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Ma a Telecom serve una strategia industriale

di Alfonso Fuggetta, Categoria Concorrenza e Mercati, , Data 13.04.2007
Il dibattito su Telecom Italia si incentra per lo più su questioni societarie e economico-finanziarie, lasciando in secondo piano gli aspetti industriali. Invece la strategia industriale della società è un fattore importante per lo sviluppo del paese. E nel medio-lungo periodo ne è necessaria una che sappia coniugare la piena valorizzazione delle nuove tecnologie, la possibilità di rilanciare gli investimenti nel settore, la nascita di nuove imprese e la promozione del patrimonio di competenze e asset già acquisiti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • La neutralita' della rete, per giocare ad armi pari
    Nome: Massimo Fubini  Data: 14.04.2007
    Sulla neutralità della rete, argomento centrale nel caso in cui venisse acquistata anche la rete fisica di trasporto (ma anche se restando nelle attuali condizioni) oltre ad un mio pezzo (http://www.lavoce.info/news/view.php?id=44&cms_pk=2300&from=index) segnalo anche un interessante intervista di luca De Biase al sociologo Manuel Castells uscita sul numero 71 di Nova del 5 aprile
  • Considerazione
    Nome: Paolo Barroero  Data: 13.04.2007
    Ho letto con molto interesse il suo articolo e ne condivido l'analisi; il riferimento al caso AT&T mi lascia perplesso; mi spiego: (i) dopo il break-up voluto dal regolatore americano nel 1984, logiche economiche indussero ad una progressiva reintegrazione del settore; la più attiva delle Baby Bell, SBC, si ricomprò prima alcuni degli operatori locali e poi l'operatore "long distance" AT&T (quello che era rimasto dallo spin-off), poi il mobile (ex-Cingular). Lo stesso fece il principale concorrente di AT&T, Verizon; (ii) lo scorporo di Lucent che era un fornitore di apparecchiature di rete fu guidato dalla opportunità di estendere il mercato prima AT&T captive anche ai suoi concorrenti; tale modello trova già riscontro nel modello europeo. Vengo alla considerazione: credo che la segmentazione (del tipo proposto) sia (e funzioni quando) indotta dal mercato prima che dal regolatore; probabilmente l'esempio applicativo migliore non sono gli stati uniti degli anni 80/90 ma: (i) mercati competitivi, saturi o con scarsi margini di crescita laddove la segmentazione e la condivisione dei segmenti è una necessità per abbassare i costi di produzione dei servizi e mantenere la redditività del capitale investito. (ii) mercati emergenti con bassa capacità di spesa del cliente potenziale dove il business si deve reggere con margini medi per clienti pari a circa 1/4 o 1/5 di quello ottenibile su mercati sviluppati.
    Risposta:
    Il senso del commento relativo ad AT&T è che vi sono situazioni nelle quali la divisione societaria è uno strumento per favorire l'apertura e lo sviluppo del mercato. Nel caso AT&T era la divisione tra le due anime di operatore e di fornitore di apparati; nel caso di Telecom Italia, la divisione tra gestione del trasporto e fornitura di servizi applicativi (incluso il VoIP). In effetti, come ho cercato di spiegare nell'articolo, questa segmentazione orizzontale del mercato delle telecomunicazioni nasce proprio da un cambiamento tecnologico. L'azione del regolatore dovrebbe accompagnare questo processo.