Logo stampa
 
 
 

Commenti

Lo "scalone" si può barattare

di Sandro Gronchi, Categoria Pensioni, , Data 21.06.2007
Ancora una volta il dibattito pensionistico italiano è interamente assorbito dalle preoccupazioni di breve periodo. Ma per chi sappia guardare lontano, i risparmi generati dallo "scalone" non sono la vera priorità. Ciò che importa è il completamento della riforma contributiva per la definitiva costruzione di un sistema pensionistico equo e sostenibile. E l’elenco degli interventi da fare è davvero lungo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Pensioni tutti contro tutti
    Nome: Giorgio Calabresi  Data: 07.07.2007
    condivido pienamente le sue tesi che vedono, oggi, nel sistema a capitalizzazione virtuale il modo migliore di creare equilibrio finanziario e giustizia sociale. Non starò ad elencarle, pertanto, i punti di forza ma se permette, le vorrei segnalare un punto di debolezza: l’aliquota di finanziamento. Si è prevista la revisione decennale dei coefficienti di trasformazione ma non si è prevista la revisione dell’aliquota di finanziamento, eppure l’equilibrio finanziario in un sistema a ripartizione si basa soprattutto sul rapporto, attivi/pensionati, peraltro in continuo deterioramento; è da questo rapporto che dovrebbe scaturire l’entità dell’aliquota di finanziamento. Certo, quale legislatore oserebbe portare più in alto l’asticella? Come pensa di mantenere l’equilibrio nel sistema? E’ urgente una svolta. Per prima cosa occorre fare chiarezza e distinguere tra sistema di reperimento delle risorse, (ripartizione e capitalizzazione reale) e sistema di calcolo della pensione, (retributivo e capitalizzazione virtuale o contributivo). Noi abbiamo scelto di reperire le risorse con il sistema a ripartizione che si fonda sulla solidarietà intergenerazionale; io lavoratore attivo trasferisco con la mia contribuzione una quota parte della mia ricchezza a te genitore cui devo riconoscenza per avermi permesso di esistere e di produrre reddito e a mia volta genero te figlio affinché nel dare continuità alla nostra specie provvederai per dare a me una serena vecchiaia. Pertanto, tutti siamo contribuenti del sistema a ripartizione per quel debito di riconoscenza che abbiamo nei confronti dei nostri genitori ma solo i lavoratori con figli avranno diritto di percepirne la pensione. I lavoratori senza figli dovranno costruire la loro pensione in un sistema a capitalizzazione reale, peraltro non avendo il carico famigliare potranno farlo agevolmente. Distinti saluti
  • A proposito di “scalone” (un po’ di storia forse aiuta…)
    Nome: Giancarlo Di Stefano  Data: 03.07.2007
    La riforma Dini ha diviso la popolazione in due categorie: quelli sopra i diciotto anni di contribuzione (che hanno mantenuto pressoché intatti tutti i benefici del vecchio sistema) e quelli sotto (ovvero i cosiddetti “giovani”, che in maniera pro rata o totale riceveranno una pensione proporzionale a quanto pagato). La giustificazione fu che le nuove generazioni avevano la possibilità di farsi una pensione integrativa, mentre gli altri no. Era il 1995. Bene la reale possibilità di una pensione integrativa prende vita solo dal giugno del 2007, ovvero 12 anni dopo. Solo da pochi giorni è possibile far confluire il TFR in un fondo pensione. Ma attenzione! Questo vale solo per il settore privato. Il settore pubblico, con più del 50% degli occupati, non ha ancora una normativa specifica. Quindi la pensione integrativa è una chimera per la maggior parte dei “giovani”, mentre l’iniqua divisione resta e, cosa più grave, le iniquità tendono ad aumentare anziché diminuire. Quando si parla di “scalone” si vorrebbe far contribuire, con l’aumento dell’età pensionabile, la prima categoria al mantenimento del sostenibilità del sistema pensionistico. Quando si parla di revisione di coefficienti di trasformazione delle pensioni è la seconda categoria che per così dire dà il suo contributo. Eliminare lo scalone e prevedere la revisione dei coefficienti di trasformazione “per tener conto dell’allungamento della vita “ (sic!) vuol dire solo questo: tu giovane pagherai sempre di più (e lavorerai sempre di più) per contribuire al pagamento della pensione di chi ha versato un ammontare di contributi scarso od insufficiente a permettergli di godere della c.d “pensione di giovinezza”. Si parla si sostenibilità contabile del sistema pensionistico, io credo che ci si stia avvicinando a grandi passi verso l’insostenibilità politica del sistema pensionistico. Sarebbe più giusto che come in Svezia venisse introdotto il pro-rata per tutti, ma davvero per tutti.
