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Se la rete arriva a una muraglia cinese

di Carlo Cambini, Categoria Infrastrutture e Trasporti, / Concorrenza e Mercati, Data 23.04.2007
La creazione di una società indipendente per la gestione della rete di distribuzione locale di telefonia fissa è un tema assai importante, portato alla ribalta dalla vicenda Telecom. Ma un modello di questo tipo potrà funzionare solo se verrà gestito in modo veramente autonomo, con un consiglio di amministrazione formato da personalità indipendenti sia dalle imprese che dal potere politico. Altrimenti la nuova struttura sarebbe solo una perdita di tempo e uno spreco soldi, a danno del consumatore finale e del futuro delle telecomunicazioni italiane.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Wi-max cosa succederà?
    Nome: marco pierini  Data: 29.04.2007
    L'assegnazione prossima ventura delle frequenze wi-max sembra, almeno potenzialmente, ridurre il bottleneck dell'essential facility del doppino in rame. Non ho capito cosa succederà alla costruzione dei ponti radio. in fin dei conti anche nel wi-max i ponti potrebbero essere costituiti da una società terza esterna al mercato dei servizi che potrebbe ridurre il digital divide allo scopo di fornire un servizio universale. Cosa ne pensa?
    Risposta:
    Credo che il Wimax sia tenuto fuori dalla storia dell'Opeanreach italiano. Saranno nuove reti, realizzate a cost piu' basso che ciascun operatore realizzerà in concorrenza tra loro. Sicuramente permetterà la fornitura di parte del servizio universale soprattutto nelle aree rurali e a minore densita' abitativa. La questioen pero' rimane: che effetto avrà il Wimax sulla portzione di rete che e' il vero bottleneck? Ossia l'ultimo miglio in area urbana e soprattutto metropolitana? Sembra che i primi risultati tecnici non abbiano dato l'esito sperato. Vedremo.
  • Finalmente un po' di chiarezza
    Nome: Vittorio Carlini  Data: 26.04.2007
    Ciò che spiace (in senso provocatoriamente positivo) è di vedere solo in siti come questo (o in alcuni rari casi sui giornali) analizzare il tema della rete in maniera seria e sensata (il solo dire che l'AgCom è da almeno primavera 2006 che affronta il tema della separazione funzionale sembrerà banale ma è un grande servizio). Al di là della validità dell'impostazione dell'articolo mi riallaccio a Chino sugli investimenti. Io credo che la separazione funzionale non sia sufficiente. Se, di riffa o di raffa, l'ex incumbent deve tirare fuori i miliardi per la Ngn è finita. Non perché non voglia (almeno non solo per quello) ma perché non remunera il capitale (ha già un Roe basso...). Di più: in Inghilterra Bt ha avviato dei mega progetti (si veda Liverpool) non solo di cablaggio della città ma, più in generale, di "rigenerazione" cittadina grazie all'It (newco partecipata con il comune; decentramento servizi comunali; telesoccorso; telemedicina...). Voglio dire: è tutto un altro mondo. Openreach funziona in quel contesto. Mi sbaglierò ma se non si va al one network (gestito magari da una pubblic company) ci si accartoccia. Lo abbiamo scritto più volte ma pare che i maitre a penser (forse più maitre e meno penser..) non ci sentano (o non vogliano sentirci). Vittorio Carlini Caporedattore Borsa&Finanza
    Risposta:
    Per prima cosa la ringrazio della risposta e dei positivi giudizi sull'articolo. Come gia' risposto a Marco Chino e' chiaro che il tema sono gli investimenti. Stante la regolazione attuale essi sarebbero remunerati al 10.2% ma se si prevedono nuovi investimenti questo valore potrebbe perché no crescere. E' poco? Credo anch'io coem sostiene Carlini che per se l'Openreach italiano non sia sufficiente, ma AGCOM oggi ha l'occasione giusta per dare credibilita' all'ambiente sia sulla governance dell'unità così creata sia sulla politica industriale da adottare. In Gran Bretagna il mondo è diverso è vero, ma hanno anche reti alternative (quelle della TV via cavo) in concorrenza con quella telefonica tradizionale e questo ha permesso fin da oggi ad avere servizi più avanzati. La public company sarebbe un'idea interessante .... ma come "invitare" Telecom a cederla? Non credo che sia disposta, la rete è assolutamente un loro asset strategico ....
  • Perché copiare OFCOM?
