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Il declino italiano e le “colpe” dei cinesi

di Giuliano Cazzola, Categoria , Concorrenza e Mercati, / Internazionali, , Data 22.07.2003
Il ministro Tremonti ha individuato nella “apertura troppo violenta dei mercati” a Paesi come la Cina la causa del declino economico italiano. Ma le ragioni del declino sono piuttosto addebitabili ai mancati investimenti in infrastrutture, nella ricerca, nei sistemi formativi, nelle grandi reti di servizio. Con i risultati che vediamo. Insomma i cinesi non devono servire a coprire responsibilità politiche.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • protezionismo
    Nome: Remo Giusti  Data: 26.08.2003
    Egregio Giuliano Cazzola, non si puo' che convenire con le Sue considerazioni critiche riguardo al recente propagarsi della "sindrome cinese" e ai fremiti protezionistici del ministro Tremonti. Ma quando passa al rapido declino dell'economia italiana, mi riesce difficile seguire il suo ragionamento. Se, come emerge dai dati empirici, gli imprenditori italiani non investono, preferendo la comoda rendita finanziaria, e il paese diventa percio' meno competitivo sui mercati internazionali, che c'entrano i prepensionamenti e l'articolo 18? Distinti saluti
    Risposta:
    Caro Signor Remo Giusti, la ringrazio comunque: per quanto condivide e per quanto non condivide. Quanto agli esempi di "malitalia" contenuti nel mio pezzo, uno (come l'articolo 18) era una replica alle osservazioni di Tremonti che metteva questo argomento tra i motivi di scarsa competitività del Paese rispetto alla Cina. Quanto ai pensionamenti anticipati, io credo che questo fenomeno sia l'emblema della nostra imprevidenza come sistema paese Giuliano Cazzola