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L'Anvur e la rinascita della ricerca

di Alberto Mantovani, e Ernesto Carafoli, Categoria Innovazione e Ricerca, , Data 25.05.2007
Il sistema di ricerca italiano è scarsamente meritocratico e l'introduzione di meccanismi di valutazione del merito, a tutti i livelli, costituisce una priorità assoluta. Il progetto di istituire una Agenzia di valutazione è perciò un primo passo nella giusta direzione. Tuttavia, è preoccupante la scelta di costituire un comitato direttivo composto da sette membri con incarico full-time e di conseguenza staccati dall'attività di ricerca sul campo. E la vastità del compito assegnato all'Anvur potrebbe rimandare a tempi lunghi l'ottenimento di risultati e l'impatto sul sistema.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Servono competenze, e manca la
    Nome: Renzo Rubele  Data: 30.05.2007
    La scelta del direttivo full-time è, a quanto si può intuire, un portato dell’originaria proposta dei DS volta alla creazione di una vera e propria Authority, cosa che – nel mio piccolo – ho sempre cercato di mostrare come inadeguata al ruolo di una simile agenzia. Tuttavia la carenza di una diffusa “cultura della qualità” e la scarsa familiarità con metodi e modelli della valutazione fanno immaginare la necessità di un imponente lavoro di start-up, alla cui elaborazione e conduzione servono delle competenze appropriate. Allora la domanda è: che tipo di personale e relativo reclutamento verrà disposto per l’ANVUR? Desidero sottolineare che, pur concordando sulla necessità di definire meglio compiti e obiettivi generali dell’Agenzia, è errato restringere il suo campo di azione alla sola valutazione della ricerca: infatti ciò di cui abbiamo bisogno primariamente è di un solido e sicuro presidio nel settore della assicurazione “esterna” della qualità dei corsi di studio universitari e della complessiva gestione dell’istituzione universitaria (e, anche, degli enti di ricerca). A questo fine è necessario riprendere il (preliminare) lavoro fatto finora dal CNVSU e approfondirne l’applicabilità – e i costi! - nonché il livello di condivisione con tutte le parti interessate. Per quanto riguarda le conseguenze dell’attività di valutazione, bisogna distinguere, anche qui, fra didattica e ricerca. Nel Regno Unito, dove la valutazione della ricerca serve a distribuire circa il 25% del Finanziamento Ordinario delle Università (quello più strutturale, non quello a progetto), è chiaro fin dall’inizio che le 177 istituzioni di istruzione superiore debbano avere un potenziale di ricerca diversificato e adeguato alla propria “mission”. Come fare in Italia? Per la didattica, quello che conta è fornire informazioni a tutti gli attori, in primis all’istituzione stessa, al fine di condurre ad un miglioramento continuo delle prestazioni.
  • problemi del comitato direttivo full time
    Nome: Lorenzo Marrucci  Data: 28.05.2007
    L'articolo considera i potenziali problemi di un comitato direttivo dell'agenzia composto di persone reclutate a tempo pieno, un vero "unicum" nel panorama internazionale. Oltre ai problemi menzionati nell'articolo, vorrei segnalarne un altro, non meno grave. La previsione di un impegno a tempo pieno per i membri del comitato direttivo prefigura infatti un consiglio interamente composto di “executives”, che si sostituiscono così di fatto al management dell’Agenzia, con forti rischi di “micro-management”. Inoltre, ad ogni rinnovo completo del consiglio, previsto ogni cinque anni, tutte le procedure dell’Agenzia potrebbero cambiare radicalmente, seguendo le opinioni dei nuovi membri del consiglio direttivo. E' evidente il rischio di generare disorganizzazione, discontinuità temporale, inadeguata professionalità e distorsioni dovute ai conflitti d’interesse di questo schema.