Renato Brunetta risponde alla "sfida liberista" lanciata da Francesco Giavazzi. Per i lettori de lavoce.info pubblichiamo l'intervento di Brunetta e la contro-replica di Giavazzi.
Aggiungo una osservazione: molti autori di questi commenti prima di parlare si informino e non facciano di" tutta l'erba un fascio". La riforma delle professioni è un argomento delicato non solo perchè coinvolge molti interessi ma anche perchè queste vanno tutelate come una delle maggiori risorse del nostro Paese. Ogni professione va analizzata e riformata a se. Il confronto deve partire dalla "conoscenza" e non da luoghi comuni e toni di voce alti che hanno il solo effetto di alzare lo scontro sociale. Non se ne può più di leggere i giornali con editoriali contenenti analisi della nostra società in cui vi è un pò di tutto tra cui molte informazioni non esatte. C'è, come dire, tra coloro che dovrebbero informare,una volontà comune di "puntare il dito" verso qualcuno, in alcuni casi, quasi di umiliarlo. Beh, a mio personalissimo giudizio, questo non è il modo di confrontarsi su argomenti nell'interesse di nessuno, tantomeno dell'Italia ma piuttosto quello di scontrarsi. Se si parte da questo presupposto non arriveremo ad alcuna riforma!
libere professioni
Nome: Alfredo D'AntonioData: 24.11.2003
Caro Giavazzi,
a chi parla di rendita di posizione, o peggio ancora parassitaria, rispondo che, almeno per quanto concerne il notariato, è evidente la ignoranza (non so se voluta o meno) della utilità sociale del notaio, la cui opera e la cui responsabilità creano "pace sociale". Il bisogno di legalità, di equilibrio e di certezza dei rapporti giuridico-economici è proprio di tutte le epoche e di tutte le società, più o meno evolute che siano; ebbene nel nostro ordinamento il notaio è il primo garante della soddisfazione di tali bisogni. In altri ordinamenti (quelli anglosassoni) la soddisfazione di tali bisogni è demandata all'Autorità Giudiziaria, ed infatti il contenzioso nei campi nei quali altrove si svolge l'attività notarile è ivi elevatissimo. In sostanza, quello che lì non fanno i notai lo fanno i giudici (e gli avvocati, che costano non poco). Mi pare che in Italia sia per lo meno inopportuno pensare di riformare il sistema tendendo verso modelli anglosassoni: il sistema Giustizia non sarebbe in grado di sopportarne l'impatto. Chi non si rende conto di questo non può ragionare in termini corretti e realistici delle funzioni notarili e delle prospettive di riforma (che va senz'altro fatta) della professione notarile.
Le libere professioni
Nome: Riccardo MenchettiData: 15.11.2003
Sono parte in causa perchè svolgo la tanto vituperata professione di notaio.
Come segnalato dal prof. Brunetta, ritengo anche io che l'autentica sui passaggi auto, per come è oggi strutturata, sia di poca utilità.
Ma credo che il rimedio giusto sia l'opposto di quello proposto dal prof. Giavazzi: non eliminare l'intervento notarile, ma estenderlo anche alla verifica dei diritti di proprietà del venditore e di libertà da gravami del bene, così come oggi avviene per le compravendite immobiliari.
Del resto ci sono oggi in circolazione auto che valgono quanto un piccolo appartamento.
Molti non sanno (ma tra questi non può esservi certamente il prof. Giavazzi) che il sistema di notariato latino, lungi dall'essere una rarità tutta italiana, è in realtà diffuso in tutto il mondo e si sta diffondendo sempre più; vedi per ultimi i casi della Cina, di gran parte dei paesi dell'Est Europa (Russia in testa), ma anche di alcuni stati dei tanto liberisti USA, quali la Florida.
Perchè? Perchè il notariato latino, con la sua tipica ed esclusiva funzione di garante, ha una funzione socialmente inestimabile: prevenire le liti ed il contenzioso.
Concludo (ho scritto anche troppo) con una piccola curiosità.
Lo sapete qual'è l'onorario lordo di un notaio per l'autentica su un passaggio auto?
Fatevi un'idea prima di leggere il prossimo rigo:
.....
da un minimo di 8 fino ad un massimo di 37,50 euro.
Sorpresi?
Una sfida liberista
Nome: Vincenzo ValoriData: 15.11.2003
Caro Giavazzi,
vivo in Toscana, non ho molti amici che si dichiarino elettori del Polo. Qualcuno però lo conosco. Tra questi, oltre ad alcuni commercianti ed imprenditori ad una pensionata e a due dipendenti pubblici, vi sono svariati commercialisti ed avvocati, tre farmacisti, un tassista (ovvero la maggioranza dei commercialisti ed avvocati, tutti i farmacisti e l'unico tassista che io conosca). Sui notai non so che dire perché non ve ne sono fra le mie intime conoscenze.
