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Wolfowitz "graziato" dagli europei *

di Charles Wyplosz, Categoria , Internazionali, Data 14.05.2007
L'affare Wolfowitz è un esempio lampante dell'incomprensibile sudditanza verso gli Stati Uniti che molti paesi dimostrano all'interno delle organizzazioni internazionali. Primi fra tutti quelli europei. Il presidente della Banca Mondiale non è difeso da nessuno, tranne Bush. I suoi giorni sono sicuramente contati. Tra qualche settimana al massimo darà le dimissioni "per motivi personali". Ma lasciarlo andar via a testa alta è scandaloso e appanna l'immagine della Banca Mondiale, rafforzando per giunta l'impressione di strapotere Usa.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Subalternità
    Nome: Carlo Di Franco  Data: 23.05.2007
    Per noi italiani la questione assume sfumature diverse rispetto ai cittadini di altri paesi occidentali, qual'è l'autore dell'articolo. L'accusa rivolta a Wolfowitz corrisponde, rispetto agli stardard dell'amministrazione italiana, ad un peccato molto meno che veniale. Anche da qui il sospetto fondato che l'auspicio di soluzioni draconiane nasconda dell'altro (antiamericanismo? Rivendicazione di un ruolo autonomo francesi o europei? difesa della burocrazia o dei consulenti della WB?). Quest'episodio non è paradigma della nostra evidente subalternità alla superpotenza, tanto più grave in quanto nei confronti di un governo che fa dottrina dell'unilateralismo, ovvero della completa libertà di decidere ed agire senza concordarsi con gli alleati (salvo poi chiedere loro di “condividere maggiormente oneri e pericoli”) e senza sentirsi necessariamente vincolato al diritto internazionale. Funzionari o militari americani sono implicati in recenti casi d’illegalità ai danni di cittadini italiani e/o commessi sul nostro suolo (rapimenti ed omicidi su cui la magistratura indaga) il cui perseguimento è in dubbio o è stato già clamorosamente disatteso. Pensando alla tragedia del Cermis, trovo abnorme la completa subalternità alla superpotenza che giunge alla rinuncia consapevole (che – con mia infinita sorpresa - neppure la più becera propaganda antiamericana ha evidenziato) di quote di sovranità nazionale senza alcuna garanzia. Solo un’assoluta ovvietà: l’esonero dalla giurisdizione nazionale (nel caso di militari USA) non può significare (e storicamente non lo è mai stato) impunità ma semplice sostituzione del giudice competente a perseguire gli illeciti (che nel nostro caso diventa l’americano). L’inadeguato perseguimento del reato dovrebbe essere considerato da parte del Paese concedente la franchigia quale un grave inadempimento e provocare dure reazioni. Invece nulla è avvenuto … neanche al momento di negoziare l’ampliamento di una base militare!
  • Il livello di gravita'
    Nome: lorenzo de ferrari  Data: 16.05.2007
    Sl New York Times di ieri c'era la notizia che il Comitato incaricato di valutare l'operato di Wolfowitz ha espresso un parere piuttosto negativo, che dovrebbe, secondo il giornale, portare al suo allontanamento (il Comitato non ha espresso raccomandazioni in proposito). Quindi forse la sudditanza verso gli USA che l'articolo descrive, in questo caso specifico almeno, non e' cosi' spinta. Vengono in mente altre due considerazioni: 1) bisogna decidere se la gravita' dell'operato di Wolfowitz giustifica l'esonero e se invece puo' essere considerato un comportamento veniale che merita solo una nota di biasimo e una sanzione economica. Per stabilire questo, credo sia giusto anche valutare la qualita' del lavro fatto finora da Wolfowitz come governatore (che mi pare sia stata giudicata finora positiva). Tra l'altro, la difesa di Wolfowitz e' che lui ha chiesto indicazioni al Comitato Etico su come dirimere la questione, ma non ha avuto risposte e ha dovuto decidere da solo, salvo poi essere criticato a posteriori. Per valutare l'adeguatezza della "punizione", occorre anche capire in che misura questa difesa e' valida, e questo e' cio' che quel Board dovra' decidere. 2) A questi livelli istituzionali, le decisioni vanno prese con la dovuta oculatezza e con "garbo" diplomatico. Se la soluzione finale sara' quella di accettare le dimissioni di Wolfowitz, anziche' cacciarlo con ignominia come l'articolo auspica, mi pare si tratterebbe di un normale esempio di galateo diplomatico - che puo' piacerci o meno, ma e' cosi' che si usa - e non di un'inopportuna deferenza verso gli USA. Saluti a tutti, e complimenti alla redazione per il lavoro che state facendo. Lorenzo
  • Chi ha paura dei neocon?
