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Uno stop allo spoils system

di Carlo D'Orta, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 21.05.2007
Con due sentenze, la Corte costituzionale ha bloccato in modo forse definitivo la tendenza ad azzerare tutti gli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni a ogni cambio di governo, nazionale o locale. In pochi anni, un sistema pensato per pochi casi si è allargato a macchia d'olio. Creando preoccupazione per una sempre più ampia precarietà che non risponde a criteri manageriali e di buona gestione aziendale, ma solo a logiche fiduciarie. E' in gioco il più importante principio costituzionale sulla Pa: imparzialità e buon andamento.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Troppo tardi
    Nome: luigi oliveri  Data: 03.06.2007
    “La prima notazione è in punto di diritto. Durante questi mesi di discussione parlamentare sulla legge 145/2002 si è spesso parlato di ampliamento della platea degli incarichi soggetti al cosiddetto spoils system all’italiana, ossia alla cessazione di taluni incarichi dirigenziali in corrispondenza con la formazione di un nuovo Governo. E’ appena il caso, qui, di rilevare che così non è. Tanto in base alla normativa introdotta nel 1998 che oggi in base alla nuova legge, sono soggetti a cessazione in corrispondenza con la formazione di un nuovo Governo soltanto gli incarichi apicali di Segretario generale, Capo dipartimento e altre strutture articolate, al proprio interno, in uffici dirigenziali generali. Non sono soggetti a cessazione, cioè, gli ordinari incarichi di livello dirigenziale generale”. Chi scrive è il cons. D’Orta, nel suo Intervento al Convegno su “La dirigenza pubblica rivisitata” svolto a Napoli, presso la Facoltà di Giurisprudenza, pubblicato su Astrid ondine, la rivista diretta da Franco Bassanini, che delle principali riforme della pubblica amministrazione, e dei loro effetti, è il principale artefice. Constatare che quel gruppo di pensiero, facente capo alla squadra di Bassanini, a distanza di tempo rimediti in senso critico le proprie opinioni, fa piacere. Si poteva evitare, però, di attendere le sentenze della magistratura e della Consulta. La fiducia può andare bene per pochi e mirati incarichi, esclusi dalla gestione: portavoce, capo della segreteria particolare, capo dell’ufficio legislativo, capo di gabinetto, purchè privo di poteri di incidere sull’apparato. Solo dove si concentrano funzioni tipicamente politiche e non decisionali pare evidente un rapporto fiduciario. In tutti gli altri casi, la guida deve essere solo la capacità di dare direttive, gestire e valutare.
  • Pubblica amministrazione
    Nome: ragio  Data: 02.06.2007
    Penso che la pubblica amministrazione debba dare subito un esempio al paese. Ridurre il 50 per cento delle spese relative ai compensi dei propri amministratori. Poi si può cominciare a parlare del resto.
  • Pubblica amministrazione
    Nome: Marco Fusi  Data: 01.06.2007
    I problemi della Pubblica Amministrazione non penso derivino dalla presunta precarizzazione dei propri dirigenti. Parlo per esperienza di consigliere comunale e non mi risulta che nessun dirigente della struttura comunale abbia patito di tale male mentre non si può dire che l'efficenza sia la qualità principale della macchina comunale. E preciso che le responabilità sono di chi ha il compito dell'indirizzo politico che dovrebbe muovere verso una PA efficente. Penso sarebbe un passo avanti se non vi fossero dirigenti di ruolo ma gli incarichi dirigenziali fossero assegnati tutti a termine su progetti definiti da valutare sulla efficenza dell'operato. Vorrei poter misurare e giudicare sia l'efficenza che l'imparzialità della pubblica amministrazione non su concetti astratti, o meglio, riferiti esclusivamente alla stessa struttura interna della pubblica amministrazione. Penso infatti che la costituzione debba essere interpretata nel senso di garantire al cittadino efficenza e imparzialità.
  • Dirigenza e Politica
    Nome: laureato91  Data: 29.05.2007
    La verità è che forse lo schema "puro" previsto dal "fu" Decreto 29/93 poteva essere anche valido. Ma l'interpretazione, l'utilizzo e le modifiche apportate (una tra tutte la contrattualizzazione dei Dirigenti generali) hanno portato ad una situazione che, francamente, fa rimpiangere per molti versi il quadro ante 1993. Solo chi non fa non sbaglia: ma chi sbaglia, deve forse avere il coraggio di ammetterlo coram populo, e di agire di conseguenza. Se una volta il politico aveva il diritto di sostituirsi al dirigente, assumendosene le responsabilità, oggi la precarizzazione degli incarichi funzionali dà alla politica un potere "di ricatto", consente di fare pressioni al di fuori di qualsiasi schema di responsabilità. Che dire, poi, dell'art. 19? Proprio il fatto che sia una norma plurimodificata (anche in maniera "becera") testimonia la "sofferenza" del settore. Una provocazione: perchè non abrogare il 165, tornare allo Statuto del '72 ed eventualmente, con calma, ricominciare da capo? Chissà, potrebbe rivelarsi una strada fruttuosa....
