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Un buon compromesso dal Consiglio europeo

di Stefano Micossi, Categoria Europa, Data 26.06.2007
Si è salvata la sostanza delle innovazioni del Trattato costituzionale, realizzando un sistema più funzionale di decisone e di organizzazione dei poteri. E si è saputo dare risposte adeguate a un'opinione pubblica che chiedeva maggior controllo sulle scelte dell'Unione e maggiori garanzie sulle sfere di autonomia delle politiche nazionali. Le puntigliose precisazioni a tutela delle prerogative degli Stati membri non attenuano l'importanza dei nuovi poteri dell'Unione in materia di politica estera e di difesa e di sicurezza interna.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Nessun motivo di soddisfazione
    Nome: Fabio  Data: 02.07.2007
    Trovo discutibili le positive conclusioni dell’autore. Quello che viene definito un “buon compromesso” mi sembra più simile a un pastocchio che nulla aggiunge e molto toglie al Trattato costituzionale e non ha la forza di superare i limiti profondi del sistema decisionale in vigore. Quasi tutto l’impianto che rappresentava un progresso in direzione federale è stato rimosso: niente bandiera, niente inno, niente leggi europee, niente ministro degli esteri europeo. L’approfondimento del principio di sussidiarietà appare più volto a conservare e ampliare le competenze degli Stati membri che a rafforzare il sistema centrale. In pratica si sta fermi per arretrare. La Carta dei Diritti resta ancora lettera morta e se il rinvio di dieci anni dell’entrata in vigore del nuovo sistema di voto non viene considerato “un dramma”, rimane in piedi un sistema decisinale farraginoso e difficile decifrazione sul quale può pesare su ogni questione il diritto di veto di un qualsiasi Stato. I cittadini europei si trovano davanti ad un nuovo compromesso al ribasso che non rimuove il deficit democratico di cui è afflitta l’Unione. A una settimana dall’accordo, questo mostra già le prime crepe, con la Polonia che minaccia di di volerlo ridiscutere e un Portogallo che si vede così passare una patata che se non è proprio bollente è rimasta ancora calda. Lo spettro del Referendum continua ad aleggiare sull’Europa, lo stesso Portogallo ha in precedenza dichiarato che ratificherà il Trattato mediante consultazione popolare. E se si arrivasse a un nuovo fallimento, con la Gran Bretagna che lotta col terrorismo in casa e la Francia che dovrà misurarsi con le riforme strutturali che Sarkozy ha promesso? Non c’è un barlume di coraggio in questo Mini-trattato, non mi risulta che si sia fatta molta Storia senza coraggio
  • Carta di Nizza
    Nome: Fernando D'Aniello  Data: 30.06.2007
    La Carta di Nizza, pur non entrando direttamente nei Trattati, viene in qualche modo “preservata” dalla definitiva scomparsa grazie ad un apposito rinvio che garantisce comunque, a mio giudizio, di potenziare i suoi effetti quanto all’ Acquis comunitario (bisogna ricordare che la stessa Core di Giustizia fino ad ora aveva già più volte richiamato la Carta pur in assenza di una sua chiara presenza all’interno dei Trattati). Temo, però, che siamo di fronte ad un pericolo concreto quello per cui, sul piano dei diritti e delle libertà, il sistema europeo sia “a geometria variabile”, in modo particolare per quanto riguarda gli Stati che non intendo sottoporsi a quella disciplina (non solo l’Inghilterra ma anche la Polonia sul tema della famiglia) anche attraverso dichiarazioni unilaterali. Inoltre appare quantomeno preoccupante la precisazione secondo la quale la carta: non estende l’ambito di applicazione del diritto dell’Unione al di là delle competenze dell’Unione. E questo è certo una pessima rappresentazione di Europa a due velocità.