    Nome: Marco Bottasso  Data: 15.05.2007
    Per prima cosa osservo che l'accusa mossa a Wolfowitz, è evidente leggendo tra le righe, è quella di aver fatto parte dell'amministrazione Bush, la questione della "raccomandazione" della sua compagna è un puro pretesto. Ma entriamo nello specifico. Primo: Shaha Riza (che, ci tengo a ricordare, non è una segretaria/amante, ma un’attivista che si occupa di diritti civili nel mondo islamico) era già in una short list di papabili per una promozione. Wolfowitz, inoltre, aveva già sollevato la questione del conflitto di interessi presso il comitato etico, PRIMA della sua nomina. Il WP riassume la vicenda in questo articolo: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/04/21/AR2007042100961_pf.html Secondo: il “comitato etico” non mi sembra sia sempre stato così zelante nel perseguire le violazioni dei regolamenti della Banca. Terzo: il prof. Wyplosz propone non solo di cacciare Wolfwitz, ma anche di cacciarlo in modo eclatante (ed espiare così il tremendo peccato): immagino che l’Europa dovrebbe proporre un candidato iraniano o nord-coreano alla successione per abbattere definitivamente il pericolo americano. Infine non è quasi degna di commento l’assurdità del vagheggiato pericolo rappresentato dai Neo-con: uno sparuto gruppo di una intellettuali (ex) di sinistra, rooseveltiani, non particolarmente religiosi, favorevoli all'immigrazione, al welfare state e decisamente non liberisti, diventati improvvisamente un assillo per i “complottisti” di tutto il mondo. L’unica vera questione sul tavolo è la lotta alla corruzione e agli sprechi che il nostro ha appena iniziato e con cui si è già inimicato l’intero establishment burocratico/sindacale dell’istituto.
  • Burocrazia o politica?
    Nome: C. Marin  Data: 15.05.2007
    Non capisco l'attacco alla buracrazia dal commentatore Andra Gili in reazione a l'articolo, mi sembra del tutto fuori tema. Sara vero o meno che lo scandalo é un pretesto per cacciare Wolfowitz in seguito ad altre screzie, ma non toglie peso all'argomento: una volta stabilito un consenso maggioritario uno si deve chiedere perché non seguono fatti. Io mi preoccupo però di più del G8 dove si sta cercando da parte della Germania, appoggiata da la GB, di concordare una posizione forte e attiva sul riscaldamento del pianetà. Gli Stati Uniti si oppongono -da soli. Il confronto é tra pure volontà politiche e secondo i giornali si teme di vedere anche lì in atto lo stesso fenomeno denunciato dall'autore dell'articolo. Se gli USA la spuntano com' é probabile anche questa volta, io considerei il messaggio di quest'articolo di prima importanza e una domanda da fare a nostri governi. Non vedo in giro obbiettivi piu importanti per i quali una politica estera realista giustificherebbe di cedere agli americani durante il G8, considerando il consenso politico e scientifico unanime tranne una minorità attorno a George Bush. Prego anticipamente di non dirmi che una riunione dei governi rappresentando assieme con i paesi invitati 80% delle emissioni di CO2 mondiali non sia uno strumento valido per far avanzare soluzioni in merito, perche le preparano degli sherpas ovvero burocrati.
  • Commento
    Nome: Andrea Gilli  Data: 15.05.2007
    La vicenda, come raccontata in questo articolo, e' parziale. Chiunque abbia letto almeno i titoli di giornale sa che esistono versioni differenti, tra le quali vi sarebbe la totale estraneita' dei fatti di Wolfowitz (versione a cui non credo, ma che va citata, almeno se si vuole avere un minimo di credibilita'). Cio', chcomunque, e' il meno. Fa infatti sorridere la crociata morale dell'autore che vorrebbe e i Paesi annullino le loro preoccupazioni in merito ai rapporti di forza internazionali, in sede Banca Mondiale, per far vincere "il bene": scacciare Wolfowitz. I Paesi evitano i problemi inutili: mettersi contro gli Stati Uniti significa andare in contro ad un mare di problemi ("i forti fanno cio' che vogliono, i deboli subiscono cio' che devono" Tucidide), senza ottenere nulla. Se cio' non e' chiaro all'autore siamo davvero mal messi. Infine, le burocrazie funzionano male. Sempre. Non a caso chi guarda seriamente a questi temi sa che le burocrazie sono il problema non la soluzione (si veda J. Mearsheimer, "The False Promise of Internatioanl INstitution," INternational Security, 1994). Si fa quasi fatica a stare seri a pensare che l'autore identifichi in Wolfowitz il problema.