  • Età o contributi ?
    Nome: walter  Data: 03.07.2007
    Non capisco perchè in questo dibattito nessuno più parla dell'andata a regime del sistema contribuitvo. Qualcuno ci può spiegare qual'è il problema dell'età per persone che percepiranno la persione in funzione dei contributi effettivamente versati? Allora perchè si dice che la riforma si vuole fare per favorire i giovani? Secondo me si vuole fare per continuare a mantenere i privilegi di chi sta continuando ad andare in pensione con il RETRIBUTIVO. Con il sistema contributivo, che ritengo giusto ed equo, si percepirà la pensione in funzione dai contributi effettivamente versati. Si parla del 40-50% dell'ultima retribuzione; giocoforze, chi vorrà e se la sentirà di continuare a lavorare, potrà farlo per aumentare il proprio montante. Onestà intellettuale vorrebbe (ma ne vedo poca in giro), che si parlasse più di questa importante riforma varata nel 1995, si parlasse più di dividere assistenza da previdenza, si parlasse più di eliminare i privilegi. Invece si riduce tutto ad un fatto di età. Riflettano politici e parti sociali.
  • Pensioni
    Nome: MARIO FOIS  Data: 01.07.2007
    CONCORDO PIENAMENTE COL SIG. CAFFO,E AGGIUNGEREI ANCHE , PERCHE' ESISTONO ANCORA PRIVILEGGI SULLE PENSIONI,DEI POLITICI, DI CERTI DIPENDENTI DI ENTI PUBLICI, E DEI SINDACALISTI CHE ALL'ATTO DEL PENSIONAMENTO PERCEPISCONO DUE PENSIONI , E VERSANO SOLO PER UNA.PERCHE' NOI CHE STIAMO ANCORA LAVORANDO DOBBIAMO PAGARE LE PENSIONI A CHI NON LAVORA PIU', E I SOLDI VERSATI DI QUELLI GIA' IN PENSIONE, DOVE SONO ANDATI A FINIRE, VISTO CHE OGNUNO VERSA NEL PROPRIO CONTO, DOVE SONO ANDATI A FINIRE I SOLDI VERSATI DA QUANDO E' ENTRATO IN VIGORE L'OBBLIGO DELLE ASSICURAZIONI ( PARLO DAGLI ANNI 30 FINO AGLI ANNI 70), E COMME MAI DA POCO IN UN'INTERVISTA , UN GROSSO DIRIGENTE DELL'INPS HA AMMESSO CHE I CONTI GODONO DI OTTIMA SALUTE, ALLORA E' SOLO UNA SCUSA PER FARE CASSA .SI PARLA DI SCALONI/SCALINI,MA NESSUNO CHE PARLA DI LAVORI USURANTI, DI LAVORI A CICLO CONTINUO, I POLITICI SEMBRA NON VOGLIANO CAPIRE CHE AL MONDO C'E' ANCHE CHI LAVORA E PRODUCCE , E IL SINDACATO DA QUESTO PUNTO ,SEMBRA NON FACCIA ABBASTANZA.
  • legalità
    Nome: Giuseppe Caffo  Data: 29.06.2007
    Si parla molto di pensioni, giustamente. Ma sono molto meravigliato dal fatto che il Sindacato non si impegni energicamente sul ripristino della legalità in Italia. Se si riducesse molto l'evasione contributiva (che è la logica conseguenza dell'economia sommersa e del lavoro nero) e se si combattesse con fermezza il fenomeno diffusissimo delle false pensioni di invalidità si potrebbero reperire ingenti risorse utili anche per semplificare il dialogo Governo-Sindacati. Perché il Sindacato non chiede con forza al Governo un'azione energica volta al ripristino della legalità?
