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Commenti

L'Italia, un paese di boschi. Statali

di Davide Pettenella, Categoria , Energia e Ambiente, Data 04.09.2007
Molto fuoco nell'estate italiana, ma niente di catastrofico in confronto a quanto è avvenuto in altri paesi. Cambiamenti climatici, abbandono progressivo delle aree agricole marginali nei territori montani e costieri e perdita di interesse economico da parte dei proprietari alla gestione dei boschi sono le cause principali. Ma c'è stata anche un'espansione abnorme del ruolo dello Stato nella gestione delle risorse forestali. E il fenomeno degli incendi rischia di essere strumentalizzato per costruire un apparato pubblico ancor più ampio e costoso.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Incendi boschivi
    Nome: Sergio Beraldo  Data: 08.09.2007
    Mi permetto di segnalare che circa tre anni fa ho pubblicato sulla rivista "Corporate Social Responsibility and Environmental Management", con Pasquale Pazienza, un articolo in cui ponevamo in evidenza gli effetti distorsivi prodotti dalla legislazione italiana sugli incendi. Il nostro caso studio era costituito proprio dall'area del parco nazionale del Gargano, così colpita durante l'estate di quest'anno. Da come sono andate le cose devo dedurre che quell'articolo non è stato affatto preso in considerazione.
  • Il volontariato può fare molto
    Nome: Alberto Pierbattisti  Data: 06.09.2007
    L'analisi del Prof. Pettenella coglie con precisione i tratti essenziali della crisi del sistema foresta-legno in Italia e delle sue implicazioni in termini di incidenza degli incendi. Credo che in Italia ci siano differenze notevoli tra le diverse Regioni: in Piemonte è stato molto valorizzato il ruolo del volontariato anti incendi boschivi, che svolge, col supporto addestrativo e tecnico della Regione, una preziosissima opera di prevenzione, intervenendo tempestivamente dove occorre. Il problema non si risolve solo aspettando i canadair dal cielo ma anche rimboccandosi le mani a terra tutti i giorni, come fanno i tanti volontari AIB della bella valle piemontese dove abito io.
  • Incendi
    Nome: giovanni  Data: 05.09.2007
    Secondo me il problema degli incendi è dovuto al fatto che ci sono grossi interessi economici dallo spegnimento, rimboschimento etc. Nei paesi del sud dicono che gli incendi sono iniziati quando hanno istituito i corpi di operai forestali addetti come "guardafuochi". In più ci sono i pastori e anche i dispettosi. Ci hanno sempre provato, anche l'anno scorso, ma quest'anno la vegetazione era troppo disidratata per mancanza di pioggia da 3 mesi, per questo le superfici bruciate sono state tanto estese. Per il Trentino penso che innanzitutto ci sia più senso civico tra la gente che a differenza del sud denuncerebbe con più facilità chiunque possa essere coinvolto negli incendi e poi c'è stata qualche precipitazione in più. Ma se l'estate diventa secca anche per il nord qualcosa succede sicuramente anche lì. Il giro di affari legato al controllo degli incendi ed agli stanziamenti statali per l'emergenza non esiterebbe a fare vittime nei boschi di qualsiasi regione: l'importante purtroppo è che ci sia qualcosa da bruciare. Speriamo che un giorno torni un po' di legalità nella penisola...
  • Boschi e dintorni
    Nome: Marco Pasquali  Data: 05.09.2007
    Analisi interessante, visto che fornisce dati e osservazioni mai sentite prima. Non concordo però sull'idea che "in fondo.." in Italia sono bruciati pochi boschi. Certo, rispetto alla Grecia è vero, ma è un dato relativo. Non spiega inoltre perché in Trentino - che è Italia - non è andato a fuoco neanche un albero. Non distingue infine tra boschi demaniali e parchi naturali, dove c'è comunque uno sfruttamento turistico. Sicuramente vanno coinvolte le comunità locali sia nella gestione che nella tutela e nello sfruttamento forestale. Il segreto appunto del Trentino.
  • Le foreste e il Protocollo di Kyoto
    Nome: Emanuela Lombardi  Data: 05.09.2007
    Il Protocollo di Kyoto, negli art. 3.3 e 3.4, prevede, l’impiego dei pozzi (sinks) di carbonio per la riduzione del bilancio netto nazionale delle emissioni di gas serra. Art. 3.3 – Afforestazione, Riforestazione, Deforestazione (ARD) Art. 3.4 – Gestione forestale, dei suoli agricoli, dei pascoli e rivegetazione (attività addizionali) Relativamente ai sinks, il 31/12/2006 sono state comunicate al segretariato UNFCCC le decisioni relative all’eleggibilità delle attività addizionali – attività di gestione forestale- Allo stato attuale delle cose, l’Italia prevede di realizzare attraverso i sinks (settore forestale) un assorbimento di carbonio pari a 10.2 MtCO2 per anno. Per attuare concretamente il Protocollo di Kyoto, relativamente all’art. 3.4 – gestione forestale- è’ necessario l’istituzione del Registro Nazionale dei Serbatoi di Carbonio Forestali quale strumento deputato alla contabilità dell’assorbimento di carbonio generato dalle attività selvicolturali. L’istituzione del Registro e l’eventuale mercato che potrebbe innescarsi stabiliranno il valore ufficiale dei crediti di carbonio derivanti dalle attività forestali. Un inizio, questo, per valorizzare le risorse forestali.
  • Foreste e altre risorse naturali
    Nome: Matteo Bartolomeo  Data: 05.09.2007
    Concordo con l'analisi di Davide Pettenella, che evidenzia quanto sia necessario individuare e rafforzare le leve economiche affinché si crei un volano economico per la valorizzazione e la conservazione delle foreste. Il dibattito in Italia, anche su altre risorse come ad esempio l'acqua, è purtroppo ideologico e incentrato sulla questione della proprietà (con la tipica polarizzazione pubblica vs privata), anziché sulle modalità per una corretta gestione. Questa mi pare una prima questione da chiarire nell’avvio del dibattito che Davide suggerisce e che auspico possa poi concentrarsi sullo sviluppo delle capacità di governo, sulle parità di accesso, sulla trasparenza delle regole e la revisione periodica di accordi (per esempio contratti di concessione).
  • Pompieri volontari?
    Nome: bellavita  Data: 05.09.2007
    Bell'analisi. Finora ero convinto che gran parte degli incendi nel sud fossero dovuti agli stagionali della forestale e ai vivaisti, ma le dimensioni degli incendi rispetto alla superficie boschiva fan propendere per autocombustione e attività dei pastori (gira e rigira si torna sempre al contrasto tra l'agricoltore Caino e il pastore Abele). Però in Italia cominciano a esserci molti volontari della protezione civile. In tutta Europa ci sono i pompieri volontari in ogni città, in Italia la burocrazia ministeriale si è sempre opposta. Nei comuni di montagna e collina, dove la regione eroga contributi per le 5000 bande municipali d'Italia, si potrebbero organizzare volontari antincendi tra chi non suona.