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Perchè il dollaro è debole

di Tommaso Monacelli, Categoria Moneta e Inflazione, Data 13.02.2003
L'euro, che diventa valuta di riserva e, soprattutto, il deficit record della bilancia dei pagamenti americana spingono al ribasso il biglietto verde. Un’ eventuale caduta del mercato immobiliare Usa potrebbe accentuare il deprezzamento. Con conseguenze negative per l'Europa.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Dollaro debole
    Nome: federico  Data: 04.06.2007
    Il suo intervento è ormai 'storico', essendo pubblicato nel 2003. Purtroppo, da qei giorni, il dollaro non è crollato, come molti si attendevano, il deficit commerciale USA continua a galoppare, il debito federale ed il debito delle famiglie USA sono a valori stratosferici. Eppure il dollaro sostanzialmente 'tiene'. Il motivo è legato al 'gioco di borsa' di NY, che riesce a drenare capitali all'incirca pari al deficit commerciale, ed alla decisione della Cina e di molti altri paesi emergenti di acquistare titoli di stato americani per le proprie riserve. E' chiaro che questa liquidità non giustificata da ricchezza reale, prima o poi porterà ad una svalutazione fortissiama del dollaro, e più che gli USA creano questa 'bolla di debito non garantita' e più sarà terribile la caduta. Gli effetti della caduta, saranno planetari, perchè purtroppo, i 'portatori di credito agli USA', si troveranno in mano cenere, come coloro che hanno acquistato bonds argentini, con l'effetto però che gli importi sono 1.000 volte superiori. Gli europei? faranno come i fornitori di una Società fallita: dovranno rimboccarsi per anni le maniche, ma il credito incauto è un grave peccato..... Cordialità Federico Bigongiari
  • Opinione strettamente personale
    Nome: Michele Zanda  Data: 01.03.2003
    Espongo qualche dubbio e alcune mie impressioni, grazie per eventuali vostre risposte. (la concisione non vuole essere arrogante :-) ) Il deficit commerciale USA è stato tale per molti anni, e non si capisce come mai oggi si senta il bisogno di riequilibrarlo da parte dei mercati finanziari con la svalutazione del dollaro. Il dollaro inoltre è stata moneta rifugio per decenni e non mi sembra che una guerra in Iraq possa modificare gli assetti post BrettonWoods. E' vero inoltre che una svalutazione del dollaro ha effetti anti deflattivi, ma causa anche minor apporto di capitali stranieri sulla borsa americana; se quindi il NYSE crollasse come il NASDAQ penso che molte banche perderebbero un sacco di soldi e soprattutto crollerebbero anche i fondi pensione degli americani... con effetti questa volta paurosamente deflattivi! Infine può essere vero che un dollaro debole spalma la crisi americana sull'euro, ma non ho mai visto un'economia debole con una moneta forte! Se la moneta (€) è forte l'economia europea non può che avvantaggiarsene (a meno che non si voglia andare a guardare solo il singolo bilancio annuale di qualche azienda di export). Secondo me l'indebolimento del dollaro è forse dovuto a fenomeni di economia grigia e all'avvento dell'euro reale o a fattori non detti dai giornali. Inoltre: il recente indebolimento della sterlina anticipa un'ingresso della sterlina nell'euro? complimenti, Michele Zanda
    Risposta:
    Innanzitutto grazie per il suo interesse. Lei dice di non capire come mai si senta il bisogno di riequilibrare il deficit commerciale USA. Vogliamo allora pensare che questo possa continuare ad espandersi in modo indefinito? Ricordiamoci che deficit commerciale USA vuol dire che il resto del mondo continua a finanziare l'economia americana con i propri risparmi. Questi hanno ovviamente un limite. Inoltre, quanto piu' il deficit cresce tanto piu' diventa vulnerabile a shocks improvvisi, come una caduta della fiducia nelle compagnie americane per esempio, oppure una nuova crisi della Borsa, o, nel peggiore dei casi, un forte rallentamento del mercato immobiliare. Inoltre lei dice: "Se la moneta (€) è forte l'economia europea non può che avvantaggiarsene (a meno che non si voglia andare a guardare solo il singolo bilancio annuale di qualche azienda di export)." Mi permetta di farle notare che una moneta forte o debole non e' necessariamente un male o un bene. Una moneta "debole" rende le esportazioni competitive e traina la domanda estera, ancora un fattore chiave della crescita europea. Con inflazione sotto controllo l'Europa ha solo da perdere da una moneta troppo forte. Ma cosa vuol dire "troppo forte"? Il punto piu' generale e' far capire all'opinione pubblica che una moneta forte o debole fa male o bene all'economia non in quanto tale, ma solo se e' compatibile con una certa stabilita' dei prezzi. E' questo cio' che conta per il "benessere dei consumatori". C' e' sempre troppa retorica un po' a sproposito sulle "valute forti" e "deboli". Tommaso Monacelli
  • Chiarimenti
    Nome: Andrea Balzan  Data: 14.02.2003
    Non mi sono del tutto chiari alcuni passaggi causa effetto nel suo articolo, che non mi paiono logici o per lo meno scontati. Il calo del dollaro ha come effetto principale una riduzione del deficit commerciale USA, ma non nè è la causa. Non capisco neanche perchè un calo dei prezzi nel settore immobiliare dovrebbe influire sulla propensione ai consumi.
    Risposta:
    Andiamo per gradi. Lei sostiene innanzitutto che "il calo del dollaro ha come effetto principale una riduzione del deficit commerciale USA, ma non nè è la causa." Certamente le due variabili (bilancia dei pagamenti e tasso di cambio ) sono determinate simultaneamente (l'econometria serve proprio a distinguere relazioni di causalita'). Ma la direzione di causalita' tasso di cambio-->bilancia dei pagamenti non e' piu' supportata dai fatti di quella opposta. E' proprio questo il senso dell'articolo. Focalizzarsi sulla relazione opposta a quella dibattuta normalmente. Cioe' sulla sequenza causale: shock iniziale (di varia natura, per esempio calo della borsa americana), spinta al riequilibrio della bilancia dei pagamenti, spinta all'aggiustamento dei prezzi relativi internazionali, cioe' tasso di cambio reale. Mi chiede anche "perchè una calo dei prezzi nel settore immobiliare dovrebbe influire sulla propensione ai consumi". Il fatto è che i consumatori usano tipicamente un asset come la casa quale "collateral", cioe' come garanzia per il debito al consumo. Questo fenomeno si e' diffuso molto negli USA negli anni '90. Cordiali saluti Tommaso Monacelli