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Commenti

La riforma della previdenza

Categoria Pensioni, , Data 02.10.2003
Una raccolta di interventi precedenti sulla riforma previdenziale elaborata dal Governo. Come cambieranno le pensioni degli italiani? Gli interrogativi lasciati aperti dalle stime della Ragioneria Generale dello Stato sugli effetti della riforma. E il rischio di fughe di anzianità scatenate dal cosiddetto "effetto di annuncio": facile profezia, dato che nel 2003 le domande di prestazioni di anzianità sono aumentate del 20%.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • effetto annuncio
    Nome: Francesco Di Giano  Data: 09.10.2003
    Condivido pienamente le parole dette sull'effetto annuncio - pensioni. Parlare troppo di riforme del sistema pensionistico senza agire in modo veloce e consapevole, comporta l'annullamento degli effetti economici di una riforma previdenziale. Gli annunci o i rinvii cambiano le aspettative dei soggetti economici. Il governo dovrebbe imparare a ponderare le sue parole e non a rinviare la patata bollente della previdenza al prossimo governo. Inoltre dovrebbe avere la correttezza di sentire anche la campana dei pensionati e non solo degli uomini di Confindustria. infine bisognerebbe smettere di considerare gli anziani come peso. Possono ancora essere una risorsa per la nostra società, anchè se non producono più valore economico. Sono in ogni modo degli esseri viventi che hanno vissuto una storia che molte volta va ascoltata e dalla quale i giovani potrebbero coglieresuggerimenti per il loro futuro. Desidero precisare una cosa: io non sono un anziano, ho 28 anni...
    Risposta:
    Giovane e saggio. Cordiali saluti
  • riforma delle pensioni
    Nome: Antonio Amabili  Data: 08.10.2003
    Sono d'accordo con le vostre critiche alla proposta di riforma delle pensioni del governo. Ma quali misure dovrebbe contenere una ipotetica riforma per essere realmente equa e strutturale?
    Risposta:
    Si dovrebbe cercare di accelerare il passaggio al regime contributivo, applicandolo pro rata a tutti e usando le stesse riduzioni previste dalla riforma Dini per chi decide di andare in pensione prima del compimento del 65 anno di età. In questo modo si ridurrebbero le disparità di trattamento fra generazioni diverse e si avrebbero effetti di riduzione della spesa pensionistica fin da subito. Anche se quanto sopra fosse introdotto gradualmente.
  • Lavoratori giovani
    Nome: Alessandro Grilli  Data: 06.10.2003
    A proposito di lavoratori giovani. Non mi è ben chiaro se la riforma presentata va ad incidere anche sul meccanismo pensionistico per gli assunti dopo il 1996, quelli per i quali vige ormai il sistema contributivo. Se ne era parlato, ma poi la questione non è stata trattata con il dovuto risalto, soprattutto considerando che uno dei motivi della riforma era proprio quello di garantire risorse per una generazione la cui pensione futura sarà con certezza molto bassa. In pratica, resta in vigore la norma per la quale questi lavoratori potranno uscire dal lavoro tra 57 e 65 anni, a prescindere dagli anni di contribuzione (moltiplicando il montante contributivo versato nella vita lavorativo per un coefficiente crescente)? Oppure i 40 anni di contributi varranno comunque anche per loro, il che equivale a dire, con quasi certezza viste le condizioni del mercato del lavoro, arrivare a 65 anni di età per poter smettere di lavorare (salvo ulteriori innalzamenti che saranno effettuati in futuro)?
    Risposta:
    In effetti la riforma prevede un incremento dei requisiti contributivi per chi è passato al regime contributivo. Si passerà da 5 a 40 anni oppure a 35 nel caso che la sperimentazione dal 2008 al 2015 di questo "requisito ridotto" venisse prolungata. Cordiali saluti Tito Boeri
  • penalizzazione o incentivo?
