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Commenti

E sui servizi pubblici locali la liberalizzazione finisce qui

di Alessandro Petretto, Categoria , Concorrenza e Mercati, Data 07.06.2007
Merito indiscutibile del processo di riforma dei servizi di pubblica utilità, avviato a metà anni Novanta, è l'aver attribuito una dimensione imprenditoriale alla loro organizzazione. Proprio ciò che ora viene rimesso in discussione, in particolare per quanto riguarda il servizio idrico. Si diffonde infatti una prorompente voglia di municipalizzazione. Ma come possono asfittiche e anacronistiche aziende pubbliche, monopolizzate dalla politica, con microscopici bacini di utenza, raccogliere la sfida tecnologica e industriale di questi settori?
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • tariffe, governance e s.i.i.
    Nome: LM  Data: 18.06.2007
    CONCORDO PIENAMENTE CON L’ANALISI DEL PROFESSOR PETRETTO E LE OSSERVAZIONI DI PASSERINI. MI PERMETTO SOLO DI SUGGERIRE COME ESISTA, ASSOLUTAMENTE, LA NON REMOTA POSSIBILITÀ DI ISTITUIRE UN FONDO PEREQUATIVO REGIONALE PER IL FINANZIAMENTO DI UNA QUOTA PARTE DEGLI INVESTIMENTI INFRASTRUTTURALI PROGRAMMATI DALLE SINGOLE AUTORITÀ DI AMBITO E PER LA TUTELA DELLE FASCE SOCIALI DI UTENZA ECONOMICAMENTE PIÙ DEBOLI (VEDI, CRITERI ISEE), ALIMENTATO TRAMITE LA COSIDDETTA TASSAZIONE AMBIENTALE O DI SCOPO... [FISCALITÀ GENERALE O SUSSIDI: IN PARTICOLARE SI POTREBBE TENTARE DI SPERIMENTARE LA REGIONALIZZAZIONE DI UNA QUOTA PARTE DELLE BASI IMPONIBILI I.V.A. O IN ALTERNATIVA DELLE ACCISE SUI PRODOTTI PETROLIFERI (COME IN FRANCIA GIÀ ACCADE CON LA T.I.P.P.) COME NUOVE FONTI DI ENTRATA PER I BILANCI REGIONALI]. INFINE, SUL TEMA DELLA GOVERNANCE ECONOMICA, CREDO CHE L’OBIETTIVO DA PERSEGUIRE DEBBA ESSERE QUELLO DI GARANTIRE LA PARTECIPAZIONE, DEI LAVORATORI NONCHÉ DEGLI UTENTI FINALI DEL SERVIZIO, ALLE DECISIONI D’IMPRESA IN UNA PROSPETTIVA DI DEMOCRAZIA ECONOMICA: QUESTO PUÒ E DEVE ESSERE FATTO A CONDIZIONE CHE SI INTRODUCA LA REGOLA DEL DUALE (ALLA TEDESCA) TRA I REQUISITI RICHIESTI NEL BANDO DELLE GARE DI APPALTO PER L'AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO AL GESTORE UNICO.