Il mio è ovviamente un campionamento distorto ma sarei pronto a scommettere che si tratti comunque di una fotografia abbastanza fedele della realtà; almeno nella parte che suggerisce che gli aderenti a determinate categorie professionali siano in misura maggioritaria elettori del Polo delle Libertà. Ne consegue che il problema che Brunetta si trova ad affrontare non è né economico né sociale ma prettamente politico.
Argomenti quali "gli ordini e le associazioni professionali tutelano gli utenti" fanno solamente sorridere chiunque abbia avuto la sventura, non dico di comprare un auto usata, ma anche solo di provare a cercare un taxi il Sabato sera a Firenze (e anche il Lunedì mattina le cose non vanno un granché meglio). Tali argomenti risultano ancor più curiosi se provengono dall'esponente di un partito il cui leader proprio oggi ha paragonato l'Europa ad un "Gulliver pieno di lacci" e che per di più ha fatto della "prevalenza dalla sostanza sulla forma" un dogma utile a giustificare decisioni ed atti ben difficilmente difendibili in punta di diritto: non dovrebbe essere necessario precisare che la sostanza dell'attività delle corporazioni, almeno in Italia, è prevalentemente quella di difendere gli interessi degli associati. Se a questo si aggiunge la presenza nel governo di Alleanza Nazionale, che le corporazioni ce le ha nel DNA, il cerchio si chiude.
Si potrebbero aggiungere altre osservazioni. Mi si dovrebbe per esempio spiegare in che modo il numero chiuso (dei notai, dei farmacisti, dei tassisti e così via) dovrebbe essere strumentale all'offerta di servizi migliori ai cittadini. E' fuor di dubbio che in questo modo vi saranno molte più auto di lusso fra i taxi, personalmente però preferirei poter coprire il chilometro di strada che separa la stazione da casa mia pagando 3-4 euro e viaggiando in R4 piuttosto che 10 euro per 2 minuti di Mercedes.
Chiudo osservando che anche i governi precedenti non hanno ritenuto in alcun modo di dover affrontare seriamente la questione e del resto sulle inadempienze in materia da parte del centro sinistra basta l'esemplare vicenda dei tassisti fiorentini.
Comunque Brunetta sembra aver accettato la sfida; non resta che aspettare. Non so voi, ma io vado a mettermi comodo!
Ma non erano i Thatcheriani ?
Nome: Mirko BrigantiData: 13.11.2003
Ma i nostri baldi Forzitaliani non erano i Thatcheriani d'Italia ?
Pare che le regole del dio mercato non siano applicabili nel nostro paese.
Salvo al mercato del lavoro.
Lì si, assistiamo da anni a battaglie iperliberiste.
Flessibilità, flessibilità: l'Italia è ingessata !
Ma le professioni, che sono una tassa occulta per consumatori e aziende e una rendita per gli eletti iscritti agli albi, sono intoccabili.
Chissà, forse l'utilità dell'Esperienza politica di Brunetta è proprio qui: lo ha portato a comprendere che gli albi sono Lobbies di un certo peso.
Ma bando alle polemiche:
Vogliamo parlare dei dentisti ?
Segmento del sistema sanitario ormai privatizzato da decenni e per il quale il mercato è un oggetto non identificato come Carneade per don abbondio:
Chi era costui ?
E di esempi di rendita in Italia se ne potrebbero fare a bizzeffe ( mi viene in mente lo scandalo planetario della PAC e le rendite che genera per gli agricoltori europei a discapito dei soliti consumatori...soprassediamo).
Strano: quando ho iniziato l'Università mi hanno insegnato (Istituzioni di Economia Politica, primo anno) che le rendite sono una perdita secca di benessere per la società.
Forza Italia !
replica al Prof. Brunetta
Nome: Raffaele FerroData: 13.11.2003
Chiarissimo Prof. Brunetta,
mi trova perfettamente d'accordo quando afferma che il mercato funziona se vi è la giusta dose di regole. Del resto è stato un giurista il Prof. Natalino Irti, nel suo bel libro "L'ordine giuridico del mercato", a dimostrare la falsità dell'assunto secondo il quale il mercato sarebbe un luogo naturale che auto-produce le sue regole. L'origine eteronoma delle norme che governano gli scambi è un dato inconfutabile, ed è stato proprio un grande liberale come Luigi Einaudi ad affermare che il mercato sono innanzitutto i carabinieri che ne fanno rispettare le regole.
Epperò da quì a dimostrare la necessità degli ordini professionali per la tutela del mercato ce ne corre. Anzitutto, mi sembra, si ricade nell'equivoco per cui sono (devono?) essere gli operatori stessi a darsi le proprie regole: ma non è sufficiente l'intervento dello Stato, che per definizione dovrebbe armonizzare la galassia degli interessi privati per cavarne fuori il famoso interesse pubblico?