    Nome: Marco Di Marco  Data: 03.10.2003
    ho appena letto la notizia del varo della riforma delle pensioni e la trovo ben congegnata: non si abolisce il privilegio di poter andare in pensione a 57 anni ma si chiede di rinunciare in questo caso al surplus rappresentato dalla parte retributiva... condivido questa idea da tempo e vorrei perciò suggerire un leggero ma importante cambiamento di terminologia... nel presentare la riforma alla stampa, si è detto che la rinuncia al retributivo per chi andrà in pensione con le regole della Dini è una 'penalizzazione', un 'disincentivo'... io penso che si possa presentare la cosa in un altro modo: in realtà, la riforma proposta oggi trasforma di fatto il surplus retributivo in un 'incentivo' a prolungare la vita lavorativa... non è solo un gioco di parole... si tratta di una differenza importante rispetto al regime in vigore: nella Dini, in effetti, il surplus retributivo agisce come un disincentivo a prolungare la vita lavorativa, cioè spinge la gente ad andare in pensione troppo presto... l'impianto della riforma di oggi è elegante proprio perchè trasforma un vizio ereditato dalla Dini in una virtù... è un rovesciamento significativo, coerente con la teoria economica della scelta dell'età pensionabile... insomma, secondo me non deve essere chiamato 'penalizzazione' o 'disincentivo'... per gli altri dettagli della riforma, mi sembra necessario ragionare ancora sull'elemento della gradualità: il salto improvviso di 5 anni (indipendente dall'età in cui il lavoratore raggiunge il minimo contributivo) mi sembra inutilmente 'rigido'. Oltretutto, ignora la diversa vita residua (e la ricchezza pensionistica) di lavoratori che raggiungono i 40 anni di contributi in età diverse
    Risposta:
    Nella Commissione Rurup in Germania hanno deciso di bandire il termine "penalizzazioni". Li chiamano "aggiustamenti". Concordo sul fatto che il problema principale di questa riforma è la mancanza di gradualità e che il meccanismo per innalzare per l'età di pensionamento è troppo rigido. Tito Boeri
  • pensioni e incertezza sul futuro
    Nome: Paolo Rossi  Data: 03.10.2003
    Vorrei ragionare su alcune cose e poi domandare una cosa: sono circa dieci anni, dal primo governo Amato che l'Italia come società civile e come sistema economico è sottoposta a forti stress economici e sociali dovuti ai parametri europei, al troppo debito pubblico e di conseguenza al collasso del sistema previdenziale.Ciò è possibile verificarlo analizzando le finanziarie partendo via via dai vari governi succedutisi sia di centrosinistra che di centrodestra. Il sottoscritto 43enne con 20 anni di contributi è rassegnato al pensionamento nel 2030. Credo che però queste riforme strutturali continue abbiano gia minato la fiducia nel futuro: calo delle nascite attacco di panico e stress nervosi in aumento per molti italiani il sistema mediatico che su questi temi cerca di dorare le pillole e non dice mai la verita sulla reale situazione. la domanda è questa : come pensate voi economisti di risolvere la crisi economica visto che l'economia si basa anche sulla fiducia in un futuro migliore e nell'ottimismo delle aspettative che non si vedono all'orizzonte? Io ora non credo a nulla non vedo nulla e non spero in nulla! e non ci sarà nè un Prodi nè un Berlusconi che risolleverà il mio morale A quale progetto di società si mira?
    Risposta:
    Il problema delle aspettative è centrale all'analisi economica, e sono molto difficile da invertire. E in realtà gli economisti non sanno sempre cosa fare. E' in effetti pensabile che la genta non investa solo perchè si aspetta che l'economia andrà male, ed in effetti l'economia finisce per andare male proprio perchè la gente non ha investito. Ma 43 anni sono il pieno dell'attività lavorativa! Coraggio, Pietro
  • e se gli incentivi producessero effetti opposti?
