a numerose disposizioni comunitarie e nazionali, la diminuzione delle tariffe e in generale del prezzo dell’energia dovrebbe essere affidato alla concorrenza tra gli operatori, piuttosto che alla sola attività del regolatore price-setter. La vendita dell’energia in Italia è un'attività libera, ma, allo stesso tempo, è un’attività per cui, fino al 31 dicembre 2003, non è prevista alcuna remunerazione. Le delibere della Autorità per l’energia elettrica e il gas ancora in vigore stabiliscono infatti che indipendentemente da chi svolga l’attività della vendita, la corrispondente remunerazione debba essere “affidata” al distributore. Mentre per le importanti fasi della Trasmissione e della Distribuzione è prevista non solo una remunerazione dei costi variabili, ma anche del capitale investito, per la meno importante fase della vendita non era, fino ad oggi, previsto nulla. L’ottimistico tempo imperfetto si deve al recente documento di consultazione della Autorità, che ha finalmente affrontato l’argomento, prendendo atto, autocriticamente, che in passato l’approccio regolatorio a tale tema sia stato, per lo meno, riduttivo. Come è stata affrontata la questione? Forse, come per la trasmissione e la distribuzione, prevedendo una remunerazione dei costi variabili ed una remunerazione del capitale investito nell’attività della vendita? Niente affatto! Sarebbe stato troppo complesso… Per la remunerazione dell’attività della vendita l’Autorità ha proposto di rendere contendibile una parte della voce che attualmente remunera tutte le attività commerciali del distributore (sia relative al rapporto con il cliente per la fornitura, sia relative alla vendita del servizio di trasporto sulla rete a media e bassa tensione). All’Autorità è sembrato “equo” che il rapporto contendibile/non contendibile fosse 10% -90%. A nostro avviso con tale remunerazione contendibile tutti i clienti medio-piccoli continueranno, come è stato fino ad oggi, a rimanere fortemente non remunerativi e resteranno nel mercato vincolato. I soli costi variabili di gestione del cliente (costi amministrativi, fiscali (UTF), di fatturazione e incasso) sono di gran lunga superiori al margine di guadagno contendibile stabilito dal regolatore, per non parlare dei costi promozionali-commerciali, del rischio di credito ecc. e della remunerazione del capitale investito. Poiché nessun giornale si è occupato di tale tema (Ubi maior…), chiediamo agli amici de “La Voce” di promuovere un dibattito pubblico, trasparente, fondato su dati piuttosto che su impressioni di lobby sotterranee, in merito alla attività della vendita di energia elettrica in Italia. E’ un’attività che serve a qualcosa? E’ giusto che riceva una sua remunerazione? Non è che in fondo in fondo c’è la tentazione di nazionalizzarla di nuovo? Siamo consapevoli che vi sia l’impressione diffusa che si tratti di un’attività figlia di un dio minore. Va però ricordato che è sempre per l’azione di un nuovo fornitore, che svolge l’attività di vendita, che un cliente vincolato, soprattutto se di dimensioni piccole, accede al mercato libero. Forse abbiamo perso qualche puntata, ma non è “rendere i clienti liberi in un contesto competitivo” la finalità delle leggi di liberalizzazione europee e nazionali? Antonio Urbano Dynameeting SpA