E poi: come mai il bisogno di ordini professionali è tanto più avvertito quanto più sono lucrative le professioni coinvolte? Perchè non si crea, ad esempio, un ordine professionale dei rivenditori di frutta e verdura, con laurea in biotecnologie alimentari, corsi ecm (educazione permanente in medicina) obbligatori, ed accesso per esami di Stato, rigorosamente a numero chiuso parametrate alle cosiddette esigenze dell'utenza?
Si potrebbe dire: perchè una simile pletora di barriere non è necessaria per tutelare i consumatori. Bene, allora sa dirmi perchè la professione di ottico, che fino ad oggi può essere esercitata da un diplomato geometra che abbia frequentato un corso biennale di abilitazione (a Napoli ci sono scuole private che fanno questi corsi i fine settimana), da domani per legge (guardi il sito www.federottica.it) dovrà essere esercitata da un laureato (ovviamente con corso di laurea a numero chiuso)? A tal proposito vorrei fare due osservazioni: 1 non mi sembra che finora l'utenza abbia sentito l'esigenza dell'ottico laureato; 2 per gli ottici attualmente esercenti sono previste, come è ovvio, norme di salvaguardia che permettono loro di continuare a lavorare con la previsione, nel più severo dei disegni di legge, di corsi di optometria obbligatori organizzati da scuole autorizzate dalla Regione (e qui fiorisce un altro business...).
Ancora qualche osservazione: la legge 281/98, che pone il cosiddetto statuto dei diritti del consumatore e dell'utente, non menziona neanche una volta gli ordini professionali. Non Le pare significativo questo silenzio? Io ritengo che sia la prova provata del fatto che gli ordini professionali non hanno niente a che vedere con la tutela dei consumatori.
Una domanda, per finire. L'art. 1469sexies del codice civile consente di esperire l'azione inibitoria contro i professionisti che facciano uso di clausole abusive nei contratti del consumatore sia alle associazioni dei consumatori che agli ordini professionali ed alle camere di commercio. La norma in questione è nel nostro ordinamento dal 1996. Ha notizia, per caso, di inibitorie proposte dagli ordini professionali contro i propri iscritti?
cordiali saluti
strani liberisti
Nome: pasquale andreozziData: 12.11.2003
A parte il fatto che i notai e i commercialisti non spiegano e non garantiscono, mi si perdoni l'espressione, un tubo di niente. Tutte le volte che ho comprato un'auto non l'ho mai neppure visto il notaio, faceva tutto la segretaria dell'agenzia, però lo pagavo. E quando ho comprato casa, il nostro professionista mi ha letto quello che avevo già accertato per conto mio, prima di procedere nell'affare.
E poi gli strani liberisti, come Brunetta ma non solo lui ovviamente, da un lato, sul mercato del lavoro, ad esempio, sostengono le ragioni della flessibilità del lavoro, delle nuove forme giuridiche del contratto, dell'eliminazione dei privilegi degli insiders che gioverebbe alla competitività del paese, della libera circolazione delle persone, professionalità e competenze, nel quadro, manco a dirlo del mercato e del mercato dell'unione...ma sulle professioni sostengono il "quadro" delle vecchie corporazione. Nonno Adam e nonno Alfred non sarebbero molto contenti, no?
Liberisti?
Nome: Paolo PasqualisData: 12.11.2003
Vorrei provare a rispondere alle tre semplici questioni poste dal prof. Giavazzi.
1. Eliminazione dell’obbligo della firma da parte di un notaio, con relativa parcella, nella compravendita di auto usate.
Risposta: Sì, purché si trovi un sistema altrettanto sicuro ed efficiente per poter avere una "banca dati" costantemente aggiornata e certificata sulla titolarità dei veicoli, elemento che, a sentire chi si occupa di pubblica sicurezza, costituisce un punto di partenza fondamentale per lo svolgimento delle indagini criminali nei settori più diversi. A questo proposito può essere utile ricordare come anche in questo (limitato) settore, prima di presentare una ricetta buona per migliorare l'efficienza economica, si debba tener conto delle effettive esternalità: quali sarebbero per il sistema i costi complessivi? Questo è un dato che andrebbe costantemente considerato parlando dell'intervento dei notai che, nella maggior parte dei casi, ripara inefficienze strutturali della pubblica amministrazione (e non solo) e fornisce un risultato complessivamente di minor costo per la collettività (basti pensare al sistema del credito ipotecario, oggi determinante nell'acquisto della prima casa, che si regge sulle certificazioni di proprietà attestate alle banche da parte dei notai).
2. Eliminazione dell’obbligo di frequenza di una laurea specialistica per esercitare la professione di commercialista: un diploma in ragioneria e tre anni di università sono più che sufficienti per tenere i conti di uno negozio di medie dimensioni.
