Le polemiche di questi giorni hanno riportato l’inflazione all’attenzione dell’opinione pubblica. Vi è una diffusa percezione da parte dei ..........
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
Inflazione
Nome: Davide CastellaniData: 30.11.2002
L'articolo di Luigi Guiso del 28/8/2002 avanza l'ipotesi che l'euro abbia avuto un ruolo importante nella crescita dell'inflazione. L'ipotesi, del tutto condivisibile, e' che i prezzi siano aumentati in corrispondenza dell'introduzione dei nuovi listini, anticipando aumenti che comunque si sarebbero spalmati nel corso del tempo. questo puo' aver causato il salto nei prezzi che tutti i cittadini percepiscono. Se questa ipotesi e' vera, ci si puo' attendere un "riassorbimento" dell'inflazione nei prossimi mesi (presumibilmente a partire da gennaio prossimo), quando l'inflazione dovrebbe tornare ai livelli pre-euro. Detto questo quindi anche se osserveremo una diminuzione dell'inflazione non sara' da attribuirsi alle manovre tampone del governo sulle tariffe pubbliche, che come e' stato sottolineato sono destinate a produrre effetti molto limitati, visto che le tariffe sotto controllo del governo sono ormai poche. Anche questa manovra quindi ha l'odore di una furba operazione di propaganda, atta a prendersi eventualmente i meriti di una riduzione dell'inflazione nei prossimi mesi.
Saluti,
Davide Castellani
Risposta:
Caro Castellani:
le rispondo per quanto riguarda l'inflazione. Lei riassume bene quello che io dicevo nell'articolo, salvo un punto: sebbene il segno dell'impatto sul livello dei prezzi dell'introduzione dell'euro sia certamente positivo, l'entità è stata secondo me modesta oltre che meramente transitoria. Per questo credo che il rallentamento dell'inflazione che si verificherà nell'anno (a meno di effetti dovuti ad altre perturbazioni metereologiche) per questa ragione sarà anch'esso modesto. Da questo punto di vista penso che non vi siano molti margini per il governo per appropriarsi di risultati sui quali non ha merito (non avendo demerito peraltro sui rialzi dei prezzi). Cordiali saluti
Luigi Guiso
Euro ed Inflazione: il punto di vista dell'uomo di strada
Nome: StefanoData: 30.11.2002
In questi ultimi giorni divampa la polemica sull'istat e sulla validità della rilevazione prezzi: l'inflazione è salita al 2,4%? no, è ferma al 2,1%? Boh!
Fermi tutti: ragioniamo per una volta con la testa dell'uomo di strada, o se volete, con quello della casalinga di Voghera. A questi due personaggi, e fra questi mi ci metto anche io, del paniere dell'istat non puo' importare di meno quando ti ritrovi una figlia adolescente che nemmeno 10 mesi fa ti chiedeva 10mila lire per la pizza con gli amici e adesso ti chiede 10 euro per la stessa pizza, verificate su ricevuta fiscale. E si da' il caso che abbia ancora qualche copia di qualche ricevuta della stessa pizzeria dello scorso anno; leggo: Pizza Margherita, 4500 lire; leggo quest'anno: Pizza Margherita 4 euro ! E cambiando pizzeria il prezzo non cambia, nemmeno ci fosse un complotto delle pizzerie.
E' forse colpa dell'alluvione in Germania? Oppure il rischio guerra con l'Iraq ha fatto schizzare in alto il prezzo delle Pizze Margherite? Mah! Come mai nessun esperto finora ha messo in evidenza il vero problema dell'avvento dell'euro: alcune categorie commerciali (e non parlo solo di pizzerie), se ne sono schifosamente e vergognosamente approfittate, contando in malafede sulla confusione che avrebbero fatto gli Italiani fra le migliaia di lire e gli euro. Hanno preso la palla al balzo, con la logica del "ora o mai più'. Questo è il vero problema! Come mai l'istat non se ne è accorto?
La mia banca che prendeva 5000 lire per una operazione di switch sui fondi di investimento, adesso prende 5 euro!!
A me, personalmente, che l'inflazione sia il 2,5 piuttosto che il 2,2 non toglie il sonno la notte: quello che mi fa arrabbiare prima, e deprimere poi, è vedere il saldo del conto corrente mese dopo mese: scende sempre più in basso, e non si vede il rimedio!
Risposta:
In questo breve articolo ho cercato di spiegare perchè possono entrambe essere vere sia le impressioni di rincaro dei prezzi di certi beni che riportano (talvolta documentando con fatture datate) i consumatori e i cittadini, e lei fra questi, e il dato calcolato dall'Istat sull'incremento dell'indice dei prezzi al consumo. L'esempio della pizza che lei cita e
quello della commissione bancaria sono senz'altro veri: hanno applicato un cambio di 1000 lire per 1 euro anzichè di 2000 lire, facendo leva esattamente sul meccanismo i "confusione" iniziale delle persone nella fase del cambio. Ma noti che questo non è avvenuto per tutti i beni: pensi alle automobili, alle case, ai computer, alla benzina e così via per numerosi
altri beni che hanno un forte peso nella nostra spesa totale e che finiscono quindi per condizionare l'andamento medio del costo della vita, spiegando il 2.4 di inflazione stimato dall'Istat (la differenza rispetto al 2.3% di un paio di settimana fa è dovuta al fatto normalissimo che quel dato era calcolato su un insieme parziale dei prezzi, quelli delle cosidette città
campione; i giornali poi gonfiano un pò le notizie). I rivenditori di pizze che hanno cercato di trarre vantaggio dal momento di confusione non avranno vita facile: passata la confusione lei ed altri clienti deciderete di mangiare meno pizze e più panini (se il prezzo di questi in euro non è
aumentato) oppure più pastasciutta a casa: quando la domanda per le pizze scenderà stia tranquillo che il costo della pizza tornerà simile a prima.
Luigi Guiso
Euro, inflazione e ridistribuzione
Nome: Federico BonagliaData: 30.11.2002
A proposito dell'interessante articolo di Luigi Guiso (L'euro e l'inflazione: dove sta la verità?, 29-08-2002) vorrei segnalare che la generalizzata percezione di aumento del livello dei prezzi non é un fenomeno limitato all'Italia. Abito e lavoro in Francia, dove simili preoccupazioni sono state espresse da associazioni di consumatori, che hanno contestato i dati riportati dall'istituto di statistica francese. In merito é stato recentemente pubblicato uno studio che rivela un'interessante dinamica. Sembra in particolare che l'inflazione "euro-indotta" abbia riguardato soprattutto i beni "di marca" mentre il prezzo dei prodotti venduti nelle catene "discount" o come "primo prezzo" nelle grandi superfici commerciali siano diminuiti. Questo fenomeno indicherebbe un effetto ridistributivo a beneficio delle fasce di redditto più basso, la cui portata, peró, é ancora tutta da valutare.