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Commenti

Alitalia: un prezzo troppo elevato. Per il paese

di Carlo Scarpa, Categoria Concorrenza e Mercati, / Infrastrutture e Trasporti, Data 03.07.2007
Per vendere Alitalia si rischia che a pagare siano ancora una volta i contribuenti. Per "salvare" i privilegi di qualche migliaio di lavoratori, spesso assunti per ragioni clientelari e pagati stipendi fuori mercato. E se a comprare sarà AirOne, rischiano di pagare anche i consumatori, che vedranno scomparire la concorrenza tra Linate e Fiumicino. Un ulteriore costo sarà poi la perdita di reputazione dell'Autorità antitrust, nel caso decida di non intervenire. Sembra un gioco a somma molto negativa.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • dipendenti strapagati
    Nome: Tommaso Brait  Data: 21.02.2008

    Credo sia utile fare un bel passo indietro: continuare a dire che i dipendenti Alitalia abbiano una retribuzione fuori mercato, nel senso maggiorativo dell'accezione è mentire sapendo di mentire: la forza lavoro rappresenta il 15,2% dei ricavi, in europa siamo battuti solo da ryanair con ul bel 15,1%! alla faccia degli strapagati... Cerchiamo di non puntare sempre il dito sul costo del lavoro, è una scorciatoia ormai divenuta di una monotonia estrema. Per il resto mi sembra un buon lavoro. Saluti www.comitatodiliberazionealitalia.org