Risposta: già oggi la contabilità di un negozio può essere tenuta da chi non è commercialista, la può tenere anche il titolare di persona, suo figlio, la moglie, il cognato, ecc., la verità è che il sistema creato dalla legislazione vigente è tale da richiedere (quasi sempre) l'intervento di uno specialista.
3. Eliminazione degli albi professionali e, tanto per cominciare, eliminazione dell’albo dei giornalisti. Risposta: gli albi vanno potenziati e rinnovati: che vantaggi ci sarebbero ad abolirli? Si parla di loro come causa di "preclusioni all'accesso", ma siamo il paese che colloca il maggior numero di laureati nelle libere professioni (16-17%) ed è recente un'indagine secondo la quale negli ultimi dieci anni circa 450.000 giovani hanno trovato lavoro come professionisti (con percentuali impensabili in ogni altro settore). In Italia non vi è carenza di professionisti in nessun settore. I problemi in futuro saranno quelli del controllo di qualità e della formazione, della responsabilità civile (assicurazione obbligatoria) e disciplinare, della previdenza. In tutti questi settori l'albo dovrà funzionare egregiamente, non mancare. Quello dei giornalisti, poi, non impedisce certo a nessuno di pubblicare tutti gli articoli che vuole!
Paolo Pasqualis
una sfida liberista
Nome: Francesco GiavazziData: 11.11.2003
Complimenti al Prof. Giavazzi
La tutela offerta dagli albi professionali garantisce solo la mancanza di concorrenza nel settore.
Per fare il commercialista non serve la laurea ma un diploma di ragioniere e un po di esperienza.
Dovrebbe essere l'esperienza ad attirare la clientela e fare il prezzo del servizio.
Le capacità professionali vanno valutate dallo Stato e non dagli ordini.
Aspetto con ansia l'abolizione della firma del notaio per la compravendita di autoveicoli e moto (tanto per cominciare) e poi spero in altro (giornalisti, farmacisti, ecc.)
Liberisti?
Nome: Paolo PasqualisData: 10.11.2003
Risposte alle tre semplici questioni.
1. Eliminazione dell’obbligo della firma da parte di un notaio, con relativa parcella, nella compravendita di auto usate.
Risposta: Sì, purché si trovi un sistema altrettanto sicuro ed efficiente per poter avere una "banca dati" costantemente aggiornata e certificata sulla titolarità dei veicoli, elemento che, a sentire chi si occupa di pubblica sicurezza, costituisce un punto di partenza fondamentale per lo svolgimento delle indagini criminali nei settori più diversi. A questo proposito può essere utile ricordare come anche in questo (limitato) settore, prima di presentare una ricetta buona per migliorare l'efficienza economica, si debba tener conto delle effettive esternalità: quali sarebbero per il sistema i costi complessivi? Questo è un dato che andrebbe costantemente considerato parlando dell'intervento dei notai che, nella maggior parte dei casi, ripara inefficienze strutturali della pubblica amministrazione (e non solo) e fornisce un risultato complessivamente di minor costo per la collettività (basti pensare al sistema del credito ipotecario, oggi determinante nell'acquisto della prima casa, che si regge sulle certificazioni di proprietà attestate alle banche da parte dei notai).
2. Eliminazione dell’obbligo di frequenza di una laurea specialistica per esercitare la professione di commercialista: un diploma in ragioneria e tre anni di università sono più che sufficienti per tenere i conti di uno negozio di medie dimensioni.
Risposta: già oggi la contabilità di un negozio può essere tenuta da chi non è commercialista, la può tenere anche il titolare di persona, suo figlio, la moglie, il cognato, ecc., la verità è che il sistema creato dalla legislazione vigente è tale da richiedere (quasi sempre) l'intervento di uno specialista.
3. Eliminazione degli albi professionali e, tanto per cominciare, eliminazione dell’albo dei giornalisti.
Risposta: gli albi vanno potenziati e rinnovati: che vantaggi ci sarebbero ad abolirli (tra l'altro li mantengono gli iscritti)? Si parla di loro come causa di "preclusioni all'accesso", ma siamo il paese che colloca il maggior numero di laureati nelle libere professioni (16-17%) ed è recente un'indagine (Italia Oggi di qualche giorno fa) secondo la quale negli ultimi dieci anni circa 450.000 giovani hanno trovato lavoro come liberi professionisti (con percentuali impensabili in ogni altro settore). E in Italia non vi è carenza di professionisti in nessun settore. I problemi in futuro saranno quelli del controllo della professionalità e della formazione, della responsabilità civile (assicurazione obbligatoria) e disciplinare, della previdenza. In tutti questi settori l'albo dovrà funzionare egregiamente, non mancare. Quello dei giornalisti, poi, non impedisce certo a nessuno di pubblicare tutti gli articoli che vuole!
Paolo Pasqualis