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Commenti

Crimini e misfatti a un anno dall'indulto

di Giovanni Mastrobuoni, e Alessandro Barbarino, Categoria Giustizia, Data 04.09.2007
Le statistiche dicono che dopo l'ultimo indulto le rapine in banca sono quasi raddoppiate. Più in generale, varie tipologie di crimine subiscono improvvise impennate nei periodi successivi ai provvedimenti di clemenza. Con costi sociali superiori ai benefici. Tuttavia il sovraffollamento delle carceri è un problema reale. Eventuali nuove misure dovrebbero tener conto della necessità di selezionare in modo rigoroso i detenuti da liberare. I modelli econometrici potrebbero aiutare a definire i criminali abituali. Per escluderli dal beneficio.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • manca qualcosa
    Nome: gianfranco savino  Data: 02.01.2008
    Premesso che nell'insieme l'articolo mi pare condivisibile e che il provvedimento di indulto pecca di importanti difetti (il più grave dei quali mi sembra la norma che esclude dai benefici i reati di mafia ma consente ai giudici di scarcerare quei mafiosi che scontano pene cumulative per altri tipi di reati), credo che manchino dei dati importanti nel ragionamento sugli effetti del provvedimento. La recidività documentata tra gli indultati credo si attesti intorno al 15% a fronte di una recidività usuale tra i detenuti del 35%, confermando ciò che tutti gli operatori della giustizia sanno (ma che non si dice in giro per non essere impopolari) e cioè che i provvedimenti indulgenziali (insieme alle misure alternative al carcere) sono statisticamente uno strumento di reinserimento sociale e di prevenzione dei reati più efficace delle pene detentive. Nell'analisi costi-benefici, inoltre, non si capisce qual è il costo sociale che deve essere imputato (e deve esserlo) al fatto di vivere in uno stato che vive di illegalità e amministra la giustizia in una condizione di usuale e costante violazione dei diritti civili ed umani.
  • Indulto - gradirei una breve risposta.
    Nome: Corbelli Erio  Data: 14.12.2007

    Dall'articolo si evince che i benefici dell'indulto si riferiscono alla spesa per mantenere i carcerati, ovvero le carceri sono strapiene e farne delle nuove costa: allora facciamo si che i carcerati si automantengano col loro lavoro, pur non arrivando, regolamentando, agli eccessi che avvengono in Cina. Potremmo aprire nuove carceri adeguate con notevoli riduzioni di costi per la società. E soprattutto avremmo il beneficio finale di incarcerare per il giusto tempo coloro che delinquono, senza avere neanche perdite di tempo per indulti ed amnistie a livello di Parlamento, il quale, ulteriore beneficio, potrebbe legiferare più celermente su altre materie riguardanti cittadini onesti.

  • nuove Carceri e nuovi metodi
    Nome: Alessandro Abati  Data: 31.10.2007

    In quasi tutti i Paesi civili, dove la civilta' si esprime nella tutela della parte sana della societa' e nell'impegno alla rieducazione di quanti sbagliano, quando mancano le carceri o sono di livello tale da non garantire dignita alle persone che ospitano si lancia un "piano infrastrutturale carceri" per migliorarne qualita ed efficienza. Ma a proposito della rieducazione, in alcuni paesi Arabi, ad esempio, i carcerati ogni venerdi tornano in famiglia e al lunedi si mettono in coda per rientrare nel carcere. Non scappano. Ma non solo, i carcerati, o chi per loro, devono pagare l'ospitalita' ricevuta nelle patrie carceri! cosi' che la societa risparmia questo costo sociale caricandolo sulla sua famiglia che fara di tutto per non consentire a nessuno dei suoi di delinquere, perche sarebbero loro a pagare (oltre alle vittime dei delitti).

