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Commenti

Un Patto per far crescere l'Europa

di Francesco Giavazzi, Categoria Conti Pubblici, / Europa, Data 19.08.2002
Le discussioni che si sono svolte sui giornali italiani intorno a Ferragosto, in merito ad una ..........
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Il Patto di Stabilità è da rivedere?
    Nome: Cesare Guerrieri  Data: 30.11.2002
    Vorrei commentare le osservazioni di Francesco Giavazzi relative alla modifica del “Patto di Stabilità” ed in particolare la possibilità di finanziare in disavanzo investimenti in infrastrutture e riforme fiscali. Si tratta, a mio avviso, di due casistiche alquanto diverse. Un conto è utilizzare un deficit per avviare o accelerare lo sviluppo economico. A dire il vero è come chiedere ad un padre di famiglia di fare altri debiti per aprire lo studio professionale del figlio, sperando che questi possa sia pagare il debito che viverci bene e magari far vivere meglio anche il padre. Il fatto è che questo padre di famiglia è già bello indebitato di suo. Ma in fondo è una politica economica keynesiana, niente di strano, una strada già sperimentata, prevedibilmente efficace se ben impostata. Altro conto è utilizzare spazi di bilancio – o meglio ulteriori debiti di paesi già indebitati – per finanziare riforme fiscali, che è tutt’altro che certo possano produrre effetti in termini di sviluppo. Non mancano esempi di riforme fiscali che hanno aumentato il debito pubblico: con la differenza che in questo caso il paese è già indebitato di suo. Se la prima via può essere una soluzione la seconda assomiglia più ad un rischio, per non dire a un azzardo. C’è poi un altro aspetto. Noi, in Europa, abbiamo governi che sono “costituzionalmente” portati ad aggirare normative e Giavazzi ben ne sintetizza alcuni esempi: cartolarizzazioni, emissioni di obbligazioni convertibili in azioni di società privatizzande, trasferimento fuori bilancio di spese per investimenti. Si tenga presente che alcune di queste vie sono già state sperimentate dall’attuale governo italiano. Potremmo aggiungere, ad esempio, la creazione di società, nelle quali conferire attività e passività, in cui la partecipazione statale sia di fatto di controllo ma non la faccia rientrare nei parametri di calcolo del debito pubblico: qualcuno potrà vederci, che so, la Patrimonio S.p.A. e la Infrastrutture S.p.A. Il problema non è se si sia bambini testardi nel voler rispettare regole riconosciute come valide solo pochi anni. Un noto economista diceva “se i fatti cambiano io cambio opinione”, nel senso che v’era motivo per cambiarla. Bene: il Patto di Stabilità non va certo aggirato ma nemmeno svuotato consentendo che deficit possano finanziare riforme fiscali di dubbio successo e che ciascun governo interpreta a suo modo e con finalità non coerenti con i restanti Paesi membri. Gli investimenti sono più difficili a farsi e meno demagogici di quanto possano essere riforme fiscali. Si atterra sempre sulla solita domanda: se non viene rispettata una regola si insiste (si applicano le sanzioni ai Paesi inadempienti), si fa un condono (si “reinterpreta” il Patto di Stabilità) o si cambia la regola (si “aggiorna” il Patto di Stabilità) ? Le ultime due soluzioni sono spesso congiunte.
    Risposta:
    Poiche' nella sua lettera si parla di preferenze, Io preferisco meno imposte e piu' investimenti privati. Torneremo, comunque, presto sul tema con nuovi contributi. Francesco Giavazzi
  • Patto di Stabilità
    Nome: Marco  Data: 30.11.2002
    Complimenti per il vostro giornale on-line. Se ne sentiva proprio bisogno in Italia. A proposito di Italia, non pensate che la posizione del ministro Tremonti sul Patto di Stabilità sia strumentale? Le sue riforme fiscali possono essere sostenibili a due condizioni: o attraverso il tagio delle spese sociali, o attraverso l'incremento del deficit (e del debito pubblico). l'esperienza americana della Reaganomics sembra incontrovertibile. Ora, il patto di stabilità ed il monitoraggio europeo hanno fortemente aiutato l'Italia a tenere i conti in ordine, a perseguire politiche economiche di rigore, a ridurre i tassi ed a sconfiggere l'inflazione. Rimuovere i vincoli del Patto o modicarli attraverso fantomatiche Golden Rules, significa minare la credibilità dell'Euro e reintrodurre una sorta di ciclo politico. Già mi immagino nell'Italia di Berlusconi la gran mole di trafori, cemento, ed "investimenti" pubblici inutili finanziati con deficit in prossimità delle tornate elettorali. Vorrei solo ricordare che il Patto già contiene elementi di flessibilità e che esso rappresenta l'unica forma di coordinamento delle politiche fiscali in Europa. Forse l'Italia avrà meno tasse, ma più debito pubblico e tassi di interesse in crescita.... Questa è la mia fosca visione delle cose.....vorrei al riguardo anche la vostra opinione. Grazie mille per l'ascolto Marco
    Risposta:
    Penso che la cosa peggiore sia usare la flessibilità del Patto, e cioè tenervi fede a parole e poi violarlo usandone la flessibilità. Penso, come ho scritto che sia meglio comportarsi da persone adulte e, se necessario, rivedere gli accordi. Francesco Giavazzi