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L'eredità previdenziale

di Vincenzo Galasso, Categoria Pensioni, Data 10.07.2007
Il tavolo delle pensioni sembra incapace di rivolgere uno sguardo al futuro. La dinamica demografica è lenta, ma i suoi effetti sul sistema previdenziale si faranno sentire drammaticamente quando i baby-boomers italiani inizieranno a lasciare il lavoro. Aspettare che anche l'Inps vada in disavanzo prima di agire è sicuramente inefficiente e miope. Ed è anche iniquo verso le generazioni future, che saranno chiamate a sostenere l'intero costo dell’invecchiamento della popolazione. Se le risorse ci sono, utilizziamole pensando ai giovani di oggi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Re: guerra fra poveri
    Nome: Leonardo Piliego  Data: 18.07.2007
    In merito al reperimento delle risorse, bisogna, innanzitutto, precisare che lo scalone non fu introdotto per riportare in equilibrio i conti dell’INPS, ma semplicemente per coprire un buco dei conti pubblici;per tale motivo, la copertura finanziaria della sua abolizione potrà provenire,a rigor di logica, anche dalla fiscalità generale. Premesso ciò, passiamo al merito: lo stesso Montezemolo, nell’ultima Assemblea di Confindustria, dichiarandosi disposto a discutere di una riduzione degli incentivi per le imprese a fronte di una riduzione delle tasse,ha implicitamente ammesso che gli incentivi riconosciuti alle imprese sono in molti casi tutt’altro che opportuni o,comunque, necessari. Inoltre, un recente best seller sugli sprechi della politica ha stimato in più di 2 miliardi di € il solo costo di Camera dei Deputati, Senato e Quirinale. Considerato che in paesi come Francia, Germania e Inghilterra le spese per le istituzioni corrispondenti sono pari a meno della metà, portare l’Italia ai livelli degli altri paesi europei rappresenterebbe già un primo passo (neanche troppo simbolico) per reperire le risorse. Pertanto, ribadisco con forza l’idea per cui l’esistenza d'innumerevoli voci di costo nel bilancio dello Stato inutili o non prioritarie, unitamente agli sprechi delle pubblica amministrazione e all’eccessivo costo della politica, rende moralmente inaccettabile questa disquisizione su quale delle rivendicazioni sia da accogliere e quale da respingere. Peraltro, non capisco perché l’innalzamento delle imposte sia considerato comunque di per sé negativo per l’economia e per la collettività. Ad esempio, l’innalzamento dell’ICI per i proprietari di molti immobili, creando un incentivo a immettere sul mercato immobilipotrebbe avere un effetto calmieratore sui prezzi epermettere alle giovani generazioni di acquistare una casa di proprietà con maggiore facilità. Pertanto, non mi sentirei di escludere a priori neanche questo canale di reperimento delle risorse.
  • Re: guerra fra poveri
    Nome: Leonardo Piliego  Data: 18.07.2007
    Chiaramente la citazione dell’acquisto di frigoriferi era a titolo puramente esemplificativo… così come, immagino, il suo suggerimento di aumentare i contributi, una provocazione… La mia critica al suo articolo risiede nel fatto che mi sembra riduttivo presentare la questione previdenziale come un mero scontro intergenerazionale ed inoltre che esso cade nel sempre più frequente limite di valutare ed esprimere opinioni sull’argomento, prescindendo completamente sia dal contesto complessivo (cioè la società italiana) in cui la riforma della previdenza si andrà a collocare, sia da elementari nozioni di giustizia o anche di mera opportunità. Sarò demagogico (preciso che ho 27 anni, quindi non sono parte in causa), ma lei come si sentirebbe nella condizione di un operaio che si vede innalzata di punto in bianco l’età pensionabile di tre anni da cittadini (vale a dire i parlamentari che dovrebbero rappresentarlo) che acquisiscono il diritto alla pensione dopo 30 mesi dal loro insediamento? Io rappresentante delle c.d. “nuove generazioni” non mi sentirò usurpato (come qualcuno pensa dovrei sentirmi) se il Governo deciderà di abolire lo scalone, non riesco proprio a percepirla come un’ingiustizia nei confronti della mia generazione, forse perché sono di tutt’altro genere le reali ingiustizie che essa si trova a subire. E’ per questo che ritengo limitativo esporre la questione come una mera contrapposizione di interessi fra vecchie e nuove generazioni e davvero infimo indicare, come fatto dalla propaganda di alcuni partiti politici, quale nostro nemico il lavoratore 57enne che non accetta di andare in pensione tre anni dopo. Segue...
  • Eta` pensionabile
    Nome: riccardo boero  Data: 17.07.2007
    Non e` equo alzare rapidamente l'eta` pensionabile, perche' cio' pesa in modo profondamente diverso (iniquo) sulle varie categorie di lavoratori. Il dipendente pubblico ci guadagna: perche' percepisce il salario (piu' alto della pensione) per qualche anno in piu' Il dipendente privato, che a 50 anni si trova statisticamente disoccupato (in Italia lavora un ultracinquantenne su 3, quasi sempre dipendente pubblico o libero professionista), vede allungarsi smisuratamente il periodo durante il quale non gode di alcun reddito, dopo aver progettato la sua vita in funzione di un'eta` pensionabile che non viene poi rispettata, e quando è ormai troppo tardi per formarsi a nuove competenze.
