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Un taglio giusto, ma insufficiente

di Tommaso Monacelli, Categoria Moneta e Inflazione, / Internazionali, Data 11.03.2003
Dopo la riduzione del tasso di interesse, l’euro si rafforza perché gli operatori si aspettano maggiore attenzione al “problema crescita” in Europa. E la ripresa in Germania e l’uscita dalla deflazione sono i due banchi di prova decisivi per la politica monetaria della Banca centrale europea
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ipse dixit?
    Nome: gianni elia  Data: 22.01.2004
    Grazie per l’indicazione bibliografica. Ma io fornivo la spiegazione della regolarità di cui lei ha parlato. Le cui cause ripropongo brevemente: la politica di denaro facile e bassi tassi induce gli imprenditori a compiere investimenti (che contribuiscono a aumentare il reddito) "errati" poichè quei tassi di interesse non rispettano le preferenze intertemporali di prestatori e consumatori. Quando infatti questi si presenteranano sul mercato scopriranno che gli imprenditori hanno allungato eccessivamente i cicli produttivi di cui si sono dotati e quindi la loro capacità produttiva è inutilizzabile rispetto i loro bisogni. Mentre la liquidazione delle attività mal allocate attraverso una recessione permetterebbe un rapido riaggiutstamento, un ulteriore abbassamento dei tassi o un'espansione monetaria non fa altro che prolungare il fenomeno che ho descritto. Certo contribuendo a sostenere artificialmente il reddito prodotto. Il mantenimento di bassi tassi e una politica monetaria accomondante possono proseguire con l'ovvia conseguenza di rallentare l'economia impedendo il processo di riallocazione degli investimenti e/o (più gravemente) accumulando uno stock di cattivi investimenti che crescono di volume rendendo l'aggiustamento prima o poi particolarmente doloroso. Al limite e se prorogato oltremodo, catastrofico. In altre parole è la politica monetaria espansiva e di bassi tassi a ridurre l'economia a un continuo di boom (o bolle) e recessioni. Noto poi con disappunto per la seconda volta nel sito (la prima mi è capitata nel forum "Povertà") che le risposte che mi sono date dovrebbero essere considerate esaustive perchè sarebbero quelle che si trovano in una "sterminata letteratura" oppure perchè seguono la metodologia di "Istat e la Commissione di Indagine sulla esclusione sociale... la Banca d'Italia" (come nell'altro caso). Mi domando se ci sia qualcosa di scientifico o anlitico in questa accettazione acritica dell'autorità altrui (per di più spesso attribuita per legge). Per la stessa ragione quindi evito di entrare nella vertenza circa il valore epistemologico della statistica o della matematica applicata alle scienze sociali implicito nelle domande che gli autori del saggi che lei mi ha suggerito si pongono nelle concusioni. La rimando a un paio di articoli (puramente esemplificativi e presi a caso) http://www.mises.org/freemarket_detail.asp?control=296&sortorder=articledate e http://www.mises.org/fullstory.asp?control=926&FS=Mathematics+and+Economic+Analysis che come vede rimandano a una sterminata serie di obiezioni. Peraltro nemmeno recenti (datano dai tempi di Menger). Aggiungo poi un sagace passo di Mises che si attaglia particolarmente agli autori del saggio che mi ha suggerito: http://www.mises.org/ufofes/ch1~6.asp Saluti e grazie ancora
    Risposta:
    Mi costringe a insistere: l'evidenza empirica semplicemente contraddice la sua teoria. Lei suggerisce che un abbassamento dei tassi genera recessione (e per giunta "endogenamente" persistente). L'evidenza empirica documenta invece l'opposto. Sara' forse "una sterminata letteratura" come dice lei.. Ma sempre meglio sterminata che "minuta". Quello di cui abbiamo bisogno, dopo tutto, (pur ricordando le fondamenta fragili di una scienza sociale come l'economia) sono evidenze sufficientemente robuste. Capisco che il suo punto di vista "austrian" (che conosco bene, mi creda, avendo studiato a New York University quando ancora Kirzner era li'..) rifiuta la stessa possibilità epistemologica di fare econometria. Ma questo e' il meglio che abbiamo per ora, e si e' rivelato assai utile.