  • Gli scalini
    Nome: Marco Di Marco  Data: 27.06.2007
    Il nodo centrale è e resta quello dell'età di pensionamento. Due fatti sembrano poco considerati dal dibattito sui giornali. La maggioranza di chi approfitta dell'opzione di pensionamento a 57 anni appartiene alle fasce più abbienti (i poveri vanno in pensione il più tardi possibile). Inoltre, l'aumento dei requisiti anagrafici e contributivi minimi è verosimilmente più efficace del taglio delle pensioni future nel promuovere l'allungamento della vita lavorativa. Il sistema delle quote (cioè la somma di età e anzianità contributiva) proposto dal Governo incorpora automaticamente degli scalini, ed è più graduale dello scalone previsto dalla riforma Maroni. Con 'quota 97', per esempio, si può andare in pensione a 60 anni con 37 anni di contributi; a 59 anni con 38 e così via. Solo per chi vuole andare in pensione a 57 anni ne occorrerebbero 40, come con lo scalone Maroni. Anche il sistema delle quote, tuttavia, aumenta l'età pensionabile rispetto alla Dini. Se è questo il nodo su cui non si vuole cedere, allora mi sembra che non ci siano soluzioni di compromesso possibili diverse dal ritorno alla Dini. Sarebbe però difficile, a quel punto, non vedere in un esito del genere una profonda iniquità generazionale.
  • SCALONE
    Nome: NAZZARENO  Data: 27.06.2007
    Concordo pienamente con il Sig. Fois, sembra una rincorsa senza fine. Ma dico io sarà così difficile capire che i colpiti dallo scalone del 2008 sono i nati dal 1951 in poi. Tutte le possibili soluzioni debbeno tenerne conto se non vogliamo giocare con le parole e se realmente si vuole rimediare in parte, come detto in campagna elettorale, all'ingiustizia determinata dalla Legge Maroni. In fin dei conti sarebbe anche giusto andarci più tardi ma almeno ci risparmino, in particolare il centro-sinistra, le sceneggiate e le relative prese per i fondelli.
  • Tifo Maroni
    Nome: Andrea Chiari  Data: 24.06.2007
    Con 54 anni e 33 di contributi la mia situazione è analoga al caso precedente. Con la riforma Maroni, lo scalone, devo lavorare 5 anni in più. Con gli scalini, lo stesso. E mi domando: per chi sono fatti questi scalini? Per chi ha 56 anni? per un paio di classi anagrafiche (perchè per gli altri, come il mio caso, l'inseguimento è impossibile)? Allora teniamoci Maroni, che almeno, rispetto agli scalini, fa risparmiare qualcosa.
  • pensioni
    Nome: FOIS MARIO  Data: 23.06.2007
    Come si puo' pensare di passare da 57 a 58 anni nel 2008 e 59 nel 2009, cosi' chi e' fuori al 2007 , sara' sempre fuori , perche' non riuscira' mai ad arrivare con gli anni , se proprio si deve fare qualcosa , sarebbe piu' giusto,passare a 58 anni di eta' nel 2009/2010, e 59 anni nel 2011/2012, solo cosi' una persona riesce a raggiungere' l'eta' pensionabile, il mio caso e' che se non si modifica niente, io che oggi ho 34 anni di contributi e 55 anni di eta' saro' costretto a lavorare ancora 5 anni, raggiungendo di fatto i 40 anni di contributi , per cui chi ha iniziato a lavorare presto , sara' costertto a lavorare di piu' rispetto a uno che ha iniziato piu' tardi, senza considerare magari che c'e' molta gente che fa i turni da 35 anni, vogliamo che continuino a fare le notti in bianco come i ragazzi?
  • lo scalone maledetto
    Nome: MARIO  Data: 23.06.2007
    Sono silodale con Fabio Pancrazi. Io sono del 1951. Senza scalone andavo in pensione il 01.07.2008-Con lo scalone il 01.01.2013. Il problema è che sono disoccupato da 19 mesi.