  • Previdenza
    Nome: Renato  Data: 17.07.2007
    Sono un dipendente universitario e attivista sindacale, purtroppo minoritario sulla questione previdenza. In particolare non capisco una cosa: 1) perchè ci si scandalizza sugli scaloni e scalini, quando nessuno ha detto niente allorchè con la riforma Dini moltissini sono passati dal sistema a compartecipazione a quello contributivo, anche qui in base a criteri puramenti anagrafici. 2) perchè in tutti gli altri paesi l'età pensionabile è più alta e nessuno ha un debito apragonabile al nostro? Sono tutti pazzi? Non hanno sindacati? sono paesi dittatoriali? E' chiaro che tutti vorremmo goderci la pensione ancora giovani, ma ciò è compatibile con i conti e con la calcolatrice? Comunque preferisco lavorare di più che avere una pensione da fame. Infine, mi pare che in questo modo si svalorizzi il lavoro, come attività che dovrebbe avere significato e valore. La Repubblica italiana è fondata sul lavoro ... o sulla pensione?
  • guerra fra poveri
    Nome: Leonardo Piliego  Data: 11.07.2007
    La miopia risiede, invece, nel fatto che la questione delle pensioni si è ormai ridotta a una “guerra fra poveri”: danneggiamo i 57enni di oggi (e il discorso vale tanto di più per i cosiddetti “usurati”) o i pensionati di domani? In realtà, entrambe le rivendicazioni delle due categorie sono sacrosante: i primi chiedono di vedersi riconosciuto il diritto di andare in pensione nel momento in cui l’hanno, da sempre, previsto (e, spesso, ardentemente atteso); i secondi chiedono di percepire al momento della quiescenza una pensione dignitosa, così come è ora per i loro padri. Ed amareggia ancor più il fatto che tale guerra viene assecondata da personalità della politica, quali il Ministro D’Alema, con un background culturale vicino al mondo del lavoro. L’esistenza di MIGLIAIA di voci di costo nel bilancio dello Stato inutili, non prioritarie ( vedi deduzioni fiscali per l’acquisto di frigoriferi) o persino dannose per la collettività (vedi i finanziamenti per gli autotrasportatori ), per non parlare degli sprechi della pubblica amministrazione, non possono che rendere moralmente inaccettabile questa guerra su “quale fra le due rivendicazioni è prioritaria”. Pertanto, uno Stato che si rispetti deve trovare le risorse per far fronte ad entrambe.
    Risposta:
    Non mi è chiaro dove pensa di trovare le risorse necessarie. Temo che eliminare le deduzioni fiscali per l'acquisto dei frigoriferi non basterà. Forse aumentando ulteriormente i contributi?
  • La realtà non è arbitraria
    Nome: Gualtiero  Data: 11.07.2007
    Quello di Luciano Gallino non è affatto un esercizio arbitrario di contabilità ma un doveroso richiamo alla realtà . E' proprio astraendo dalla realtà che le cure proposte diventano arbitrarie . E' forse migliore l'approccio propagandistico di Padoa Schioppa che ha sostenuto esserci un rapporto fra gli andamenti contingenti delle entrate fiscali e le misure (necessariamente di lungo periodo) da definire nella trattativa sulle pensioni ? Certo , la distinzione fra spesa assistenziale e previdenziale se fatta ex post non migliora il disavanzo pubblico (che è attuale).Ma questo non è un buon motivo per sorvolare sui dati di fatto. Il costo del lavoro dipendente ( in sostanza il reddito che il lavoratore ha prodotto in un determito periodo di tempo ) si può distinguere in oneri diretti ed indiretti per l ' impresa.E' pacifico che gli oneri indiretti debbano servire per pagare le pensioni di chi ha prodotto quel reddito e non le pensioni degli invalidi civili , le pensioni sociali , gli sgravi contributivi di vario genere , che come ha evidenziato Gallino ammontano a 74 mld di euro. A questi costi si deve fare fronte con le entrate fiscali del Paese, perchè diversamente si realizza un arbitrario trasferimento di reddito e non una legittima redistribuzione . Ma poichè si sceglie di ridurre gli oneri contributivi di imprese spesso poco competitive( fra cui anche il giornale per cui scrive Eugenio Scalfari) ;non si può esigere che gli evasori paghino le tasse (vedi retromacia su studi di settore ) ecc... , allora non resta che agire sulle pensioni . Un intervento Riformatore sulla previdenza è probabilmente opportuno , ma con un respiro di lungo periodo , partendo sempre dai dati di fatto e considerando tutte le variabili in campo.
  • aumentare che?
