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Fino all'ultimo miglio

di Stefano Micossi, Categoria Informazione, / Concorrenza e Mercati, Data 18.04.2007
La discussione sul futuro della rete fissa di Telecom sembra incanalarsi sulla strada giusta, ma occorre evitare che le nuove regole siano in contrasto con il diritto comunitario. Deve essere opportunamente giustificata e motivata la decisione di attribuire all'Agcom ulteriori poteri. Che devono essere delimitati da chiari principi di necessità e proporzionalità rispetto alla finalità di garantire l'accesso in condizioni di uguaglianza alla rete fissa non duplicabile. Un buon quadro regolatorio fornisce anche la risposta alle preoccupazioni sugli investimenti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • L'ultimo miglio
    Nome: michele  Data: 24.04.2007
    Non riesco a togliermi due tarli dalla zucca, quando sento parlare di telecom e Governi. Il primo: non è che fino a quando l'ultimo miglio era redditizio in quanto monopolistico lo si è lasciato aiprivati che ci han lucrato? Il secondo: non è che adesso ce lo si riprende perchè nessun privato è in grado di metterci abbastanza soldi per adeguare e innovare le infrastrutture necessarie? E dunque provvede lo Stato (noi) in nome di un interesse nazionale che, francamente, mi sfugge? Infine: scusate, ma parlare di infrastrutture materiali di rete (ultimo miglio o ultimo centimetro) significa davvero metter sul campo la discussione sulle tecnologie attuali e future nelc ampo delle Telecomunicazioni? Onestamente a me non pare, con i protatili che stan diventando sempre più terminali informativi, comunicativi, distributivi e interattivi complessi, nei quali reti informatiche e satelliti faranno probabilmente la parte più grossa. Cosa resta al di fuori? La banda larga, ma credo solo per ora. Chiederei quindi all'autore del testo: non è che ai danni degli anni recenti stiamo aggiungendo la beffa? Non è che l'ultimo miglio è un retaggio di un passato che non tornerà più, come l'epoca dei telefoni bianchi? E proprio per questo lo stato se lo riprende? Grazie
  • modelli di liberalizzazione
    Nome: Paolo Cesario  Data: 24.04.2007
    sono d'accordo con quanto detto dall'autore, se si parte dal presupposto di una privatizzazione obbligatoria dell'infrastruttura: ritengo però che il modello delle ferrovie italiane sia lo strumento migliore per privatizzare l'erogazione del servizio mantenendo alla nazione la proprietà delle infrastrutture essenziali. seguendo tale modello la rete di comunicazione a lunga distanza potrebbe rimanere di proprietà dello stato ed essere gestita da una società pubblica che gestisce, manutiene e ne affitta l'uso alle società di servizi (tele2, infostrada, telecom servizi privatizzata, etc.) in affinità alle tracce ferroviarie di RFI. per quanto riguarda invece l'ultimo miglio, ritengo che si potrebbe anche prevedere di trasferire la proprietà alle regioni e definire società miste a prevalenza pubblica che si occupano, come quella nazionale, dell'esercizio e della riscossione dell'affito dell'ultimo miglio. Dimentichiamo spesso che la privatizzazione di una infrastruttura non piace alla sinistra radicale per diversi motivi, ma cheper motivi altrettanto sensati una destra attenta alle dinamiche militari sicuramente suggerirebbe che ci sono infrastrutture che da un punto di vista strategico una nazione non può mettere in mano ad una multinazionale straniera. saluti plc