  • Moneta e recessione
    Nome: gianni elia  Data: 20.01.2004
    Grazie per la risposta! Mi permetto però notare che è proprio l’artificioso basso livello dei tassi (manipolati dalle banche centrali) che impedisce la liquidazione delle attività allocate erroneamente dagli imprenditori prolungando quindi la stagnazione. E’ cioè l’impedimento all’automatico riaggiustamento di mercato (quello che lei definisce recessione) tra la disponibilità a investire e gli investimenti posti in essere (individuata dalle preferenze intertemporali degli operatori espresse attraverso un tasso di interesse di mercato) a consentire un prolungato finanziamento di attività in realtà inutilizzate o sotto-utilizzate. Mi sembra poi che il fatto che possa esistere un qualche rapporto statistico tra valori dei tassi e attività economica non spiega in alcun modo il fenomeno. Se non vogliamo ovviamente limitarci a affermazioni del tipo “visto che il sole sorge tutte le mattine allora questa è la legge” senza occuparci delle cause che sottendono quel fenomeno. Infatti lei aderendo alle osservazioni empiriche che ha citato non può spiegare perché gli effetti della manipolazione dei tassi abbiano effetto (come dice lei) “ritardato” rispetto al procedere dell’attività economica Il Giappone è per esempio in questa situazione da più di dieci anni e per di più in vigenza di tassi di interesse (si dice) negativi. Al contrario si potrebbe allora osservare che la durata delle crisi prima dell’introduzione del controllo sistematico dei tassi o dei biglietti irredimibili in oro erano estremamente limitate. In genere si concludevano con qualche rush alle banche che avevano troppo esteso la l’emissione cartacea generando quell’ondata di cattivi investimenti. Saluti e grazie ancora per l’attenzione.
    Risposta:
    Quello che lei chiama un rapporto puramente statistico e' una regolarità econometrica basata su tecniche dette di Vector Auto Regression. Non certo una teoria del tipo “visto che il sole sorge tutte le mattine allora questa è la legge”. La letteratura è sterminata, ma può essere utile questo riferimento.. http://faculty.econ.nwu.edu/faculty/christiano/research/Handbook/paper2.pdf Cordiali saluti e ancora grazie per il suo intervento
  • Tagli & inflazione
    Nome: gianni elia  Data: 18.01.2004
    Dopo tutti i tagli operati dalla BCE l'economia comunque non riparte. Le previsioni per l'economia USA malgrado 13 (?) tagli dei tassi di interesse e un livello dei tassi mai così basso da decenni non sembrano rosee. Basterebbe questo a per dimostrare almeno empiricamente che i tagli dei tassi prolungano anzichè contrarre le recessioni. Più in generale il tasso di interesse è un prezzo e come tale al sua manipolazione genera gli stessi guai che sono generati in un'economia pianificata dalla fissazione dei prezzi. L'artificiale basso livello dei tassi impedisce la liquidazione di quelle attività su cui è stato erroneamente investito dagli imprenditori rispetto le aspettative e i bisogni reali dei consumatori, facendo sopravvivere tra l’altro un'enorme sovra-capacità di produzioni inutili. Senza considerare poi le bolle finanziarie che sono trasmesse grazie alla disponibilità di denaro facile: per esempio a mercato immobiliare investitori i cui prezzi sono probabilmente al massimo storico (senza considerare gli ancora spaventosi prezzi di borsa). Se poi oggi non si investe è proprio perchè non si distingue nel tasso di interesse il costo sopportato da chi investe rispetto al ricavo di chi presta. I risparmiatori si guardano bene cioè dal prendere in considerazione operazioni a lungo termine. Mi sembra quindi che il regime di bassi tassi è la causa anzichè il rimedio alla recessione.
    Risposta:
    Grazie per il suo commento. In realtà, per quanto acuta, la sua osservazione non è completamente esatta. E' vero che i cicli economici traggono vantaggi da effetti di "pulizia del mercato". Ma a questo ci pensa già la recessione. In modo particolare, poi, l'assunto che i bassi tassi di interesse siano la causa delle recessioni, è totalmente smentito da qualsiasi evidenza negli studi di ricerca empirica, che mostrano un chiaro effetto espansivo (ampio e prolungato, anche se ritardato) sull'attività economica di variazioni dei tassi. Cordiali saluti TM