    Nome: Federico Mini  Data: 25.04.2007
    Telecom Italia (TI) è sulle prime pagine dei giornali per questioni di corporate governance (tutela degli interessi dei piccolo azionisti) e tutela della privacy (impedire che gli utenti vengano spiati per fini politici/spionaggio industriale).Sono problemi che affliggono non solo imprese come TI e BT. Per quanto riguarda la prima questione, Parmalat produceva succa frutti, Enron scambiava energia. Riguardo alla seconda questione, se avete un’account e-mail con Google, è solo una coicidenza che le pubblicità che appaiono quando controllate la posta parlano di pannolini e pappine se avete appena fatto ricerche “asili nido Milano”? Invece di rispondere a queste due questioni, la classe politica italiana ha “riesumato” la separazione stutturale. Si tratta di fumo negli occhi dei cittadini perche’ suddividere TI non protegge necessariamente ne l’azionista TI né l’utente TI. Come misura di politica industriale, la separazione strutturale si fonda sull’esistenza di un “collo di bottiglia”: per portare la banda larga – oggi e nel prossimo futuro - si DEVE passare per il doppino in rame. In USA, societa’ come Clearwire offrono collegamenti a 2MB via radio. In Italia, societa’ come Fastweb hanno costruito le loro reti – almeno nelle grandi citta’, colli di bottiglia rimangono nelle piccole (a Frascati?). Siamo davvero sicuri che la malattia che la medicina dovrebbe curare sara’ debellata prima/piu’ efficacemente da una combinazione di tecnologia e mercato, piuttosto che da un regolatore?Riguardo i regolatori: in UK, “grazie” alla separazione strutturale di OFCOM, i concorrenti di BT che acquistano il local loop da OpenReach pagano di più di quanto pagano i concorrenti di TI quando comprano il local loop da una rete “verticalmente integrata” (EU, 12 rapporto, 2006, figure 71 e 77). Visti i risultati, meglio la non-separazione di AGCOM – e suggerirei agli esterofili piu’ convinti di guardare altrove rispetto a Londra (imparando forse una lingua dell’Europa dell’Est).
    Risposta:
    Caro Federico, che l'esperienza inglese sia stata di esempio positivo in molte cose ma non sempre abbia portato a risultati eccelsi nessuno lo mette in dubbio. Su molte cose la nostra Autorità ha fatto meglio di quella inglese (come nel caso dell'unbundling del local loop). Il problema però rimane: l'ultimo miglio e' un'infastruttura invalicabile; anche le nuove tecnolgie wireless (Wimax) non sembrano ancora permettere - almeno al momento - un suo superamento. Che fare? Telecom Italia puo' rimanere integrata ma essere soggetta ad ancora più rigide regole (di prezzo e non) .. ma questo potrebbe portare all'uscita di molti concorrenti. La separazione potrebbe aiutare a livellare meglio il mercato, ma non è detto che cio' avvenga. Personalmente, sono convinto che nel "Tavolo di lavoro" tra AGCOM e Telecom Italia si dovrebbe parlare non solo di soluzioni tecnico/giuridiche, ma si dovrebbero fare anche analisi economiche (valutando i pro e i contro) dell'impatto della soluzione Openreach, cosa non facile ma ahimé necessaria. Saluti
  • Il problema degli investimenti
    Nome: Marco Chino  Data: 24.04.2007
    Come ricordato da diversi articoli apparsi le scorse settimane su lavoce.info, il prossimo futuro delle telecomunicazioni si giocherà sulle NGN e sostanzialmente sul protocollo di comunicazione IP. Per non perdere questa opportunità il nostro paese necessita, come ricordato nell'articolo, di ingenti investimenti dell'ordine della decina di miliardi. Pur essendo un sostenitore del modello Openreach la questione che pongo è quella di come creare per la società di proprietà dell'operatore dominante che gestisce la rete l'incentivo a investire. Il modello inglese in tal senso non può darci indicazioni poiché, essendo attivo solo dal gennaio 2006, è impossibile giudicarne l'impatto avuto sull'intensità degli investimenti. Infine anche se ci vorrà tempo per arrivare ad una soluzione credo siano necessarie ora come non mai regole chiare e certe per tutti e prima queste arriveranno prima potremo pensare di avere effettiva trasparenza e concorrenza.
    Risposta:
    Risposta: Senza dubbio il tema sollevato e' di primaria importanza. Che le regole debbano essere chiare e' fuor di dubbio. Ma sul punto ricordo che AGCOM ha gia' iniziato a lavorare al modello italiano Openreach da giugno 2006. Che si volesse implementare una sorta di separazione funzionale (da definire nei dettagli) era cosa nota a tutti, anche alla stessa Telecom Italia. Tutto si giochera' sugli investimenti: si possono inserire adeguati schemi di tariffazione per l'uso della rete che remunerino tali investimenti o che diano premi a chi investe piu' di quanto atteso. Sara' un lavoro complesso ma può essere fatto. D'ora in avanti le reogle devono premiare solo chi investe in nuove infrastrutture, e cio' deve valere anche per gli operatori alternativi. Rimane da capire pero' se questa Unita' sarà davvero super partes o no. Se ci fossero rischi al riguardo, è meglio tenere Telecom Italia cosi' come e' ora, regolarla in modo ancor più stringente e lasciare il mercato operare, anche se cio' comportasse l'uscita di operatori alternativi dal mercato. Saluti Carlo Cambini