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Il lavoro visto dal treno

di Paolo Manasse, e Luca Stanca, Categoria Innovazione e Ricerca, / Lavoro, Data 17.04.2003
Il microcosmo Eurostar come specchio delle trasformazioni dovute al progresso tecnologico. I più istruiti lavorano di più e guadagnano relativamente meno. Specializzazione produttiva delle imprese e meccanismi di contrattazione salariale le cause di questo fenomeno molto italiano. Che ha probabili conseguenze pericolose, come l'aumento della fuga di cervelli e la diminuzione degli investimenti in capitale umano.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • il lavoro visto dagli economisti...
    Nome: mauro sylos labini  Data: 24.04.2003
    Grazie per le interessanti osservazioni, a cui cercherò di rispondere seguendo l'ordine delle questioni sollevate. L'articolo "Il lavoro visto dal treno" pone a mio avviso alcune questioni interessanti, ma su alcuni punti non e' del tutto convincente. A tale proposito mi piacerebbe porre qualche domanda agli autori. 1) Che cosa significa progresso tecnico skill biased? In particolare, cosa cambia: la produttivita' di quelli con piu' skill (sarebbe interessante capire quali), la produttivita' dei piu' istruiti, o quella dei colletti bianchi? E' evidente che le tre categorie possono in parte coincidere, ma per valutare l'ipotesi occorre a mio avviso piu' chiarezza. Per progresso tecnico skill-biased si intende l'introduzione di una tecnologia che accresce la produttività dei lavoratori (cosiddetti) skilled più di quanto accresca quella dei lavororatori unskilled. In termini teoria microeconomica dell'impresa, la mappa degli isoquanti si sposta verso l'origine (si richiede una minor quantità dei fattori produttivi per produrre date quantità di beni) ma in modo "non parallelo", cosicchè l' impresa trova ottimale impiegare, a parità di salari relativi (rette di isocosto) più lavoratori skilled e meno unskilled. Nel lavoro "Working on the Train? Wages, Trade and Technology in Italian Manufacturing" scritto con Luca Stanca ( per una verisione preliminare si veda http://www.dse.unibo.it/manasse/Pdf/manassestanca42.pdf ) per lavoratori skilled si intendono impiegati e dirigenti, mentre gli unskilled sono gli operai. Per quanto standard, questa classificazione non coincide esattamente con la classificazione basata sull'istruzione. Tuttavia le indagini ISTAT mostrano che l'istruzione di impiegati e dirigenti, misurata in tipo di diploma o anni di studio è sensibilmente superiore a quella degli operai (tipicamente, diploma di media superiore o laurea, verso diploma di media inferiore) 2) Nella base dati a cui si fa riferimento esistono proxy per misurare i differenziali di incremento di produttivita' di diverse categorie di lavoratori? Nel lavoro citato sopra misuriamo direttamente l'effetto del pregresso tecnologico sulla produttività relativa delle due categorie di lavoratori, seguendo una metodologia econometrica che si basa direttamente sulla definizione microeconomica. Questa metodologia è impiegata, tra gli altri da Berman, Bound, Griliches, Quartely Journal of Economics, 1994 3) Timothy Bresnahn in un articolo pubblicato sull'Economic Journal del 1999 suggeriva che l'ipotesi skill bias legata all'introduzione dei computer ha senso se si distingue fra dverse categorie di colletti bianchi. E' possibile farlo nella base dati da voi citata? Non per l'intero settore manufattriero. In un altro articolo scritto con Alessandro Turrini e Luca Stanca, e relativo alla sola industria metalmeccanica, siamo però in grado di distinguere tra gli impiegati ed i dirigenti all'interno della categoria dei lavoratori non manuali (l'articolo è in corso di pubblicazione sul Labour Economics, e disponibile all'inirizzo: http://www.dse.unibo.it/manasse/Pdf/mstrev.pdf ) Tra i risultati interessanti, troviamo proprio il seguente: la stabilità del differenziale salariale tra lavoratori manuali e non manuali nasconde un'aumento della diseguaglianza tra impiegati, che stanno peggio, e dirigenti, che stanno meglio. 4) Chiuderei con una domanda meno seria. Siamo sicuri che la produttivita' in prima classe aumenta con gli uomini d'affari che parlano al telefonino e diminuisce con i passeggeri di seconda classe che discutono e guardano il paesaggio? In effetti, io viaggio in seconda classe, e non posso lamentarmi della mia produttività... Paolo Manasse
  • Osservazioni
    Nome: Professore pendolare  Data: 17.04.2003
    L'ipotesi è suggestiva, ma non tiene conto di 2 fattori: 1. l'evoluzione della politica tariffaria di FFSS e poi Trenitalia, che ha progressivamente ridotto e poi eliminato le agevolazioni per i frequent railers (tessera di autorizzazione, biglietto chilometrico ecc.); tale fattore incide in misura proporzionalmente superiore su chi viaggia per lavoro (i classe) e chi per diletto (ii classe) Vero, purtroppo. Ma l'esempio delle Ferrovie è, appunto, solo un'esempio (evidenza aneddotica, si direbbe in gergo) per considerazioni più generali. 2. il periodo sul quale si osservano i dati per misurare lo skill bias (1989-95) è in larghissima parte precedente al pieno sviluppo dell'evoluzione tecnologica (laptop e telefonini, ma soprattutto la loro differenziale diffusione presso i professori universitari in rapporto ad altri lavoratori skilled) che sta alla base del teorema Basevi-Eurostar (nonché in larga parte >precedente su moltissime tratte alla diffusione dell'Eurostar). Sarebbe interessante vedere cosa succede con dati sincroni. Anche qui concordo. Purtroppo il data set di cui disponiamo non va oltre il 1995. Ciononostante troviamo evidenza di un effetto di skill bias del progresso tecnico e di un (piccolo) incremento nelle ore relative dei lavoratori non manuali. Poichè sappiamo, che i differenziali salariali sono rimasti in larga misura stabili anche nel periodo più recente, mi aspetterei che il paradosso cui l'articolo si riferisce (aumento della produttività relativa e delle ore dovuti alle nuove tecnologie, ma non dei salari) sia ancora più evidente nei dati recenti. Paolo Manasse