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Si apre l'era Sarkozy*

di Jean Pisani-Ferry, Categoria Europa, , Data 14.05.2007
Il neo-presidente ha ricevuto dai francesi un mandato esplicito per il cambiamento. La sua filosofia e le sue priorità sono molto chiare: un mercato del lavoro più flessibile, uno Stato più snello e meno tasse. Però, per avere successo le sue proposte dovrebbero essere accompagnate dalla liberalizzazione dei mercati dei prodotti e finanziari. Quanto all'Europa, giocherà una partita difficile: più andrà avanti con le riforme all'interno, più dovrà apparire lontano dall'ortodossia di Bruxelles fatta di disciplina di bilancio, riforme liberali e libero commercio.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Un voto sull'Europa
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 21.05.2007
    Rispondo alle considerazioni del Sig. Boero. Non è difficile concordare su un giudizio oggettivo nonchè sulla percezione generale della (abortita) costituz. europea proposta al vaglio degli elettori francesi e olandesi: un testo pletorico, piuttosto inutile e poco comprensibile. Qui c'è poco da fare: chi crede nell'Europa aveva il dovere di presentare un testo migliore. Il punto, però, è decisamente un altro. Il voto del referendum non aveva come oggetto la "costituzione europea" in senso stretto, bensì l'integrazione europea tout court e l'idea stessa di Europa come - nonostante tutte le difficoltà e le incertezze - fonte di " progresso" (vogliamo mettere in discussione pure questo?..). Questo era il significato di cui i vari populismi anti-europei (protezionisti, protoxenofobi ecc.), sull'onda delle varie "paure" di questa epoca, hanno caricato il voto, distorcendolo. E additando la Ue come caprio espiatorio delle difficoltà economiche, occupazionali ecc., proprio come qualcuno in casa nostra (Lega ecc.) e gli impresentabili gemelli polacchi ora al potere. Sarkozy lo sa bene, tant'è vero che i numeri indicano che ha saputo catturare parte del voto "antieuropeo" (da destra quanto da sinistra).
  • Un NO poco sconcertante
    Nome: riccardo boero  Data: 21.05.2007
    Non trovo affatto sconcertante il NO francese al Trattato di Costituzione Europea. Un'altra grande nazione europea, l'Olanda ha infatti bocciato senza appello tale testo oscuro e poco rassicurante. Va osservato che Francia e Olanda sono stati tra i pochissimi paesi a votare il testo per referendum, ed e` mia opinione che i popoli italiano e tedesco (per non parlare dei britannici) ne avrebbero decretato ugualmente l'abbandono. Nelle oltre 400 pagine del trattato era possibile trovare tutto e il suo contrario, ogni argomento era trattato in modo poco chiaro e adatto a qualsiasi ulteriore interpretazione da parte dei politici. Una delle poche cose chiare era invece l'adesione piena (e espressa fin dalle prime pagine) al modello detto dell''economia sociale" o ordoliberalismo, da cui prese le mosse quel modello renano o tedesco che e` oggi forse il piu' ingiusto del mondo avendo generato il piu' grande numero di miliardari e anche di disoccupati di ogni stato europeo, anche relativamente alla popolazione. Diciamolo chiaramente: senza l'espansione a Est e lo sfruttamento dei bassi salari nei paesi slavi, l'economia tedesca sarebbe collassata da tempo. Perche' allora dovremmo estendere a tutta l'Europa un modello cosi' inefficiente?
  • Perché
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 15.05.2007
    Concordo sul fatto che le "riforme" sbandierate da Sarkozy durante la campagna elettorale si riveleranno in realtà di assai difficile realizzazione. Sono assai più propenso a immaginare una certa continuità, sia in politica estera sia in politica economica domestica, con il moderatismo gollista. Proprio su questo punto, noto però l'incongruenza con l'orientamento che lo stesso elettorato francese mostrò in occasione del referendum sulla costituz. europea nel 2005: il "NO" - di per sè sconcertante - fu il risultato dell'ondata populistica di destra e di sinistra contro l'Ue vista come simbolo di globalizzazione, riforme "mercatiste" e perdita di protezione sociale (in primis tramite l'euro e la tanto vituperata direttiva Bolkestein). Ovvero, proprio tutte quelle cose che Sarkozy ha promesso di introdurre con riforme "all'americana". Tutto ciò è piuttosto curioso. A meno di non pensare che una parte dell'elettorato no-global, sia lepenista sia tendente a sinistra, ne abbia colto il messaggio più autenticamente protezionista, dunque molto poco liberale e market-oriented. Ciò è rafforzato in me dal fatto che, come il Prof.Pisani-Ferry vaticina, è probabile che Sarkozy ritiri fuori dal classico repertorio populista la presunta dicotomia "riforme di mercato/equilibrio di bilancio", che esiste soltanto nell'immaginario collettivo. Non sto a enumerare in numerosi paesi UE che hanno coniugato disavanzo pubblico nei limiti con riforme volte a guadagnare competitività. I due obiettivi sono contestuali e non alternativi: chi agita questo falso trade-off spesso sa di non avere il coraggio (conoscendo i costi in termini di consenso) o la capacità di attuare nè l'uno nè l'altro.
  • riforme liberali
    Nome: Giacomo Oddo  Data: 15.05.2007
    La Francia ha un potenziale produttivo e imprenditoriale elevato, attualmente sottoutilizzato a causa dell'ingombrante presenza di uno Stato forte e interventista. Una politica di liberalizzazione, di rilancio degli investimenti, di contenimento della spesa pubblica e di riforma del welfare state (e magari una monetaria espansiva) può dare alla Francia risultati sicuramente positivi, che miglioreranno il benessere di tutti gli europei. Sarkozy ha parlato di opportunità per tutti, non di assistenza per tutti. In questo senso può essere considerato "americano". Ma in una Europa che deve fronteggiare il mondo globalizzato, con migliaia di lavoratori stranieri poverissimi che entrano ogni anno nel suo mercato del lavoro, il welfare state degli anni '70 va purtroppo abbandonato.