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Commenti

I lavoratori invecchiano, le statistiche migliorano

di Pietro Garibaldi, Categoria Lavoro, Data 25.09.2003
L'occupazione aumenta dell'1 per cento e il tasso di disoccupazione scende al livello più basso degli ultimi undici anni. Dalla rilevazione trimestrale Istat delle forze lavoro arrivano buone notizie. Che però, a parità di occupati, si spiegano con l'invecchiamento e la diminuzione della popolazione italiana. Aspettando gli effetti della Legge Biagi, permangono intanto dualismo territoriale occupazionale e settentrionalizzazione della crescita del lavoro.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Statistiche
    Nome: Trinco Ugo  Data: 01.10.2003
    Da qualche anno il tasso di disoccupazione scende, anche ora che siamo in recessione/stagnazione. Cerco di spiegare questa incrongruenza apparente con l'aumento di flessibilità che è stata introdotta in Italia negli ultimi anni e che apparentemente ha migliorato il tasso di occupazione. Come facile esempio, parlando con altri 3 amici attorno ad un tavole e portando alle estreme conseguenze alcune considerazioni, ho raccontato che nell'Italia di alcuni anni fa se solo uno di noi avesse avuto un lavoro a tempo indeterminato e gli altri fossero stati disoccupati, il tasso di disoccupazione sarebbe stato del 75%, mentre nell'Italia più flessibile di oggi se ciascuno avesse un contratto a tempo per 3 mesi, il tasso di disoccupazione sarebbe del 0%, nonostante che le ore lavorate fossero le stesse nei 2 casi. Ciò porterebbe a dire che la flessibilità, durante la fase di transazione tra sistema rigido e flessibile, rende inaffidabili i dati statistici, migliorandoli. Ovviamente, raggiunto il regime, la statistica sarà relativa a dati omogenei e quindi valida. Gradirei un Suo autorevole commento su quanto espresso da un dilettante. Grazie e complimenti per il lavoro svolto.
    Risposta:
    Il suo esempio è giusto ma è anche coerente con la definzione del tasso di disoccupazione, il cui compito è quello di contare le teste che lavorano, indipendentemente dal numero di ore che ciascuna testa lavora. Per controllare le ore lavorate ci sono altre statistiche, e forse una delle migliori e già il prodotto interno lordo. Non è vero che il tasso di disoccupazione è più inaffidabile in periodo di transizione, è solo che dobbiamo sapere intepretarlo. Per gli effetti della flessibilità può comunque leggere gli articoli apparsi su lavoce.info in passato. Saluti, PG
  • è vero che l'invecchiamento fa alzare il tasso di occupazione
    Nome: Mara Gasbarrone  Data: 29.09.2003
    Sono molto d'accordo con Lei sull'importanza del fattore demografico, completamente trascurato in molte analisi (cfr. il commento all'indagine dell'ISAE). Non sarebbe ora, per portare più avanti l'analisi, di affiancare - a quelli tradizionali - anche degli indicatori che consentano di isolare il peso esercitato dalla componente "struttura per età della popolazione" come si fa abitualmente in demografia? Mi riferisco alle "popolazioni tipo", con classi di età di dimensioni uniformi, cui applicare i tassi specifici di occupazione / disoccupazione / attività. E' l'unico modo, penso, di misurare l'impatto "sociale" delle trasformazioni del mercato del lavoro. L'impatto economico, naturalmente, richede un'analisi un po' diversa.
    Risposta:
    Sono daccordo con lei, anche se il numero aggregato è comunque importante e utile, e deve essere mantenuto. La sua scomposizione per classi di età e popolazioni tipo va fatta con più attenzione e forse la conoscenza dei demografi sarebbe da prendere a tesoro. Aiuterebbe anche a interpretare i cambiamenti in corso. Ad ogni modo, servono tutte e due. Cordiali saluti, Pietro Garibaldi
  • statistiche vecchie
    Nome: davide colombo  Data: 28.09.2003
    L'invecchiamento della popolazione italiana spiega il miglioramento del tasso di disoccupazione (a parità di occupati). Le chiedo, Professore Garibaldi, se non ci sia un equivoco statistico di fondo che, forse, andrebbe chiarito. L'Istat considera persone in età di lavoro quelle comprese nelle classi di età tra i 15 e i 64 anni. Un riferimento molto vasto che, se dal mercato del lavoro facciamo un piccolo salto agli equilibri demografici che "stanno dietro" lo sbilancio previdenziale italiano, produce un indice di dipendenza degli anziani (65 anni e oltre) sulla popolazione attiva tra i più alti d'Europa. Le chiedo: posto che l'obbligo scolatico è oggi a 16 anni, ha ancora senso considerare in "età da lavoro" coorti di cittadini di età compresa tra i 15 e i 18 anni? Tutti sappiamo che un lavoro stabile si raggiunge in realtà molto più tardi.... Grazie e buon lavoro Davide Colombo
    Risposta:
    Lei ha in parte ragione, forse dovrebbe iniziarsi dopo i 15 anni, e verso i 18 anni. Tuttavia questa statistica è molto usata in ambienti internazionali e sarebbe un disastro se l'istat da sola decidesse di cambiare base. Cordiali saluti. P.G.
  • Componente scoraggiata ?
    Nome: Un giovane lettore  Data: 25.09.2003
    I dati destagionalizzati (Apr 2003-Luglio 2003) segnalano sia una diminuzione assoluta del numero di occupati (meno 6000 unit? sia la riduzione delle persone in cerca di occupazione (meno 16.000 unit?. E?un tale andamento interpretabile come presenza di componente scoraggiata ?
    Risposta:
    Caro lettore, La diminuzione del numero di occupati destagionalizzati ?talmente piccola da poter essere ignorata, come fatto nel mio articolo. La diminuzione della disoccupazione secondo me ha a che vedere con gli effetti coorte, come sostenuto nel mio articolo. Questo ?compatibile anche con l'aumento degli occupati pi? anziani. Potrebbe per?anche esserci una componente di scoraggiamento, come da lei suggerito, ma occorrebbe guardare ai dati sui flussi. Grazie, P.G.