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E in magistratura largo agli anziani

di Luigi Marini, Categoria Giustizia, Data 10.07.2007
Una sentenza della Corte costituzionale cancella la legge che fissava in sessantasei anni il limite di età dei magistrati per partecipare a concorsi per dirigere uffici giudiziari di merito. Norma dettata da ragioni molto specifiche e poco attente agli interessi della giustizia, ma che aveva avuto il merito di riaprire il dibattito sui requisiti e sul ruolo del magistrato dirigente e sul criterio dell'anzianità. Se la politica non saprà uscire da logiche di piccolo cabotaggio ed esprimere rapidamente un progetto coerente e forte, il sistema finirà per collassare.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Presidenti dei Tribunali: una proposta per la rotazione degli incarichi
    Nome: Jean Baptiste Clamence  Data: 24.07.2007
    Trovo piuttosto equivoco il concetto di “Magistrato dirigente” che presuppone il possesso, nei capi degli uffici giudiziari, di qualità manageriali che esso normalmente non possiede, e non si vede come potrebbe possedere, visto che né i suoi studi, né la sua successiva carriera lo orientano al management. È ormai acquisito nel resto della Pubblica Amministrazione che la buona gestione non è solo applicazione delle norme, campo, quest’ultimo, nel quale i Magistrati certamente eccellono. Nell’attuale sistema, il CSM nomina i capi degli uffici giudiziari, spesso tra Magistrati che non ne fanno parte. Dunque la nomina consiste anche in un trasferimento, e il Presidente di un tribunale o un Procuratore capo vengono catapultati dall’alto in una realtà che non conoscono. Non mi pare un gran modo di assicurare l’indipendenza del potere giudiziario, né la sua efficienza. Ritengo perciò auspicabile un diverso modello di governance degli uffici giudiziari. Almeno le corti giudicanti dovrebbero poter eleggere nel loro seno il loro Presidente, tra magistrati che ne fanno già parte. È lo schema seguito, per fare un esempio, dalla Corte Costituzionale. L’elezione potrebbe essere annuale. Verrebbe in tal modo assicurata la rotazione degli incarichi, la conoscenza da parte del capo del proprio ufficio, l’autonomia del potere giudiziario dall’interferenza del CSM. Inoltre sarebbero recuperate risorse alla giurisdizione: oggi la concentrazione sui capi degli uffici anche dei compiti amministrativi li esenta dalla normale attività giurisdizionale, e quindi chi lavora come capo dell’ufficio giudiziario, normalmente non lavora come giudice. Il Magistrato capo dovrebbe allora occuparsi soltanto degli affari giudiziari, lasciando a un dirigente-manager non togato la gestione delle incombenze amministrative (personale ed uffici).
  • Gerontocrazia giudiziaria
    Nome: Giorgio  Data: 10.07.2007
    Questo è quello che succede a mantenere al lavoro persone oltre i 60 anni (escludendo così i giovani che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro quasi dieci anni dopo rispetto all'età in cui sono entrati gli attuali pensionandi). Mi pare ci sia una piccola (piccola, si fa per dire) contraddizione fra chi si lamenta per la gerontocrazia imperante (tutta la PA è così e sarà sempre peggio mandando in pensione la gente più tardi - i dirigenti saranno gli ultimi afd andarsene visti i privilegio stipendiali di cui beneficiano) ed al tempo stesso sollecita l'innalzamento dell'età pensionabile. O no ?