    Risposta:
    La esasperata precarizzazione della dirigenza ha effettivamente creato, in più casi, il paradosso che il commento denuncia: gli organi di governo continuano ad incidere fortemente sul merito delle singole scelte di gestione, senza però averne più, come prima del 1993, la responsabilità formale. Ma rimpiangere la pubblica amministrazione del passato (che non era aurea, né sotto il profilo dell’efficienza né sotto quello della legalità) non serve. Le pubbliche amministrazioni italiane sono oggi complessivamente migliori che nel 1972, anche grazie ad alcune riforme degli anni ’90. Ci sono storture, e quelle vanno rimosse.
  • Spoil system e buon andamento
    Nome: Piergiorgio Trincas  Data: 29.05.2007
    La pubblica amministrazione svolge principalmente due compiti: fornisce servizi e regola l'attività dei privati. Bisogna distinguere i due casi, anche per il rapporto fiduciario che spesso è necessario con il politico. Mentre la continuità della dirigenza è auspicabile per la fornitura dei servizi pubblici, essa può portare alla paralisi per l'attività di regolazione. Non si vede perché sostituire i manager delle Asl oppure i dirigenti dei servizi tecnologici anche se nominati dalle giunte precedenti. Ma nella gestione di permessi, licenze, concessioni edilizie e simili, ci deve essere comunanza di vedute con il politico. Addirittura potrebbe anche essere superfluo il dirigente, perché se è in sintonia con l'indirizzo politico, è inutile e bastano i funzionari; se invece non lo è porta il settore alla paralisi. Occorrono dirigenti dove si dirige, non laddove si deve solo obbedire.
    Risposta:
    Non credo che la gestione di permessi, licenze, concessioni e simili debba conformarsi soltanto ad indirizzi politici: anche qui, vi sono norme da applicare. L’obbedienza è pertanto alla legge, nel modo più manageriale ed efficiente possibile e in sintonia con gli indirizzi – se conformi alla legge – degli organi politici. Questa è la funzione dei dirigenti, tanto nel gestire servizi pubblici, quanto nel regolare l’attività dei privati.
  • Dirigenza e spoils system
    Nome: carmelo lo piccolo  Data: 25.05.2007
    Le sentenze della Corte Costituzionale sanciscono lo stato di sostanziale confusione in cui si trova attualmente la regolazione giuridica del rapporto di lavoro pubblico. Prima di pronunciarsi a favore o contro lo spoils system , infatti, bisognerebbe chiarire di quale modello di Pubblica Amministrazione si vuole dotare il Paese. Se si sostiene il modello privatistico - manageriale di derivazione anglo - sassone è pefettamente legittimo che, ad ogni cambiamento del decisore politico in seguito al risultato delle elezioni, venga cambiata tutta la catena esecutivo - gestionale degli uffici governativi, compresa quindi la dirigenza di livello non apicale, come in una normale azienda privata. In un'impresa, a seguito di un mutamento dell'assetto proprietario, il management viene quasi integralmente sostituito, non è che ci si ferma al solo amministratore delegato. In ogni caso, è proprio l'elemento fiduciario che assume assoluta rilevanza, poichè la nuova proprietà decide di confernare i manager sulla base delle proprie valutazioni di affidabilità e professionalità dei dirigenti. Se invece si vuole rimanere ancorati al modello di Pubblica amministrazione di ispirazione pubblicistico - giuridico, gli incarichi dirigenziali si dovrebbero intendere sostanzialmente stabili e sorretti dal principio di inamovibilità del dirigente. A me pare che il legislatore costituzionale sia orientato verso un modello sostanzialmente pubblicistico di Amministrazione, e che quindi, prima di introdurre norme legislative e contrattuali in contrasto con la Costituzione, bisognerebbe preliminarmente operare un mutamento delle norme costituzionali in materia di pubblico impiego coerente con il modello di Pubblica amministrazione che si ritiene più confacente alle esigenze del Paese.
    Risposta:
    Come in tutte le democrazie occidentali, anche in Italia si è cercato, a partire dal 1992-93 (d.lgs 29/1993, poi sostituito dal d.lgs 165/2001), di accrescere efficienza e qualità delle pubbliche amministrazioni ispirandosi a modelli operativi e gestionali del settore privato. E’ l’approccio noto come new public management, che ha indiscutibilmente contribuito a migliorare, non solo nei Paesi anglosassoni, il funzionamento degli apparati pubblici. Le pubbliche amministrazioni, però, non sono imprese - perseguono fini pubblici stabiliti dalla legge e non il profitto; usano denaro pubblico, non dell’imprenditore; per questo sono soggette a procedure e controlli assai più penetranti di quelli del settore privato – e, quindi, le regole privatistiche dovevano per forza (da noi come altrove) essere “adattate”. E’ stato cioè necessario trovare un punto di equilibrio tra le ragioni dell’efficienza (che avrebbero richiesto massima flessibilità e libertà operativa, come nelle imprese) e regole del settore pubblico (legalità, trasparenza, motivazione delle decisioni, ecc.). Questo spiega la iniziale limitazione dello spoils system ai soli dirigenti apicali: la catena fiduciaria di matrice aziendalistica è stata limitata al punto di contatto tra decisore politico e struttura, garantendo invece, in nome della imparzialità dell’amministrazione pubblica, maggiore stabilità a tutte le altre posizioni dirigenziali. L’ampliamento oltre misura, a partire dagli anni 1997-98, delle norme e della prassi sullo spoils system ha fatto saltare l’equilibrio, giustificando le censure della Corte costituzionale. Non bisogna dimenticare, poi, che i decisori politici operano secondo logiche differenti da quelle dell’imprenditore, né usano denaro proprio per realizzare le politiche pubbliche: anche questo induce a doverosa cautela nell’imitare troppo acriticamente i modelli aziendalistici.