    Nome: riccardo boero  Data: 11.07.2007
    Egr. Professore trovo che l'aumento forzoso (o con disincentivi) dell'eta` di pensionamento sia la misura piu' iniqua che si possa immaginare. La maggior parte dei lavoratori infatti, progetta la propria carriera sulla base della stabilita` della data di pensionamento. Solo i rari detentori del cospicuo privilegio della non-licenziabilita` (funzionari, insegnanti..) non vengono danneggiati dall'innalzamento dell'eta` di pensionamento, anzi rimandano a piu' tardi il calo di introiti conseguente al pensionamento. Per tutti gli altri, (non dimentichiamo che oggi in Italia lavora un ultracinquantenne su 3), si allargherebbe fortemente il periodo privo di redditi tra l'inevitabile licenziamento verso i 50 e il miraggio della pensione, allontanato sempre di piu'. Capisco che un professore universitario sostenga la soluzione dell'innalzamento dell'eta` pensionabile. Cicero pro domo sua. Ma la soluzione piu' equa sarebbe un passaggio deciso (ora che l'INPS e` in avanzo) a un sistema unicamente (o prevalentemente) contributivo. In questo modo gli aggravi sarebbero distribuiti in modo equo e proporzionale agli introiti goduti una volta in pensione Grazie di una cortese risposta.
    Risposta:
    Passaggio al contributivo: sta proponendo l'applicazione della riforma Dini da subito per tutti? Se è così mi trova d'accordo. Ma tenga presente che chi andrebbe in pensione a 57 avrebbe un pensione con un tasso di sostituzione molto basso. Quindi avrebbe un forte incentivo a ritardare il pensionamento.
  • liberisti (einaudiani?)
    Nome: pietro gori  Data: 11.07.2007
    Egregio Galasso, Nel leggere il suo articolo mi viene subito da pensare a tutte quelle generose pensioni che servono a mantenere i figli disoccupati, precarizzati e variamente flessibilizzati... Guardare ai sistemi anglosassoni come ad un modello da imitare (meno pensioni, maggiore eta' pensionabile, piu' part-time, disgregazione sociale) significa non conoscere quei paesi, dei quali si e' probabilmente visto solo il campus, con retta pagata da papa'... In un orizzonte dinamico, le pensioni dipendono dai contributi, i contributi dall'occupazione, e l'occupazione, per i comuni mortali (e per i liberisti?) dagli investimenti. Magari in un prossimo articolo qualcuno della Voce mi spieghera' il nesso tra risparmi di cassa pensionistici e investimenti. Anch'io sono stato al campus ma purtroppo, di sicuro per mia colpa, quale esso sia non l'ho imparato Cordiali saluti
    Risposta:
    Caro Gori, mi dispiace deluderla, non solo nei paesi anglosassoni si va in pensione più tardi, ma anche nei paesi scandinavi e persino in quelli mediterranei (Spagna). Avrà difficoltà a trovare un paese nel quale si va in pensione prima che da noi (solo in Belgio ci sta alla pari)!
  • Equo ed iniquo
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 11.07.2007
    Un provvedimento che non mettesse da subito tutti i pensionandi (a breve o futuri che siano) sullo stesso piano, non potrebbe definirsi equo. Quindi il cosidetto scalone che innalzerà l'età pensionabile da 57 a 60 anni di età non è iniquo perchè la stessa riforma Maroni ha anche degli scalini che innalzano gradualmente l'età pensionabile: alle classi 1951/1952/1953 e via via ai più giovani lo innalza di ben 5 anni! Altro che i 3 dello scalone! Allora evitiamo la lotta tra poveri: lasciamo le cose come stanno o mettiamo da subito e per tutti quota 97 o 98 (età anagrafica sommata alla contribuzione). Questo sarebbe equo e, forse, fattibile finanziariamente, coi soldi di tutti!
    Risposta:
    Non è solo una questione di fattibilità finanziaria, ma di scelta di come allocare delle risorse scarse.
  • quale eredità?
    Nome: Luca  Data: 10.07.2007
    Sì, però dell'assistenza usufruiscono tutti i cittadini, mentre nel conto della previdenza versano solo i lavoratori (soprattutto dipendenti) assicurati. Come la mettiamo con l'equità? A meno che non si voglia consolidare ciò che è ormai un dato di fatto: i contributi previdenziali non sono più contributi ma una delle tante tasse pagate, ancora una volta, soprattutto dai lavoratori dipendenti. Si abbia il coraggio di dirlo! Oppure se lo Stato non vuole più pagare le pensioni è sufficiente eliminare immediatamente la tassa-contibuti (ovviamente restituendo gli importi già versati) ed ognuno s'arrangi come può: vi sembra un modo di pensare ai giovani? Anche su questo argomento sarebbe ora di dire basta! basta con l'ipocrisia! Qui nessuno pensa a nessuno: infatti finirà che per gli anziani rimarrà lo scalone (fregati!) e per i giovani non ci sarà ugualmente nulla (fregati da chi?).