    Nome: Mara Gasbarrone  Data: 03.10.2003
    Gli incentivi consisteranno nel dare ai lavoratori anziani più salario oggi e meno pensione domani, perché questa rimarrà ferma al livello teorico del 70% del salario, cioè a quello della pensione di anzianità. Se i nostri politici avessero utilizzato di più la teoria del risparmio nel ciclo di vita formulata da Modigliani - e la cosa può sorprendere, perché al Ministero dell’Economia c’è anche qualche suo importante allievo - forse non sarebbero così certi che offrire un po' di soldi ai lavoratori anziani sia sufficiente a persuaderli nel senso desiderato. Da parte mia, vorrei continuare a lavorare per migliorare la mia futura pensione, e gli incentivi (obbligatori? posso non riceverli?) me lo impediranno. Nel mio caso, e siamo in molti a pensarla così, forse produrranno effetti opposti.
    Risposta:
    Infatti. Non è il solo a pensarla così, come lo dimostrano diversi interventi già apparsi sul sito. Cordiali saluti. Tito Boeri
  • previdenza
    Nome: carlo la bella  Data: 24.09.2003
    temo di essere confuso. ho riletto l'ottimo articolo di nicola sartor su quanto pesa l'evoluzione demografica. avevo capito che il problema era l'allungamento della vita media e pertanto: via le pensioni di anzianità; tutti a casa a 65 anni. oggi leggo le proposte di tremonti: tutti a casa con 40 anni di contributi. un mio collega mi racconta di suo padre, pensionato con 40 anni di contributi, morto di recente, ha lasciato la moglie con una reversibilità di 550 euro. un poco di più di quello che riceve chi non ha mai fatto nè versato nulla. i giovani non trovano spazi liberi e le aziende tentano in tutti i modi di scaricare gli over 50. perchè insistere su un modello di previdenza che era già vecchio ai tempi della riforma Amato?
    Risposta:
    Innalzando i requisiti contributivi, si finisce per innalzare anche l'età di pensionamento. MSi può convenire che sarebbe meglio, semmai, innalzare i requisiti anagrafici. Quanto alle pensioni di reversibilità, sono in Italia relativamente generose. Cordiali saluti.
  • Riforma previdenza
    Nome: Michelangelo Filippi  Data: 24.09.2003
    Nel grafico si evidenzia un altro limite della simulazione (non facile da risolvere in verità). Fino al 2008 con o senza riforma Tremonti la spesa non cambia. Ma non è realistico pensare che la riforma non modifichi la propensione al pensionamento, probabilmente incentivando l'uscita (vedi gli anni '90) e limitando così i risparmi immediati. Altra osservazione. Trovo irritante sentire parlare di diritti acquisiti intoccabili quando nel tempo sono cambiate le regole di rivalutazione delle pensioni (già liquidate) e le norme sul cumulo pensione reddito, tanto per fare due esempi.
  • riforma pensioni
    Nome: paolo landi  Data: 23.09.2003
    Sulla riforma pensioni in atto vorrei sottolineare una conseguenza che a molti pare sfuggire. Gli incentivi a rimanere sul posto di lavoro anche oltre la soglia di diritto dalla pensione producono si, dei risparmi al sistema, ma con l'effetto di "sclerotizzare" ulteriormente la struttura degli organici aziendali. In una dinamica strutturale di riduzione dell'occupazione, tipica dei paesi industrializzati, se gli anziani ritardano ulteriormente l'uscita dal sistema produttivo i giovani non faranno ancora più fatica a trovare il primo impiego? Mi pare che la riforma proposti inasprisca ancor di più lo scontro inter-generazionale che mi sembra il vero dramma previdenziale del nostro paese. Non solo a noi giovani tocca l'onere di pensioni piu basse, posizioni contrattuali piu precarie etc., adesso anche "l'ingorgo da incentivo". Credo che le attuali classi dirigenti siano veramente irresponsabili, su questo punto, nei confronti di coloro a cui lasceranno un sistema insolvente ed iniquo.
    Risposta:
    Ci può essere in effetti qualche difficoltà, soprattutto nel breve periodo, all'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani, a seguito dell'introduzione degli incentivi. Soprattutto se il premio comnporterà il proseguimento automatico dei contratti. Ed è vero che la riforma premia generazioni che hanno già adesso privilegi rispetto ai lavoratori più giovani.