  • Alitalia
    Nome: renato  Data: 04.09.2007
    Concordo sul fatto che sia opportuna la dichiarazione di fallimento, mi sembra solo una perdita di denaro pubblico, mantenere in vita una azienda che versi in così grave situazione. Cosa salvare? nulla assoloutamente nulla. Il vero problema è, occasione da non perdere, l'approccio alla politica del trasporto aereo, cosa che fino ad oggi si è colpevolmente pensato spettasse ad Alitalia. E così che un settore tecnologicamente molto avanzato, invece di agire/reagire con la massima capacità di rispondere al mercato e/o di anticiparne la richiesta, deve ancora sopportare cavilli burocratici da parte di enti ed associazioni diverse: Civilavia; Enav e sindacati vari , per operare.
  • Alitalia
    Nome: riccardo papetti  Data: 16.07.2007
    Egregio Dottor Scarpa, sarebbe inutile confutare i luoghi comuni su Alitalia e soprattutto sui "privilegi accordati ai suoi dipendenti" poiché è difficile confutare la verità; Ora per pensare al futuro occorrerebbe analizzare le ragioni per le quali Alitalia sia sì "malata" ma allo stesso tempo "potenzialmente sana". Il problema è strettamente politico ed in particolar modo è così "Italiano" trovarsi in una simile situazione, dove questo paradosso se non risolto vede perdente il sistema, la questione è quale scelta intraprendere con i relativi costi e benefici. Il problema è politico poiché le scelte strategiche nel settore dei trasporti avvengono in sede politica, gli attori sul campo devono riuscire ad esprimere in modo efficiente e al meglio delle loro possibilità, ciò che strategicamente è stato posto a loro supporto. La situazione attuale non è affatto il risultato dei privilegi di cui sopra, semmai è il risultato della cecità con cui la politica ha non fornito policies e di quanto non abbia assolto al suo compito essenziale di controllo.
    Risposta:
    I privilegi ecc. sono il risultato di quanto lei dice, sono d'accordo. Quanto alla specificità italiana, noti che - giusto per stare nella vecchia Europa - sono fallite le compagnie di bandiera di Belgio e Svizzera... Cordiali saluti carlo scarpa
  • Alitalia ed un paese normale
    Nome: luigi zoppoli  Data: 14.07.2007
    L'azionista di controllo di Alitalia, in Assemblea propone azione di responsabilità avverso il Sig......, ex......; avvia azione al fine dell'esclusione dal Consiglio di Amm.ne a carico dei Sigg........... Conferisce mandato agli organi preposti dell'Azienda di dare immediato concreto avvio delle procedure di consegna dei libri in Tribunale; impone agli amministratori i ed ai manager in carica di evitare e riferire di ogni contatto con persone estranee ad Alitalia su argomenti inerenti la gestione dell'Azienda. Fa obbligo agli amministratori di portare i libri in Tribunale. Secondo me questo avrebbe dovuto essere il percorso avviato già parecchi anni fa da un Governo-Azionista normale.Ancor più grave quindi quanto accaduto durante il Governo Berlusconi, presunto liberale, apena meno anormale quanto sta accadendo di questi tempi. Di fatto non credo che abbiamo finito di scialacquare i nostri quattrini per sostenere un'azienda che, avulsa dalla realtà della sua missione, serve a pagare personaggi che quella struttura hanno largamente contribuito a distruggere.
    Risposta:
    Il problema è che il Governo azionista avrebbe dovuto iniziare un'azione di responsabilità contro se stesso, eventualmente...! carlo scarpa
  • perchè non regalarla?
    Nome: giuseppe  Data: 13.07.2007
    Non vale la pena di pagare tutto questo per salvare Alitalia. Condivido le considerazioni di Gianluca Brambilla . Al fallimento si potrebbe tentare un' alternativa : regalarla .
  • ALITALIA
    Nome: luca salvarani  Data: 13.07.2007
    Leggendo il suo articolo appare chiaro come ben difficilmente Alitalia possa essere privatizzata con questa formula.Provo a proporne una io:Lo stato venda il suo 50% in 3 anni, collocando sul mercato ogni anno il 10-15% circa, ma senza sindacare su chi compra o su quale sia il suo progetto; ma semplicemente ricorrendo ad un accelerated bookbuilding rivolto ad investitori istituzionali.In questo modo sarà il mercato stesso a sancire il destino di Alitalia.Secondo Lei sarebbe una opzione praticabile e eventualmente efficiente?
    Risposta:
    Caro lettore, E' senza dubbio una opzione sensata, ma due obiezioni si potrebbero fare. La prima è che in questo modo vengono meno tutte le garanzie che il governo cercava di avere su occupazione, copertura del territorio nazionale, ecc. Ma forse è inevitabile. La seconda è che tre anni sono lunghi per un'impresa sull'orlo del collasso. Fra tre anni (se continua così) avremo ancora qualcosa da vendere...? la mia sensazione è che entro il 2007 la vicenda debba trovare uno sbocco. Si noti anche che l'attuale CdA non è fatto per mandare avanti l'impresa, ma per venderla (persone competenti, ma soprattutto avvocati e funzionari del Tesoro ...). Se si trovassero a gestirla "davvero" e non solo in transizione, credo avrebbero bisogno di un piano industriale che al momento latita. Cordiali saluti Carlo Scarpa
  • Fallimento
    Nome: Gianluca Brembilla  Data: 11.07.2007
    Al nome Alitalia si accostano sempre due termini: debiti (dell'azienda) e privilegi (dei dipendenti). Con il trasporto aereo in crescita ovunque e quindi di richiesta di personale con qualifiche adeguate perché non si può parlare semplicemente di fallimento? L'azienda chiude e i dipendenti troveranno un altro lavoro: altrove e senza privilegi. Non si sta parlando di operai generici di oltre 50 anni di età da condurre in pensione per non buttarli in mezzo ad una strada. Si parla di professionisti di un settore in crescita. Mi chiedo perché per lavorare in Ryanair il dipendente debba prendere casa obbligatoriamente nello scalo che la compagnia gli impone e recarsi al lavoro con mezzi propri mentre in alitalia qualcuno lo debba trattare da vip. Il cliente invece paga due volte e si becca pure gli scioperi. Cordiali saluti all'autore e buon lavoro.
  • Antitrust
    Nome: Simone Garbuglia  Data: 04.07.2007
    Una domanda: nel caso che alla fine Airone acquisti Alitalia, sarebbe possibile per l'Antitrust, piuttosto che annullare l'operazione in toto, imporre semplicemente ad Airone di vendere alcuni slot della Milano-Roma entro un certo periodo (pena multe salate o altri provvedimenti)? In questo modo si eviterebbe di accollarci Alitalia per ancora chissà quanti anni senza ledere la concorrenza. Sempre se ciò rientra nei poteri dell'Antitrust.
    Risposta:
    Assolutamente sì. Le concentrazioni possono esssere (i) consentite (ii) vietate (iii) consentite sotto condizioni. Per altro, do per scontato che - chiunque acquisti Alitalia - lo faccia specificando che l'offerta è valida se le autorità competenti (italiane o eventualmente europee) diano il loro assenso. In altri termini, suppongo che ogni offerta per Alitalia specifichi un prezzo condizionato all'attuale situazione, e si riservi invece di proporre un prezzo minore se l'antitrust imponesse la cessione di "slot" (prezzo che preciserebbero in seguito a seconda delle condizioni eventualmente imposte dall'Antitrust). Se questo avvenisse, il governo potrebbe accettarlo, o meno. In ogni caso, prima del pronunciamento dell'Antitrust non sapremo davvero cosa succede... Cordiali saluti carlo scarpa
  • C'è un circolo vizioso che non si spezza
    Nome: Luca Alessandro Remotti  Data: 04.07.2007
    E' dalla prima crisi petrolifera che Alitalia è in affanno. E si che io ci ho lavorato e le "vorrei bene", ma le ragioni della impossibilità  di soluzioni sono all'interno ed all'esterno: in fondo, come mi hanno detto, i dipendenti pensano che tanto lo Stato li salverà. E lo Stato non riesce a liberarsi di un baraccone dove comandano politici e sindacati e dove basta che una piccola componente sia in agitazione che si fermi tutto. Ma le dinamiche di settore sono sempre più rapide, le regole UE inderogabili. Ho volato tra Fiumicino e Linate recentemente: Alitalia all'andata, AirOne al ritorno. C'è da piangere (per Alitalia) nel confronto.
  • Alitalia
    Nome: Francesco  Data: 04.07.2007
    Un commento a questa frase dell'articolo: "Per anni i contribuenti hanno pagato per le politiche scellerate di chi gestiva questa compagnia più volte salvata dallo Stato, e hanno dovuto tollerare che si pagassero stipendi fuori mercato a un numero di dipendenti inutile" Per me è più scandaloso che noi contribuenti paghiamo e manteniamo una classe politica che costa quanto quella di alcuni maggiori paesi della UE messi tutti insieme, come ho recentemente letto. Saluti. Francesco da Roma