  • nulla di nuovo
    Nome: Alberto Marcheselli  Data: 12.09.2007
    Passano le estati e nulla cambia. Mi sia consentito richiamare, siccome mi pare sia ancora attuale (sono cambiati solo i numeri), quello che scrivevo su queste colonne tempo fa: http://www.lavoce.info/news/view.php?id=16&cms_pk=2072&from=index Alberto Marcheselli
  • Buon senso, innanzitutto.
    Nome: Domenico Bonanno  Data: 11.09.2007
    Serviva veramente questo studio per dimostrare, aldilà di tecnicismi statistici, che più delinquenti „fuori“ significa più crimini commessi? Ogni persona di buon senso poteva prevedere un incremento di rapine e altro. Tutti, tranne forse coloro che perdono tempo a dimostrare che la funzione “sociale” delle carceri non è adeguata, che le condizioni dei detenuti sono insostenibili (e quelli delle loro vittime si?!), che i dati vanno letti su un periodo più lungo ecc. per dire che l’indulto è stato cosa buona e giusta. O coloro che avevano interesse. Non mi riferisco solo ai detenuti beneficiari, ma anche ai “lacchè politici” che sono costretti (alcune volte, loro malgrado) a difendere una decisione foriera solo di nuovi problemi, che non sia solo quello del sovraffollamento delle carceri. Il problema è un altro e fatichiamo a metterlo a fuoco: non è che se lo Stato non riesce, Costituzione alla mano, a garantire condizioni umane ai detenuti, costoro saranno esentati dallo scontare la pena quasi automaticamente. Vogliamo una soluzione al problema? Eccola: a parte che bisognerebbe definire meglio cosa si intende per accettabili condizioni carcerarie (perché 4/5 persone per cella è troppo? Il “recupero” dei detenuti può avvenire solo tramite la comodità?! Un minimo di “punizione” nella pena, non la vogliamo proprio prevedere?!), la soluzione è semplice, costruire nuove carceri! Tra pochi mesi (se non anni), appena finisce l’effetto (nefasto) dell’indulto, scommetto che la popolazione carceraria tornerà ai livelli di luglio 2006 e allora il problema si riproporrà. Che fare, un nuovo indulto? Io personalmente cercherei ospitalità in altro paese come perseguitato politico ... Viceversa, accetterei di pagare nuove tasse (si, proprio così) per permettere la costruzione di nuove carceri (belle capienti!). il mio voto andrebbe a chi ha il coraggio di fare una proposta del genere, che va nella direzione di soluzione del problema, non di eluderlo o procrastinarlo nel tempo.
  • Al di là di ogni ragionevole dubbio
    Nome: Roberto Sormani  Data: 11.09.2007
    Mi sembra sensato, a livello macroscopico, proporre il ricorso all'analisi discriminante sui singoli casi, ma ve ne chiedo il fondamento etico e costituzionale. Sul primo piano, mi sembra che il costo sociale di un'errata classificazione non possa essere ridotto a una quantificazione economica, principio fondamentale di un ordinamento garantista come vorrebbe essere il nostro.
  • proseguire
    Nome: marco lodi  Data: 11.09.2007
    Mi interesso indirettamante di criminalità e sua prevenzione in ambito educativo, per motivi professionali. Trovo molto difficile trovare consenso sulla strategia detta "tolleranza zero" a mio avviso molto interessante sotto il profilo educativo. Credo potrebbe essere utile sviluppare ricerche sui costi dell'intervento continuato e progressivo sul crimine (dal piccolo al grande) da essa prefigurato. Ci sono? si può sperare che vengano effettuati?Grazie.
  • Il problema è un altro
    Nome: Guido Guerra  Data: 08.09.2007
    È passato poco più di un anno dall’ultimo indulto e si torna a discutere dell’opportunità di tali strumenti per affrontare l’emergenza legata al sovraffollamento delle carceri, insostenibile sia per le condizioni psico-fisiche e igieniche dei carcerati che per il conseguente stress del personale di servizio. Discutere sull'opportunità di adottare l'indulto per evitare che i carcerati stazionino in strutture prive delle condizioni di vivibilità mi pare inutile. E' sufficiente ricordare che l'indulto è misura clemenziale, come grazia e l'aministia per capire che non si può affermare che questo debba eserre utilizzato per svuotare le carceri e ridare loro la sembianza di luoghi civili. Il dato di fatto è che l'indulto era l'unico strumento per affrontare velocemente questa situazione e non si poteva procranistare neanche di qualche mese. Sarò presuntuoso ma i pare che si può affermare che non vi era aternativa all'indulto. Mi pare pertanto che la discussione sia ultronea. Forse si dovrebbe discutere sul come evitare che il problema si ripeta. A mio avviso si dovrebbe pure discutere della idoneità delle struttre penitenziarie a svolgere la funzione loro assegnata.
