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Commenti

I want my country back*

di Paul Krugman, Categoria Povertà, , , Data 14.11.2003
Gli Stati Uniti sono diventati un modello da imitare. Negli anni Novanta, grazie a riduzioni nei livelli di regolamentazione e nel sistema del welfare, sono riusciti a crescere fortemente coniugando forte creazione di posti di lavoro con aumenti della produttività del lavoro. Ma l’altra faccia della medaglia è la spaventosa crescita della disuguaglianza nei redditi, risalita ai livelli d’ante guerra. L’Europa deve riflettere su questo. E sul tipo di equilibri politici che potrebbero scaturire in una società fortemente diseguale.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • diseguaglianze
    Nome: antonio  Data: 21.11.2003
    Attendiamo ora che Qualcuno consideri il marcio esistente nella società europea, che potrebbe essere rimosso da alcune interpretazioni americane.In modo da poter evitare i radicali mutamenti, mantenendo quel che c'è di buono in Europa e sommandolo a quel che di buono possono fornire gli USA.
  • diseguaglianze
    Nome: maurizio mantovani  Data: 21.11.2003
    Per favore basta pensare gli USA come ricettacolo di tutti i mali con un reddito inferiore all'Uganda. La questione è che se l'Europa non imparerà qualcosa dagli USA e dalla Gran Bretagna sarà costratta a cedere proprio sul Welfare. O pensiamo che cinesi, coreani, turchi ecc vogliano continuare a lustrare le scarpe per permettere a noi di andare in pensione a 50 anni (o molto prima in Sicilia), a stare in CIGS 5 - 10 anni a un 1.700.000 al mese, di avere il 30% dei dipendenti pubblici che non lavorano, di non innovare le nostre tecnologie ecc.?
  • disuguaglianze e lavoro
    Nome: gianni  Data: 20.11.2003
    Umilmente cerco di portare il mio contributo a questa interessante discussione. Quello che il prof. Krugman sostiene in sintesi è che vivendo in un'epoca di trasformazione permanente delle strutture economiche determinate da un cambiamento addotto dalla rivoluzione tecnologica, si è determinata una frattura insanabile tra crescita aggregata e redistribuzione della ricchezza e aumento dei redditi, generando spaventose sacche di iniquità. E' ora di affrontare seriamente questo nodo, ed è ora che forze come la sinistra italiana ripensino al cambiamento della nozione stessa di lavoro e, magari qualcuno inorridirà, al concetto di alienazione.
  • Il modello americano
    Nome: Sandro  Data: 19.11.2003
    Il modello americano potrà non piacere a Krugman – e anche a me non piace – ma va anche detto che questo è l’unico modello attualmente presente sul mercato con una sua forza competitiva. I risultati di crescita economica ottenuti negli ultimi 20 anni, dalla presidenza Reagan in poi, lo stanno a dimostrare. In Europa avevamo un modello alternativo – sintetizzabile nella parola “socialdemocrazia” – ma dopo il boom degli anni ’60 e ’70 è andato progressivamente in crisi. E attualmente non siamo in grado di offrire alcuna alternativa al modello liberista di impronta americana: i difficoltosi tentativi di riforma dello stato sociale da parte della Germania lo stanno a dimostrare. Per non parlare delle continue richieste di deregolamentazione, riforma e privatizzazione provenienti dall’Unione Europea o dalle varie associazioni di industriali. Fino che non emergerà nessun modello economico e sociale in grado di sfidare il modello americano sul piano dei risultati e dell’immagine (anche le “filosofie di vita” devono essere vendute; ad esempio, il marxismo lo fu il modo molto efficace, al di là delle proprie performance!) non abbiamo altra scelta che adeguarci alle scelte del più forte. Anche se – a mio parere – nutro grossi dubbi sulla sostenibilità nel lungo periodo del modello liberista americano: i due deficit di bilancio e commerciale e il livello di indebitamento medio delle famiglie dovrebbero per lo meno sollecitare qualche riflessione.
  • Diseguaglianze
    Nome: Domenico  Data: 17.11.2003
    Totalmente d'accordo con il Prof. Krugman. E' anche confortante vedere che ci sia Qualcuno, e non a caso non uno qualsiasi, anche negli USA, che non sia così quasi accecato da sentimenti nazionalistici e patriottici da non (voler) vedere ciò che di marcio c'è nella società americana. Apprezzo anche la preoccupazione, e ne condivido il rischio, di una eccessiva "americanizzazione" in tale senso dell'Europa, su di un piano (e non sono molti) in cui forse la cultura europea è superiore a quella USA. La logica dell'imitazione degli USA, già troppo presente nelle politiche nostrane, rischia di produrre dei veri "mostri" politico-economici, se applicata anche al sistema del welfare, considerando anche che il substrato sociale europeo proviene da una logica di stato sociale profondamente diversa da quella americana, ed un suo radicale mutamento potrebbe realmente avere effetti di estrema gravità nella società europea.