Logo stampa
 
 
 

Commenti

Il lavoro tra Tavolo e mercato

di Tito Boeri, e Pietro Garibaldi, Categoria Lavoro, , Data 19.06.2007
La luna di miele del mercato del lavoro italiano sembra finita. Cresce sì l'occupazione, ma molto meno che in passato se si considera l'andamento dell'economia nel suo complesso. Dopo molti anni, non aumenta il tasso di occupazione. Si approfondisce il divario Nord-Sud: nel Mezzogiorno calano sia gli occupati che i disoccupati, mentre al Nord diminuiscono gli inattivi. Ecco di che cosa dovrebbero discutere governo e parti sociali per evitare il rischio di un confronto lontano anni luce dai problemi di chi presta lavoro e di chi offre opportunità di impiego in Italia.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Premio di risultato
    Nome: Giuseppe Musolino  Data: 12.03.2008

    Nei prossimi giorni, il Ministero del Lavoro definirà le nuove regole per la decontribuzione dei cosiddetti premi di risultato (gli aumenti definiti dai contratti integrativi), ai sensi del protocollo sul welfare.
    Secondo le prime indiscrezioni, il Ministero si appresta a destinare la maggior parte delle risorse ai contratti aziendali, a scapito dei contratti territoriali.
    Ancora una volta, vengono favorite le grandi fabbriche mentre risultano penalizzati i dipendenti delle piccole e medie aziende, che sono i principali destinatari della contrattazione territoriale.
    Giuseppe Musolino
    Santo Stefano d'Aspromonte (RC)