  • Ancora sulla vicenda dei segretari comunali
    Nome: Roberto Napoletani  Data: 24.05.2007
    Ringrazio La Voce per aver pubblicato il mio commento precedente. Vorrei precisare che, ovviamente, non era un intervento rivolto "contro" il consigliere Carlo D'Orta, semmai una sollecitazione al dibattito su una categoria di civil servant che è stata fortemente penalizzata (se non quasi completamente distrutta) dalla riforma del proprio status giuridico avvenuta con la famosa legge 127/97 (Bassanini). Mi aspetterei che si aprisse una discussione sull'argomento, atteso che i Comuni d'Italia sono la prima cellula istituzionale del tessuto della pubblica amministrazione e che i segretari comunali e provinciali, per anni e a detti di tutti, sono stati funzionari che hanno garantito legalità, trasparenza, imparzialità e buon andamento negli enti locali. E' stato giusto lasciare alla nomina assolutamente fiduciaria del Sindaco l'incarico di segretario generale del Comune ? E' compatibile con il dettato costituzionale questo sistema di nomine di dirigenti che poi vengono investiti di responsabilità amministrative, penali e civili che non possono autogestire a causa della incombente minaccia di revoca dell'incarico? Si vuole, in Italia, un sistema di pubblica amministrazione feudale di questo genere ? Mi piacerebbe che il Consigliere D'Orta e altri studiosi della materia affrontassero queste questioni. Grazie.
    Risposta:
    Nessuna dimenticanza, ma solo la tirannia dello spazio. La questione dei segretari comunali – cui correttamente fa riferimento il dott. Napoletani – era implicita nella mia osservazione sulla diffusione a macchia d’olio dello spoils system a livello regionale e locale.
  • Ma non possiamo farci difendere dalla Corte
    Nome: Elio Gullo  Data: 23.05.2007
    Il Cons. D'Orta illustra bene cosa è avvenuto negli ultimi anni. Ma la dirigenza - e quella apicale in particolare - dovrebbe essere sufficientemente autorevole ed in grado di difendersi da sè. Ma con una classe politica mediocre sperare che le scelte sulle persone da mettere nei posti chiave siano più che mediocri è veramente difficile. Ritorniamo al dettato costituzionale: si entri per concorso, possibilmente non pilotato. Anzi apriamo un dibattito, sulla falsariga di quello che è stato avviato sulle carriere universitarie, sulle modalità di scelta della dirigenza pubblica. Se la Corte ci aiuta, bene. Ma non basta.
    Risposta:
    E’ vero, le norme e i giudici non possono supplire alla storica “debolezza” della dirigenza pubblica, incapace di presentarsi come interlocutore coeso e autorevole nei confronti degli organi politici. Tuttavia, la ormai decennale stagione dello spoils system ha reso ancora più fragile – a livello regionale e locale più ancora che a livello statale – la posizione dei dirigenti. Ben venga, allora, una seria inversione di tendenza, a partire dal reclutamento.
  • La questione dei segretari comunali forse non è proprio esatta...
    Nome: Roberto Napoletani  Data: 23.05.2007
    L'articolista dimentica la questione dei segretari comunali che non riguarda i city manager delle grandi città, ma tutti i Comuni italiani. Dal 1997 (con la legge n. 127/1997) i segretari comunali, che prima di quella data erano funzionari statali dipendenti dal ministero dell'interno nominati dal Prefetto in ogni Comune, sono invece nominati dal Sindaco ad libitum. Senza quindi alcuna valutazione di professionalità o merito. Il loro incarico "scade" con il mandato del Sindaco e se non nominati vanno in disponibilità, rimangono cioè a disposizione senza incarico e con il solo stipendio base. Da circa 7500 funzionari che erano, ne sono rimasti oggi 4100 e sono soggetti dunque ad uno spoils system selvaggio.... Altra cosa sono i direttori generali ai quali forse si riferiva l'articolista! Ne vogliamo parlare e già che ci siamo vogliamo parlare anche del fatto che il loro CCNL, scaduto dal 2001 (circa 65 mesi) non è ancora stato rinnovato? Mi sembra che in un Paese normale queste cose sarebbero davvero gravi.... Altro che imparzialità e buon andamento.