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La leggenda del corridoio Lisbona-Kiev

di Marco Ponti, Categoria Infrastrutture e Trasporti, / Europa, Data 26.03.2003
Il Corridoio V dovrebbe collegare Ovest e Est Europa passando per Trieste. L’impatto del progetto sui traffici di lunga distanza è scarso. Eppure, ogni ipotesi alternativa è vista come un tentativo di isolare l’Italia. Perché dietro i nazionalismi si nasconde il timore di perdere i finanziamenti europei per le infrastrutture. Sarebbe però più efficace sostenere le nostre richieste con analisi economiche serie e non con motivazioni geopolitiche peregrine.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • maggiori infrastrutture
    Nome: Alessandro Molinaroli  Data: 07.04.2003
    Egregio Prof.Ponti, ho letto con interesse il suo articolo, che evidenzia la natura essenzialmente politica delle "alte lamentazioni" elevate dal governo italiano in merito a questo corridoio internazionale. Desidero tuttavia sottolineare come l'esplosione del traffico sulla direttrice Francia-Italia /Ungheria, Romania, Ucraina sia un fatto reale, toccabile con mano non solo a Mestre (già sistematicamente oltre il limite del collasso) ma anche lungo tutto il tratto lombardo-veneto della A4, che necessita rapidamente di rilevanti interventi di potenziamento, stante l'assenza o la debolezza delle alternative disponibili (ferrovia, navigazione fluviale). Sono fermamente convinto - basta leggere le targhe dei TIR che occupano interamente due delle 3 corsie dell'A4 - che la crescita del traffico sull'asse padano sia dovuta soprattutto all'incremento dei traffici internazionali e che precisamente in questa prospettiva vadano attivati gli interventi infrastrutturali. Se poi questi favoriscono anche il pendolare bergamasco che lavora a Milano o quello padovano che lavora a Mestre, tanto di guadagnato. Rammento inoltre che il pessimo track record del PIL italiano dal 1992 ad oggi giustifica ampiamente una iniezione di spesa pubblica sostenuta da aiuti comunitari, così come brillantemente fatto nel recente passato da Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia. La paralisi globale che affligge il sistema dei trasporti italiano passa, quindi, attraverso una vigorosa ripresa di spesa (pubblica, visto che il project financing si é finora rivelato una chimera) infrastrutturale e un altrettanto forte investimento nelle tecnologie telematiche, per ottimizzare i flussi di traffico, dati i vincoli infrastrutturali esistenti. Grazie per l'attenzione