    Risposta:
    Crediamo invece che sia molto importante discutere dell'indulto, adesso. Non dell'indulto del 2006, ma dell'indulto e dell'amnistia in generale. Ed è esattamente cioè che noi abbiamo fatto. L'alternativa alla discussione è proprio la soluzione che profila lei, cioè trovarsi fra tre o quattro anni a dover nuovamente affrontare "la situazione velocemente": un nuovo indulto.
  • Grafici e affollamento
    Nome: Adalmanno  Data: 08.09.2007
    Bell'articolo, finalmente qualcuno aggiunge qualche dato oggettivo (anche se parziale e insufficiente per una seria valutazione) alla discussione, perche' finora le risposte politiche dello stato sono state sempre improntate al "ma no, e' una vs. impressione che ci siano piu' reati, meno sicurezza, ecc.", anche se cosi' fosse il problema e' tutto vostro (di voi cittadini)! L'affollamento cronico delle carceri, richiederebbe come minimo l'immediato raddoppio della loro capacita'; a distanza di un anno dall'indulto, c'e' stato un solo rappresentante dello stato che abbia dato un parere positivo, una speranza in tal senso? Io non l'ho sentito. Infine che cosa e' stato fatto per la prevenzione dei reati? Almeno per i reati connessi con le dipendenze da droga sarebbero state utili delle serie campagne informative anche dure sul fatto che i colpevoli sono sempre i consumatori perché sono loro che alimentano la domanda e rendono conveniente e redditizia l'offerta.
    Risposta:
    Riguardo al suo primo punto le vorremmo ricordare che l'analisi empirica da noi svolta si basa sulle statistiche della delittuosità (dati raccolti dalle forze dell'ordine) e sulle statistiche della criminalità (dati raccolti dagli Uffici Giudiziari) a livello regionale dal 1961 al 1995. Questi dati rappresentano la base di tutti gli studi criminologici in Italia. A noi non sembrano dati ne parziali e insufficienti (riguardano la totalità dei delitti denunciati). Ci auguriamo però che lo stato Italiano investa più risorse per digitalizzare queste statistiche e renderle più accessibili a noi ricercatori. Per il nostro studio abbiamo dovuto fotocopiare e inserire in formato elettronico i dati relativi a 35 anni di statistiche giudiziare penali regionali.
  • Conclusioni socio-econometriche?
    Nome: Massimo Bocchia  Data: 08.09.2007
    Già altri hanno evidenziato la prudenza che occorrerebbe avere nel trarre conclusioni da modelli econometrici (elasticità compresa). Da parte mia, ricordando come in campo economico sia notissimo leffetto "J" (ovvero: un lag temporale tra una decisione economica ed i suoi effetti, e che dovrebbe essere preso in considerazione possa esistere anche in analisi non prettamente economiche), sottolineo alcuni elementi che dovrebbero essere chiariti prima di qualsiasi conclusione: 1 - La relazione esistente tra aumento della criminalità e stato del clima socio-economico generale (vedi, per esempio: fasei di ciclo economico); 2 - L'eventuale correlazione accertata tra popolazione carceraria e dinamica degli atti criminali. Mi pare, ma forse sbaglio, che questi aspetti di necessaria premessa siano stati poco approfonditi. Ed il trend individuato dal grafico dovrebbe essere per così dire "scomposto" in modo da evidenziare i contributi dei diversi fattori (naturali o eccezionali) per valutarne meglio l'entità e significato.
    Risposta:
    Grazie per i suoi commenti. Ci danno l'opportunità di spiegare la nostra specificazione empirica. Riguardo al suo primo punto credo che il grafico sulle rapine in banca a livello mensile dimostri che non c'è alcun lag temporale nell'aumento della criminalità. Per quanto riguarda il suo secondo punto nello studio empirico (cioè nelle regressioni) controlliamo per le variazioni nel PIL regionale e nei consumi aggregati regionali, per la variazione nel numero di controlli stradali effettuati dalle forze dell'ordine nelle regioni e per la variazione nel numero di agenti delle forze dell'ordine stazionati a livello regionale. Inoltre tutte le regressioni includono effetti fissi regionali e dei controlli temporali a livello nazionale. Per capire la metodologia empirica adottata la invito a leggere lo studio, comunque in breve possiamo dire che utilizziamo il metodo delle variabili strumentali (IV=numero di detenuti liberati a seguito di atti di clemenza) per identificare l'effetto casuale che la variazione della popolazione carceraria ha sulla variazione dei crimini.