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Commenti

Tanto rumore per nulla?

di Agar Brugiavini, e Tito Boeri, Categoria , Pensioni, Data 08.06.2007
La reazione italiana al rapporto Ocse sulle pensioni ha sollevato un vespaio che ha tolto credibilità al nostro governo, rendendo ancora più difficile il negoziato in corso sulla riforma. Non si voleva far apparire il nostro sistema come troppo generoso. Ma se i "tecnici" del ministero della Solidarietà sociale avessero letto con cura le tabelle, avrebbero potuto notare che non lo è affatto. E magari anche che le stime dell'Ocse ipotizzano che vi sia nel frattempo una revisione dei coefficienti di trasformazione.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Pensioni: iniquo lo scalone, iniqui gli scalini.
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 20.06.2007
    La equa soluzione per una riforma pensionistica: 1) in pensione a 65 anni di età coloro che non fanno in tempo a maturare i necessari anni di contribuzione; 2) in pensione quando la somma di età anagrafica e contributi arriva ad una quota minima fissata uguale per tutti quanti vadano a riposo tra un anno oppure tra venti (esempio con quota “95”, 57 anni di età con 38 di contributi, o 58 anni di età con 37 di contributi, ecc.). Ma forse così è troppo equo!
  • Non toccate lo scalone!
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 19.06.2007
    Provo ad intervenire sulle pensioni in questa sezione, anche se abbastanza arrabbiato. Cerco di spiegare la mia ira: ho 53 anni e 31 di contribuzione. Con la scorsa normativa sarei potuto andare in pensione a 57 anni, con i 35 di contributi. Con l'attuale potrò andarci nel 2016 con 62 anni di età (quelli richiesti dal 2014). Leggendo tutte le ipotesi della trattativa in corso fra governo e sindacati per "togliere lo scalone" scopro che per me non cambierà nulla, cioè potrò andare in pensione sempre nel 2016, a 62 anni di età e con dieci miliardi di euro da pagare insieme alla collettività per permettere di "togliere lo scalone". Mi domando: perchè, in tempi di vacche magre, c'è chi non vuole andare in pensione a 60 anni ma a 58 mentre io dovrò andarci a 62, comunque vada? Ripeto, spendendo anche dieci miliardi di euro della collettività?
  • tassi di sostituzione
    Nome: Costantino Nigra  Data: 15.06.2007
    Sono molto sorpreso dai valori dei tassi di sostituzione che leggo a prposito dell'Italia. Dai numerosissimi articoli e contributi tratti dalla stampa specializzata e dai maggiori esperti del settore avevo maturato la convinzione che il tasso di sostituzione, con il sistema contributivo a regime, non sarebbe stato superiore al 50%. Potete spiegare come, a partire dal 32,7% di aliquota contributiva, sia possibile arrivare a tassi intorno al 70%? Complimenti e buon lavoro!
  • Valori assoluti
    Nome: Maurilio Menegaldo  Data: 12.06.2007
    Complimenti agli autori, che hanno portato l'attenzione su di un fatto "sfuggito" alla maggioranza degli organi d'informazione. Un appunto però: oltre a ragionare in termini di percentuale, bisogna valutare i valori effettivi. Potrebbe essere, infatti, che un tasso di sostituzione del 40% per un lavoratore tedesco porti a una pensione in assoluto più elevata di quella di un lavoratore italiano, che può contare su uno stipendio medio inferiore; sarebbe poi interessante capire quanto pesa la previdenza complementare, che nei vari paesi europei viene gestita ormai da decenni, con diverse soluzioni. Un cordiale saluto
  • nascondere le competenze
    Nome: giuseppe  Data: 09.06.2007
    Questo ottimo articolo è l'ennesima prova del grande impegno dell' attuale governo a non mettere in mostra le sue competenze tecniche.
  • Pensioni future
    Nome: Antonio Fiori  Data: 08.06.2007
    Ho letto con interesse l'articolo, che pacatamente dimostra a che risultati conducono certe rigidità mentali. Mi pare che si voglia assicurare una fascia di tutela dalla manovra sui coefficienti attorno ai mille euro mensili lordi e che sarà sempre possibile presidiare il potere d'acquisto con alleggerimenti fiscali ogni volta lo consentano le compatibilità di bilancio. Quindi ben venga una misurata revisione dei coefficienti, ricordando che chi è in pensione o ci andrà a breve non gode quasi mai della pensione integrativa mentre chi andrà fra 15-20 anni avrà, verosimilmente, quel sostegno previdenziale ancorchè a fronte di minori basi di calcolo e minori coefficienti per la pensione INPS. Concludo suggerendo una possibile alternativa allo 'scalone' (da valutare in termini di impatto in alternativa alla fisarmonica incentivi/disincentivi suggerita in questo sito in un articolo recente): si tratta di consentire anche agli uomini quanto lasciato in facoltà alle donne dalla riforma Maroni - uscita a 57 anni con 35 di contributi anche in futuro ma esclusivamente col metodo contributivo.