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Commenti

I rischi del dopo-guerra

di Massimo Bordignon, Categoria Internazionali, Data 07.04.2003
Quale governo e quale ricostruzione in Iraq dopo la fine del conflitto: sulle due questioni sembrano giocarsi i destini del mondo. Se gli Stati Uniti vorranno fare “tutto da soli”, senza l’egida delle organizzazioni internazionali, il risultato di lungo periodo potrebbe essere un riarmo degli altri grandi Paesi, a partire da quell’Unione europea che proprio in questi giorni riprende a discutere di difesa comune.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Osservazioni
    Nome: Un lettore della Voce  Data: 10.04.2003
    Caro Bordignon, quando nelle conclusioni del suo articolo sostiene la necessità di una politica estera e di difesa comune europea, che significa anche maggiore spesa militare sopratutto dal punto di visto qualitativo, magari da realizzarsi tra dieci/quindici anni, non le sembra di prefigurare una di quelle azioni di compensazioni e/o contromisure da parte di coloro temono l'unilateralismo americano? Non è anche questo scenario uno degli svantaggi e dei rischi di quel lungo periodo, brillantemente illuminato nell'articolo di Myerson ? Cordialmente Un lettore della Voce
    Risposta:
    Al contrario, io vedo nel riarmo anche europeo un rischio e non un'opportunità. Di soldi in armi se ne spendono già abbastanza e ci sono sicuramente usi alternativi migliori delle risorse scarse. Ma proprio questo è il rischio dell'unilateralismo americano; alla fine, se percepiscono che i proprio interessi o la propria sicurezza sono seriamente in pericolo, gli altri finiranno con il reagire e l'equilibrio risultante sarà peggiore e più rischioso per tutti.
  • Rincorsa militare
    Nome: M.R.  Data: 10.04.2003
    Lei sostiene che l'azione USA-GB in Iraq spingerà le altre potenze mondiali (Russia, Cina, UE) a un'opposizione all'egemonia americana che implicherà una politica di riarmo. Probabile che nascano velleità in questo senso. Ma Lei ritiene che davvero una tale politica sia perseguibile da UE, Russia e Cina? Tralasciando il vantaggio tecnologico, il budget USA per la Difesa è oggi pari a circa la metà delle spese militari di tutto il Mondo. Crede che la povera Russia sia in grado di rappresentare un rivale credibile nella corsa agli armamenti? La Cina (il cui PIL cresce rapidamente, ma oggi è di poco superiore a quello italiano) può concentrare le risorse nella spesa militare, trascurando le infrastrutture civili e le spese necessarie a non esasperare le tensioni sociali che il suo impetuoso sviluppo genera? Ma soprattutto, ha interesse una nazione che scommette tutto sullla propria integrazione nel commercio internazionale a combattere seriamente gli USA, unici a poter imporre un qualche "ordine" internazionale? La UE, infine, ammesso che si dia una voce unica sulla Difesa, dove attingerebbe le risorse economiche necessarie a raddoppiare il proprio budget annuale per la Difesa e quelle politiche per imporre al settore e alle retrostanti industrie nazionali la necessaria totale e radicale riorganizzazione? Concludendo, non crede forse che le uniche minacce militari da cui gli USA si debbano guardare - "nei prossimi 10-15 anni" - siano quelle non convenzionali, soprattutto il terrorismo, e possano benissimo disinteressarsi -delle velleità di riarmo altrui?
    Risposta:
    Nel breve periodo, lei ha senz'altro ragione. Nel lungo, che è l'ambito a cui fa riferimento l'articolo, non necessariamente. I Paesi europei assieme per esempio potrebbero già facilmente spendere nella difesa quanto e più degli americani; non lo fanno perché preferiscono spendere risorse in altri campi e perché gli Stati Uniti si sono finora fatti carico della difesa collettiva. Le cose però evolvono rapidamente, e se il nuovo atteggiamento americano dovesse suscitare in Europa, o in parte di essa (che oramai comprende anche la Russia) apprensioni serie per la propria sovranità o per i propri interessi, non ho dubbi che cambierebbero rapidamente idea. A scanso di equivoci, non è una soluzione che auspico; è un risultato che temo, però. M.B.