L'interpretazione dei risultati eccezionalmente positivi registrati dalle entrate tributarie nel 2006 è molto controversa. Tuttavia, qualche risposta si può dare guardando all'andamento del gettito Iva. Ciclo economico e manovre tributarie spiegano meno del 50 per cento dell'aumento. Mentre il miglioramento della tax compliance è confermato da diversi indicatori. E per la prima volta il livello di efficienza nella raccolta del tributo è in linea con quello degli altri paesi europei. Ma solo un impegno costante può garantire che sia un risultato duraturo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
Aumento del gettito tributario: si guardi agli studi di settore
Nome: Alessandro SimonettaData: 06.11.2007
Pur non avendo esaminato attentamente i dati ritengo che l'aumento di gettito sia attribuibile alle modifiche normative effettuate sugli studi di settore. Non si tratta della revisione degli stessi quanto delle modifiche introdotte a partire dalla finanziaria 2005 che ha esteso anche agli esercenti attività d'impresa in contabilità ordinaria l'accertamento automatico in assenza di congruità dei ricavi, in precedenza escluso. Con la Finanziaria 2005 infatti si è prevista l'applicazione dell'accertamento quando in almeno 2 periodi di imposta su 3 consecutivi i ricavi risultassero inferiori al valore dello studio. In seguito tale norma è stata ulteriormente inasprita prevedendo, con il Decreto Visco-Bersani, l'applicazione dell'accertmento in presenza di una sola annualità di non-congruità. Le imprese, i lavoratori autonomi per evitare l'accertamento automatico ed un difficile contradditorio con il fisco, o peggio il contenzioso, hanno preferito correggere i ricavi , aggiustando i bilanci o adeguandosi in sede di dichiarazione dei redditi evitando in questo modo le eventuali sanzioni cui sarebbero sicuramente incorsi in sede di accertamento. Quindi niente tax compliance ma un forzato adeguamento non lontano da meccanismi già visti di minimum tax .
tributo iva
Nome: bruno pellicelliData: 10.10.2007
La spiegazione dell'aumento è facile. Con l'obbligo dell'invio fatture clienti/fornitori, il giochetto delle fatt. fornitori finte è finito.
EVASIONE IVA AUTO
Nome: Paolo PoliData: 08.08.2007
Auto importate: Iva evasa per 1.000.000 di euro al giorno!
Una situazione paradossale: per mettere fine alle frodi di tanti operatori del settore auto, basterebbe applicare la legge, ma l'apparato burocratico non dà il via libera ormai da sette mesi ed è già stato deciso uno slittamento ad Ottobre 2007.
Sapete che il Fisco dal settore auto può recuperare almeno 365 milioni di euro evasi ogni anno? È sufficiente che lo Stato metta in pratica una legge già esistente. Invece, è tutto fermo e le frodi continuano. Proprio così: ci sono moltissimi operatori del settore italiani che, importando auto, evadono l'Iva (Imposta sul valore aggiunto, del 20%) per un totale di almeno milione di euro al giorno; una semplice norma eviterebbe l’evasione di quei soldi ma, almeno per ora, manca solamente l'ok dell'apparato burocratico. Non ci credete? Leggete qui.
UNA PACCHIA DEI TRUFFATORI
L'anno chiave è il 1993, quando a livello comunitario viene introdotto il regime transitorio dell'Iva e, al contempo, viene abolito il controllo doganale per le operazioni intracomunitarie. Da qui prendono origine le frodi Iva. Infatti, la legge comunitaria stabilisce che le cessioni all'estero a un altro Stato membro devono avvenire al netto dell'Iva. Non soltanto: l'imposta va versata nel Paese di destinazione dove il bene viene utilizzato. A oggi questo regime, inizialmente previsto fino al 1997, è ancora in vigore, perché le aliquote Iva dei Paesi membri non sono state armonizzate. Col risultato che nell'Unione Europea si evadono 250 miliardi di euro l'anno nei vari settori merceologici. E’ proprio il settore auto è uno dei più flagellati dalle truffe.
-Come è potuto accadere tutto ciò?
-Come si spiega che tutti erano a conoscenza da anni di questo fenomeno e nessuno è intervenuto ?
-Come si spiega che soprattutto Italia sia uno dei paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno?
Pur non avendo esaminato attentamente i dati ritengo che l'aumento di gettito sia attribuibile alle modifiche normative effettuate sugli studi di settore. Non si tratta della revisione degli stessi quanto delle modifiche introdotte a partire dalla finanziaria 2005 che ha esteso anche agli esercenti attività d'impresa in contabilità ordinaria l'accertamento automatico in assenza di congruità dei ricavi, in precedenza escluso. Con la Finanziaria 2005 infatti si è prevista l'applicazione dell'accertamento quando in almeno 2 periodi di imposta su 3 consecutivi i ricavi risultassero inferiori al valore dello studio. In seguito tale norma è stata ulteriormente inasprita prevedendo, con il Decreto Visco-Bersani, l'applicazione dell'accertmento in presenza di una sola annualità di non-congruità. Le imprese, i lavoratori autonomi per evitare l'accertamento automatico ed un difficile contradditorio con il fisco, o peggio il contenzioso, hanno preferito correggere i ricavi , aggiustando i bilanci o adeguandosi in sede di dichiarazione dei redditi evitando in questo modo le eventuali sanzioni cui sarebbero sicuramente incorsi in sede di accertamento. Quindi niente tax compliance ma un forzato adeguamento non lontano da meccanismi già visti di minimum tax .
La spiegazione dell'aumento è facile. Con l'obbligo dell'invio fatture clienti/fornitori, il giochetto delle fatt. fornitori finte è finito.