Logo stampa
 
 
 

Commenti

Previdenza integrativa: un successo. Ma le piccole imprese?

di Bruno Mangiatordi, Categoria Pensioni, Data 31.07.2007
La campagna di adesioni alla previdenza complementare registra un eccellente risultato nel comparto delle imprese medio grandi, i cui lavoratori hanno dato prova di nutrire la massima fiducia nel sistema. Al contempo si registra una preoccupante arretratezza nelle piccole imprese nelle quali è peraltro impiegata la maggioranza dei lavoratori dipendenti italiani. Nei prossimi mesi i policy makers dovranno elaborare proposte che consentano alla previdenza privata di allargare la propria offerta, attraverso strumenti e soluzioni innovative che ne accrescano visibilità e affidabilità.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Garanzie e rendimenti
    Nome: Balilla  Data: 03.08.2007
    A mio modesto parere, il vero motivo dell'INSUCCESSO, ossia del successo del non trasferimento del TFR ai fondi pensione, sta nel fatto che nei luoghi meno sindacalizzati il lavoratore è meno guidato e meno indottrinato e quindi può scegliere più liberamente. Solo l'affido all'azienda garantisce un rendimento annuo sicuro come pure il libero ed immediato godimento. I fondi pensione, così come sono stati proposti, offrono meno garanzie e più vincoli.
  • Anche le piccole crescono
    Nome: Antonio Piacentini  Data: 03.08.2007
    Ho letto l'importante distinzione che viene operata tra grande impresa e piccola e media in termini di adesione ai fondi, per ricordare come in alcuni settori solo in corso d'anno si siano attivati i fondi di categoria e questo non ha certo favorito le adesioni. Non vi è background né in termini gestionali né di pratiche sindacali in materia. Esiste poi un problema che non attiene tanto alla dimensione del piccolo o grande, ma della rigidità del meccanismo della previdenza complementare rispetto alle esigenze della vita, che vengono prima della pensione e non solo cronologicamente. La mia proposta è che si organizzi un forum per esprimere tutte le problematicità emerse in questo primo semestre da parte degli operatori e degli esperti nella materia, al fine di capire e risolvere i punti controversi, rendendo migliore l'offerta previdenziale. Ringrazio e segnalo un mio post su: www.antoniopiacentini.ilcannocchiale.it
  • Destinazione T.F.T. legge 252
    Nome: Patuelli Paolo  Data: 02.08.2007
    In qualità di consulente per l'istituto bancario dove lavoro ho avuto l'incarico di visitare le aziende illustrando la legge 252 sia ai datori di lavoro che hai dipendenti. Nella maggior parte dei casi ho riscontrato nelle piccole aziende da parte dei datori di lavoro una preclusione a incentivare l'esodo del tfr dall'azienda alla previdenza integrativa, in alcuni casi ho avuto una sincera ma categorica risposta da parte dei datori di lavoro "il tfr sta bene qui dove sta e i miei dipendenti fanno quello che voglio io: non si parla di fondi pensione in questa azienda". Quindi, nonostante i vantagi fiscali destinati alle aziende che lasciano andare il tfr verso i fondi, quasi tutti gli imprenditori di piccole aziende considerano la questione tfr un argomento taboo in contrasto con i principi della legge 252. Quindi dipendenti poco informati sulla questione o addirittura costretti alla scelta del tfr in azienda. Credo sia questo uno dei principali motivi delle scarse adesioni ai fondi nelle piccole aziende.
    Risposta:
    Tutte le spiegazioni sulla scarsa adesione nelle piccole imprese, siano esse basate su evidenze empiriche o sull’uso di tecniche intuitive, hanno piena legittimazione (e quella del lettore ha anche, a mio avviso, indubbio fondamento). Lo stesso, tuttavia, vale per una modesta riflessione sul rapporto tra capacità di raccolta di un fondo pensione e ampiezza del bacino dei suoi potenziali aderenti. I numeri hanno una loro logica difficilmente confutabile e certe volte parlano da soli.
  • Quale successo per il tfr?
    Nome: Andrea Fumagalli  Data: 01.08.2007
    Considerando solo i dati relativi ai fondi negoziali, dove l’incidenza de sindacati è pesante, “il tasso di adesione complessivo è passato dal 14,9 per cento del dicembre 2006 al 19,8 per cento del giugno 2007”. Questo è il risultato complessivo, dopo 6 mesi di campagna martellante all’interno dei luoghi di lavoro. Non mi sembra un grande risultato: un incremento pari a + 4,9 punti!!! Nell’articolo, si citano i dati relativi alle imprese medio-grandi, “nel cui ambito sono stati raggiunti tassi di adesione superiori al 51 per cento dei potenziali aderenti (con punte oltre l’80 per cento), con una crescita di quasi undici punti percentuali rispetto al dicembre 2006”. L’incremento è stato quindi il doppio (+ 11 punti) rispetto al dato totale. La ragione sta semplicemente nel fatto che nelle grandi imprese i sindacati sono maggiormente presenti. E La gestione dei fondi negoziali è uno dei fattori più rilevanti per i sindacati confederali nel processo di trasformazione a lobby economica sempre più distante dai reali bisogni dei loro rappresentati. Laddove il sindacato non è presente, come nelle Pmi, il fallimento dell’operazione tfr è evidente. Complessivamente, l’operazione ha avuto risultati deludenti e sicuramente non credo che si possa parlare di successo, come anche il ministro Damiano ha affermato. Credo che molti abbiano capito che utilizzare parte del proprio salario differito per rimpinguare la liquidità finanziaria a vantaggio di pochi e con i rischi a proprio carico non è il sistema migliore per garantirsi una serena vecchiaia.
    Risposta:
    Dunque, i lavoratori delle grandi imprese sarebbero proni alle direttive dei sindacati quanto all’utilizzo del loro TFR, mentre quelli delle piccole imprese avrebbero capito che grande affare (per loro, non per i loro datori di lavoro) è mantenere il TFR in azienda. Tutto può essere, ma mi dichiaro un poco più ottimista di lei sull’intelligenza degli italiani.
  • TFR
    Nome: S. Iannazzo  Data: 01.08.2007
    E' curioso come nell'articolo in oggetto vi siate "dimenticati" di citare l'unico discriminante che ha guidato (evidentemente) la scelta dei lavoratori italiani: la possibilità di lasciare il TFR in azienda. Questa è l'unica scelta che lascia il TFR di proprietà del lavoratore e prontamente incassabile al momento delle dimissioni (ad es. per un cambio di posto di lavoro). Le altre scelte fanno perdere questa liquidità e pronta esigibilità. Dove la scelta è stata obbligata (medie e grandi aziende) i lavoratori hanno scelto in massa i fondi: è evidente che la sfiducia nell'INPS è elevata, d'altro canto l'istituto viene dato a rischio di fallimento ogni giorno sui giornali...
    Risposta:
    Cito testualmente dall’articolo: “Non si è ritenuto far cenno ad altri possibili elementi di interpretazione dei dati quali la decisione di istituire il fondo di tesoreria presso l’INPS…”. Si può dissentire da un’impostazione, ma non la si può presentare in modo distorto. Ciò che nell’articolo si voleva evidenziare era l’inadeguatezza dell’offerta più che la (indiscutibile) rigidità della domanda. Comunque, vi ricordo che i lavoratori della grande impresa che avevano aderito ai fondi negoziali prima della riforma (erano già un massiccio 40 per cento) il problema dell’obbligo di conferimento all’INPS non lo avevano e ciononostante…