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Commenti

Una firma necessaria

di Massimo Bordignon, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 12.07.2007
La raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale si avvia alla conclusione con il serio rischio che non si arrivi al numero prescritto. Eppure, solo il pungolo della consultazione referendaria può convincere i partiti a rimetter mano a una legge dai più giudicata pessima, ma che non si riesce a modificare per il veto delle piccole formazioni. E se una riforma non fosse comunque possibile, dal successo dei quesiti referendari si otterrebbe almeno l'innalzamento della soglia di sbarramento e la cancellazione delle candidature in più collegi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Referendum truffa
    Nome: Franco Ragusa  Data: 22.07.2007
    Incredibile ma vero, ad essere oggetto delle ire referendarie non sono le decisioni calate dall'alto, dalla scelta delle candidature da imporre agli elettori (con i collegi uninominali o con le liste bloccate non fa differenza) alle 200 o 1000 pagine di programma prendere o lasciare, bensì l'unico strumento che gli elettori hanno oggi a disposizione per poter in qualche modo modellare gli equilibri interni allo schieramento che intendono votare. Con il Mattarellum abbiamo avuto modo di assistere allo spettacolo vergognoso della spartizione dei collegi tra le forze politiche, il cosiddetto mercato delle vacche attraverso il quale veniva definita la geografia parlamentare interna agli schieramenti e rispetto alla quale gli elettori potevano solo decidere se partecipare a decisioni già  prese e non più discutibili o rimanere a casa. Diversamente, con la legge attuale, piaccia o no che a vararla sia stato il centrodestra, la geografia parlamentare delle due coalizioni è stata decisa dagli elettori e non dagli accordi di spartizione calati dall'alto. Tornare indietro su questo punto costituirebbe una lesione gravissima per il diritto degli elettori a poter scegliere per indirizzare e partecipare alla formazione dell'azione di governo, ed è bene quindi chiarire che l'obiettivo dei promotori del referendum non è tanto quello di garantire un quadro politico-istituzionale di tipo bipolare, quanto quello di azzerare la dialettica politica.
  • REFERENDUM
    Nome: ERIO.ILPADANO@GMAIL.COM  Data: 18.07.2007
    PURTROPPO ACCOLGO CON DISPIACERE LA NOTIZIA DEL SUPERAMENTO DELLE 500000 FIRME. UN REFERENDUM CHE VUOLE ELIMINARE DAL PARLAMENTO CON SOGLIE DEL 4%-8%, PREMETTO CHE NON HO APPROFONDITO, I PARTITI CHE A LIVELLO NAZIONALE HANNO LE PERCENTUALI PIU' BASSE. POTREI MAGARI NON ESSERE PROPRIO CONTRARIO NELL' ELIMINARE PARTITI CHE RACCOLGONO CONSENSI MINIMI IN TUTTA ITALIA, MA PER CERTI PARTITI EMINENTEMENTE REGIONALI TIPO QUELLO TIROLESE, VUOL DIRE PER CERTE AREE DEL PAESE TOGLIERE LA RAPPRESENTANZA POLITICA. E NON VENITEMI A DIRE CHE GLI ELETTORI POTREBBERO VOTARE PER ALTRI PARTITI. L'ELETTORE SEGUE IL PARTITO CHE GLI SI AVVICINA DI PIU' E CONTITUNA A SEGUIRLO ANCHE NELLA CATTIVA SORTE. IL RISCHIO E' CHE TOGLIENDO LA RAPPRESENTANZA POLITICA INTERE AREE DEL PAESE SI RIBELLINO "ALLA BASCA". COMUNQUE IO SONO DELL' AVVISO CHE OCCORREREBBE TROVARE UNA FORMULA MAGARI NUOVA PER NON ELIMINARE ANCHE IL PARTITO PIU PICCOLO. =OGNI SINGOLA PERSONA MERITA RISPETTO".
  • A bruxelles
    Nome: M.Sassoli  Data: 16.07.2007
    A Bruxelles le firme sono state raccolte solo fino al 6 luglio...
  • referendum elettorale
    Nome: Angelo Scotto  Data: 15.07.2007
    L'analisi di Bordignon non mi convince molto per una serie di motivi: 1) l'effetto pungolo del referendum non è forte come si crede, perché la difficoltà nel fare una nuova legge elettorale non risiede nella convenienza per i partiti di quella attuale (che è sì conveniente, ma esistono molte possibilità ancora migliori) ma nelle divergenze sul modello alternativo, divergenza che non può essere superata con questo pungolo, a meno di non volere un compromesso al ribasso ancora peggiore 2) Bordignon dice giustamente che non basta la legge elettorale a superare la frammentazione, ma ci vorrebbe una modifica dei regolamenti parlamentari. Non vedo come sia possibile una simile modifica, se il futuro parlamento rispecchierà di nuovo, nonostante la nuova legge, una forte frammentazione. 3) il rischio di una forte disproporzionalità tra voto e parlamento è liquidato in maniera troppo veloce: in un sistema democratico si tratta di una distorsione decisamente eccessiva, nemmeno nella Polonia del 1993 si è arrivati a livelli simili. Gli effetti sul sistema democratico sarebbero nefasti.
  • Referendum
    Nome: diego landi  Data: 14.07.2007
    La fatica con cui si vanno raccogliendo le fiirme è la prova di una irrimediabile sfiducia degli italiani nella possibilità del cambiamento. Vivo a Palermo e voglio segnalare come il banco per la raccolta di firme al teatro Politeama è serrato da alcuni mesi. Questo mentre il Pd qui si sta formando come una mera sommatoria fra Ds e Margherita e un'occasione di riciclaggio di strani "old boys"
  • Referendum
    Nome: Daniele Ferretti  Data: 13.07.2007
    Grazie per il graditissimo sostegno. ComitatopromotorediParma
  • Referendum pessimo
    Nome: Enrico Marchesi  Data: 13.07.2007
    Una eventuale vittoria del si al referendum riuscirebbe a peggiorare l'attuale legge elettorale, già inguardabile. Il referendum non incide minimamente sui due difetti macroscopici dell'attuale legge elettorale. In particolare: -l'assenza dell'espressione della preferenza nella scelta del candidato; - l'assegnazione del premio di maggioranza al senato su base regionale. L'impossibilità di esprimere la propria preferenza (possibilità forse garantita anche nelle "Democrazie Popolari") riduce i candidati del parlamento al rango di funzionari di partito, scelti dalle segreterie a loro immagine e somiglianza. L'assegnazione del premio di maggioranza al senato su base regionale è invece del tutto irragionavole, in quanto non garantisce la presenza di una maggioranza a livello nazionale. Il referendum non si occupa minimamente di questi macroscopici errori. La caratteristica principale del sistema elettorale che risulterebbe dalla vittoria dei si al referendum è l'assegnazione del premio di maggioranza al partito con la maggioranza relativa. Sostanzialmente un partito di centro con il 35% dei voti potrebbe ottenere la maggioranza assoluta il parlamento. Alla faccia della rappresentanza. Era dai tempi della legge acerbo di Mussolini che nessuno tentava qualcosa del genere. In Italia ci sono delle persone che ritengono che la democrazia consiste nell'impedire la rappresentanza parlamentare di chi ha opinioni politiche diverse dal riformismo (sic) imperante. Andiamo bene.