  • Liberalizzazione e privatizzazione del servizio idrico
    Nome: Enrico Passerini  Data: 14.06.2007
    E’ evidente che per il servizio idrico la soluzione non può essere l’imposizione ideologica della proprietà pubblica, ma ciò che si deve fare è proseguire nella giusta direzione tracciata dalla legge Galli L. 36/94 e rafforzata dal D.Lgs. 152/2006 che di fatto recepisce tra le procedure tipiche per l’affidamento, disciplinate dal art. 113 del T.U.E.L., anche la gara europea ad evidenza pubblica per l’individuazione del soggetto gestore del servizio idrico – la cosiddetta concorrenza per il mercato. Il primo passo da attuare è rafforzare i poteri di regolazione e controllo delle Autorità di settore con l’eliminazione del doppio ruolo dei Sindaci che sono allo stesso tempo controllori e controllati, rappresentando di fatto un’arma spuntata per l’Autorità nell’applicare le sanzioni. L’ulteriore passo auspicabile è la trasformazione imprenditoriale del servizio idrico che la stessa legge considera a rilevanza economica. E’ impensabile infatti che, per la realizzazione degli interventi, si possa far ancora ricorso per intero ai finanziamenti pubblici a causa dei vincoli che discendono dalla Comunità Europea sull’indebitamento netto dei bilanci dello Stato e degli enti locali – patto di stabilità. Per questo è fondamentale mettere il gestore nella condizione di poter accedere al credito con tassi di interesse vantaggiosi, cosa che può avvenire solo con un rating elevato della Società – secondo quanto previsto da Basilea 2: più un’azienda cresce e si struttura dal punto di vista imprenditoriale più questa ha la possibilità di agire in modo efficiente sul mercato dei capitali e sulla gestione operativa del servizio. Si invita a riflettere chi si oppone a questo processo sul seguente quesito: considerato che la gestione municipalizzata del servizio ha consegnato in eredità al gestore infrastrutture vetuste e non è riuscita ad adeguarle agli standard di servizio previsti per legge, quale soluzione alternativa all’attuale modello gestionale se non proseguire per rafforzarlo?
  • La voglia di municipalizzazione sulla liberalizzazione
    Nome: antonio petrina  Data: 13.06.2007
    Ci sarà voglia di municipalizzazione? Chissà, ma nel DDL LAnzillotta c'è forse nostalgia della L. 103 del 1903 che garantì per oltre 100 anni alle aziende dei servizi municapali lo sviluppo che hanno avuto dopo le scaigurate gestioni private.Si dirà che i tempi sono cambiati, ma una ripartenza della riforma dei servizi pubblici locali non deve garantirei seguenti aspetti: tutela dei cittadini alla qualità e economicità dei servizi,tutela del'ambiente, ecc. e non solo cassa per gli enti ? Ben venga una liberalizzazione che garantisca queste primarie esigenze!
  • Perché privatizzare?
    Nome: Enrico  Data: 13.06.2007
    Non si capisce per quale ragione si debbano privatizzare i servizi idrici integrati o la nettezza urbana. Per permettere a qualche ricco imprenditore di arricchirsi ancor più? I privati hanno ampiamente dimostrato di occuparsi dei loro affari e poco del servizio pubblico, per dei servizi così importanti io credo che non si debbano fare ulteriori esperimenti e lasciare la gestione alle società pubbliche che fino ad ora hanno perlomeno garantito il servizio!
  • il vero prolema
    Nome: massimiliano  Data: 12.06.2007
    Il vero problema dell'acqua in Italia è il paradosso per cui il paese più ricco al mondo per risorse idriche non riesca ad "abeverare" la sua popolazione in modo completo e quanto meno dignitoso. Il problema della gestione dell'acqua non è quello di dare voce ad un sotterraneo, e manco tanto, "partito dell'acqua" (fondamentalmente rappresentato dal D'Alemismo diessino e da alcune parti della Margherita) che come al solito vede nella privatizzazione dei profitti l'ovvia consuenza o l'ovvio prodromo della socializzazione delle perdite. La vera attenziona va posta alla rete idrica che e' vetusta e disperde gran parte dell'acqua che viene immessa nella stessa e non alla gestione che invece mi pare funzionare. Meditiamo gente :)
  • Monopoli naturali
    Nome: Marino  Data: 11.06.2007
    Lo hanno già detto gli altri commenti. La distribuzione dell'acqua è un monopolio, non ci può essere il roaming. Capisco gli argomenti a proposito di spreco e tragedy of commons, ma per l'acqua valgono esattamente le stesse considerazioni che faceva Ernesto Rossi sull'elettricità. Qualcuno pensa veramente che massicci investimenti su acquedotti e simili possano essere finanziati solo con tariffe più alte?