  • rappresentatività dei sindacati
    Nome: giovanni  Data: 21.06.2007
    Egregio Prof. Boeri, è da un pò che leggo i Suoi interventi oltre a quelli di Ichino, Giavazzi ecc... . Finalmente, era ora, qualcuno che ama parlar chiaro. Sono dipendente "pubblico" da 22 anni e ho maturato una certa esperienza sindacale nel settore ricoprendo varie cariche istituzionali e da poco ho definitivamente abbandonato il sindacato e le connesse attività. Sono arrivato alla conclusione che oggi il sindacato non rappresenta più neanche i pensionati come leggo in altro intervento ma, solamente ed esclusivamente, se stesso e la necessità di continuare ad esistere. Il sindacato ha ormai assunto in tutto e per tutto i connotati di una struttura parastatale di fatto connivente con le varie amministrazioni: "centri servizi" disseminati qua e là per mettere le mani in ogni dove con la compiacenza delle varie amministrazioni, ultimo prelibato boccone il fenomeno immigrazione; interessi finanziari; proprietà immobiliari; caf;servizi per l'impiego che servono solo per piazzare nella P.A. Coloro che da questa sono segnalati; società cooperative; agenzie profumatamente pagate per occuparsi delle esternalizzazione della P.A. ecc... . La rappresentanza dei lavoratori si traduce alla fine in una becera attività di "protezione " anzichè virtuosa tutela di diritti. La quota sindacale non è che un vero e proprio "pizzo sindacale" che il lavoratore paga al "nuovo caporalato"per essere protetto e continuare a godere di privilegi di posizione. Unico vero interesse del sindacato è quello di prodigarsi solo per continuare ad esistere.
  • tutele e vantaggi
    Nome: giuseppe  Data: 21.06.2007
    Mi permetto di aggiungere all'ottimo articolo che insieme alle tutele per i lavoratori che crescono nel tempo sarebbe opportuno aggiungere vantaggi per i datori di lavoro che sarebbero così incentivati ad avere lavoratori stabili e per periodi prolungati.
  • In difesa del job on call
    Nome: Giacomo Dorigo  Data: 20.06.2007
    Capisco che molti lavoratori vedano il job on call come il fumo negli occhi... ma esistono casi di imprese che hanno un disperato bisogno di collaboratori saltuari per copertura di giorni di ferie non programmati o di malattie molto brevi. Le imprese efficienti (a differenza dell'apparato statale) non hanno ridondanze nell'organico, se manca una persona è un guaio, il job on call risolve il problema. E non è sempre svantaggioso per il lavoratore, spesso per lavori di bassa specializzazione (soprattutto nel settore dei servizi) si assumono studenti universitari che hanno tutti i vantaggi a lavorare ogni tanto a seconda dell'andamento delle lezioni o degli esami. Senza il job on call le imprese ritorneranno al vecchio metodo delle ritenute d'acconto... è davvero meglio?
  • Quanto sono rappresentativi oggi i sindacati?
    Nome: Giuseppe Posca  Data: 20.06.2007
    Condivido in pieno la vostra lucida analisi. Vorrei però porre un quesito. Siamo sicuri che i sindacati - come essi dicono - rappresentino realmente TUTTI i lavoratori italiani? A me sembra invece che difendano gli interessi di chi un lavoro ce l'ha e non di quanti non riescono a lavorare. Ho 26 anni e da un anno sono entrato nel mondo del lavoro. Mi chiedo: ma quanti giovani lavoratori sono iscritti ad un sindacato? Posso confermare che sono molto pochi, mentre i pensionati iscritti sono molti di più. Perchè questo non viene mai detto? E se i sindacati tutelano per lo più i pensionati (numericamente e per iscrizioni molti di più), chi difende i nostri diritti? E quelli dei giovani disoccupati o precari che in gran parte non sono iscritti ad alcun sindacato? Ecco dimostrata l'attuale non-rappresentatività dei sindacati. Il governo dovrebbe rendersene conto, e non ascoltare solo la loro voce: non rappresentano più la totalità del fattore Lavoro nel paese.
  • I vestiti "statistici" del re
    Nome: Claudio Resentini  Data: 20.06.2007
    Già. Negli ultimi anni ci eravamo proprio abituati ad una crescita straordinaria dei posti di lavoro apparentemente inspiegabile. Inspiegabile soprattutto, per gli addetti ai lavori che vivevano una realtà quotidiana, dal basso, della disoccupazione e della sottoccupazione molto diversa da quella raccontata dai dati statistici. Tanto che anche chi ce l'aveva spiegata questa crescita, come il prof. Garibaldi, sembra essersi dimenticato che più che straordinaria era semplicemente "taroccata". I numeri dell'occupazione si sono gonfiati a dismisura per anni e quelli della disoccupazione sono crollati soprattutto grazie alle ridefinizioni degli stessi concetti di occupazione, disoccupazione e attività e alle modificazioni nelle modalità di rilevazione che hanno visto tra l'altro anche l'inserimento di un milione e mezzo di lavoratori stranieri che prima, molto semplicemente, non venivano rilevati. Tenendo in considerazione che la maggior parte dell'occupazione aggiuntiva "reale" è rappresentata da occupazione precaria (per definizione "volatile") siamo proprio tornati alla normalità di un paese dove trovare un impiego decente è sempre stato e continua ad essere un problema per moltissime persone. E lo sa bene chi, con rispetto parlando (non me ne vogliate, cari professori) non maneggia solo numeri, ma lavora con le persone reali, a stretto contatto con i loro problemi. Il re è sempre più nudo...
  • Tito Boeri
    Nome: Paolo Rosa  Data: 20.06.2007
    Condivido. Questi temi mi aspettavo fossero trattati a Trento nell'ambito del Festival dell'economia alla presenza del Presidente del Consiglio invece solo qualche accenno fugace. La voce ha perso , allora, una grande occasione. Mi rendo conto che il Presidente era già stato attaccato dalla protesta dei Dal Molin di Vicenza pero' con garbo i problemi oggi trattati andavano sviscerati in contraddittorio con Prodi. Sara' per la prossima occasione. Paolo Rosa
    Risposta:
    Abbiamo fatto del nostro meglio, ma il Presidente del Consiglio ha parlato per un'ora e un quarto (invece dei 20 minuti pattuiti) e quindi c'e' stato davvero poco tempo per le domande-risposte
  • dualismo
    Nome: Gianluca Cocco  Data: 20.06.2007
    Davvero pensate che la contrattazione decentrata possa svolgere un ruolo importante per ridurre il divario nord-sud? In che termini? Attraverso la leva del costo del lavoro? Questo è gia molto piu basso rispetto al Nord. Sapete benissimo dove andare a ricercare le ragioni dello storico dualismo. Quanto al percorso verso la stabilità ancora mi faccio le stesse domande postevi nel vostro articolo di marzo..... Cordiali saluti