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Simmetria per combattere la deflazione

di Tommaso Monacelli, e Paolo Surico, Categoria Moneta e Inflazione, / Europa, Data 20.05.2003
Con una crescita rallentata e deboli segnali di ripresa, i mercati europei hanno bisogno di ancorare le proprie aspettative di stabilità dei prezzi a un riferimento numerico che assegni la stessa importanza al rischio di inflazione e a quello di deflazione. Per la Bce, così legata alle politiche anti-inflazionistiche, è una nuova sfida.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Politica economica
    Nome: Riccardo Fabiani  Data: 24.05.2003
    Il problema della deflazione attuale è anche il problema di una politica monetaria unica divisa però in 12 diverse politiche fiscali, del lavoro ecc. Inevitabilmente ci saranno nei vari paesi diverse esigenze, diversi tassi d'inflazione, diversi rischi: pensare di imporre un unico tasso d'interesse in questo contesto è piuttosto pericoloso, e non so se reggerà nel lungo periodo; obiettivo dell'UE dovrebbe essere l'unificazione della politica economica in tutti i suoi aspetti. rfabiani1@yahoo.it
    Risposta:
    Sicuramente il fatto che la BCE debba gestire la politica monetaria di 12 paesi diversi potrebbe essere un vincolo in piu' nell'affrontare il problema deflazione. In particolare la BCE potrebbe essere portata a sottovalutare il problema in Germania. Ma non c'e' nessuna ragione di credere che ne sia stata la causa. Per le politiche fiscali l'unificazione e' ovviamente una chimera. Ma rafforzare e migliorare il coordinamento attraverso una riforma mirata del Patto di Stabilita' e' certamente problema non ulteriormente rinviabile.
  • Il vero pericolo
    Nome: Libero Pensiero  Data: 23.05.2003
    Leggendo i quotidiani specializzati e non, noto come in questi giorni si rischi di fare una grande confusione terminologica. Personalmente sono convinto che, prima ancora di addentrarsi nelle complesse tematiche relative al futuro delle economie mondiali, non sia lezioso tentare di mettersi d’accordo sul significato dei termini utilizzati. E’ così che, mentre mi appare abbastanza condiviso il significato di cosa sostanzialmente sia l’inflazione e la recessione, non mi pare che altrettanto si possa dire sul termine “deflazione”. Vi è chi associa direttamente la deflazione alla recessione e chi invece tiene nettamente separati i due fenomeni economici. In realtà, tali concezioni si prestano entrambe a forti equivoci e, proprio per questo, credo necessario chiarire bene a quale fenomeno si intenda fare riferimento. Sarebbe lungo spiegare le ragioni e le origini storiche di tali equivoci, ed allora dico semplicemente che intendo assumere con il termine deflazione l’esatto contrario dell’inflazione e nient’altro che questo. La deflazione è quindi in questo senso solo una costante e continua diminuzione dell’indice dei prezzi nel tempo. Detto questo, qual è il rischio che le economie mondiali possono correre? Il rischio è quello di una nipponizzazione mondiale, così come ben descritto nel saggio di Lester C. Thurow “Giappone oltre la crisi”. Qual è l’incidenza che le autorità monetarie possono avere in questo contesto? Poca o nulla. Meglio: possono solo aggravare il problema, ma non certo contribuire a risolverlo. Perché? Perché le forze deflazionistiche provengono dal mercato reale (quello dei beni e dei servizi) e non da quello monetario. La BCE può solo tentare di arginare le spinte inflazionistiche, ma non può nulla per ostacolare i movimenti deflazionistici, proprio perché le cause sono di natura reale e non monetaria. So bene che alcuni potranno dire che “l’inflazione è un fenomeno di natura essenzialmente monetaria” e che l’inflazione da domanda non esiste, se non nella testa di Keynes o dei neokeynesiani. Mi piacerebbe allora ricordare che la Grande Depressione degli anni ’30 si aggravò proprio a causa di politiche reticenti ad allontanarsi dall’ortodossia classica e neoclassica, considerata come inconfutabile. Consapevole di aver dovuto sintetizzare concetti che avrebbero tutti meritato un maggiore approfondimento, mi preme solo aggiungere che il vero pericolo odierno è quello della “stagdeflazione”, ovvero di una stagnazione dei consumi e del reddito accompagnati da un tasso di inflazione stabile o in discesa. Se così fosse (non ritengo certo di avere la palla di vetro…), mi sembra che occorra al più presto ritornare a riscoprire il valore delle politiche keynesiane di stimolo della domanda aggregata, unitamente al controllo necessario sull’evoluzione delle spinte inflazionistiche che senza dubbio questa comporta. Per fare questo la BCE (o le autorità monetarie in genere) non basta: come noto, si può avvicinare il cavallo alla fonte, ma non si può certo obbligarlo a bere. Mi farebbe piacere sapere quale è la Vostra opinione in merito. Cordiali saluti e complimenti per il lavoro svolto. Libero Pensiero – Massimo Bocchia liberopensiero@saltodelcanale.it
    Risposta:
    Sono d'accordo sul fatto che va chiarito che deflazione si refirisce solo al comportamento dei prezzi (prezzi tecnicamente in calo ). Spesso lo si usa come sinonimo di recessione (produzione / reddito in calo). I due fenomeni frequentemente si accompagnano ma non sono certo la stessa cosa. Non e' chiaro pero' perche' mai se la eventuale deflazione tedesca avesse origine reali la BCE non potrebbe fare nulla. In realta', e per fortuna, le banche centrali, pur muovendo strumenti nominali come i tassi di interesse, hanno effetti sulle variabili reali (cioe' sulla domanda aggregata in genere).