  • Il problema è la rete
    Nome: Giovanni Fazio  Data: 09.06.2007
    Mi pare che anche per la distribuzione idrica il problema sia prima di tutto quello del controllo pubblico sulla rete di distribuzione, che è il vero monopolio naturale (come per le autostrade, le linee ferroviarie, la rete di telecomunicazioni, la rete elettrica e del gas). Non dico che il gestore debba essere pubblico per forza, ma che deve esistere una regolamentazione rigorosa che consenta allo stato di intervenire con mezzi anche eccezionali per ottenere dal gestore il rispetto delle regole cui deve sottostare la libera accessibilità e la qualità della rete. Se, nel frattempo, non siamo pronti con questa capacità, anche legislativa, di imporre precisi criteri e obblighi al gestore (come, di fatto, si è rivelato essere per la rete di telecomunicazioni), non vedo il danno di affidarne la gestione temporanea al settore pubblico, con preciso obbligo di disfarsene quando esisteranno le autorità di regolamentazione con relativi poteri cogenti. Ma se si fa questo discorso, si passa subito per statalisti, e allora quale può essere una soluzione che salvi tutte le esigenze in campo?
  • a proposito dell'acqua
    Nome: lucrezia  Data: 08.06.2007
    Dal momento che l'acqua è un bene prezioso ed esauribile, credo che l'unico modo per eliminare gli sprechi sia aumentare consistentemente le tariffe. Oggi il prezzo che noi cittadini paghiamo è ridicolo e tenendo conto del basso livello culturale degli italiani l'unico modo per far capire loro che il bene di cui stiamo parlando è prezioso è farlo pagare a peso d'oro. Oltre tutto, in questo modo avremmo anche le risorse finanziarie necessarie per ristrutturare gli acquedotti che fanno acqua da tutte le parti, dal nord al sud. Sono altresì convinta che se le aziende di servizio pubblico, le ex municipalizzate per intentenderci, dovessero partecipare a gare pubbliche per l'appalto dei servizi non ne vincerebbero nemmeno una e chiuderebbero finalmente tutte quante con il risultato che noi cittadini pagheremmo finalmente tariffe più basse. Ma visto che queste aziende (sic!) servono esclusivamente ai politici per piazzare i trombati di turno o per il voto di scambio , (naturalmente con la benedizione dei sindacati )nessuna coalizione avrà mai il coraggio di farlo. Dobbiamo solo sperare che una ventata di vero riformismo investa la nostra classe politica. Ma con gli attuali equilibri politici mi sembra solo una chimera! Lucrezia, elettrice del centrosinistra
  • Privatizzazione acqua
    Nome: Franco Brughera  Data: 08.06.2007
    Non mi sembra affatto una buona idea. Anzi direi proprio che è la peggiore idea possibile. L'acqua è un bene inalienabile per le comunità, l'intervento di un privato non farebbe altro che trasferire risorse della collettività dallo stato agli investitori amici degli amici. Infatti l'acquirente dovendo intendendo realizzzare utili per ovvii motivi ,non tenderà certo a fare investimenti per migliorare un servizio che è irrinunziabile e cercherà di spremere il più possibile gli utilizzatori alzando il prezzo. Quanto sopra è ampiamente avvenuto di fatto nel nostro paese e anche nel terzo mondo.
  • NO
    Nome: Giordano Migliorini  Data: 08.06.2007
    La privatizzazione dei monopoli naturali non è una buona idea, serve solo a trasferire risorse dal parastato agli investitori amici degli amici. Il giorno in cui potremo scegliere da quale rubinetto prelevare (o quale autostrada prendere) se ne riparlerà ; fino ad allora è una presa in giro. Le scienze economico-organizzative potrebbero impegnarsi di più sul tema del rigore e della produttività  nella gestione pubblica, magari studiando e riportando i casi di eccellenza all'estero.