Logo stampa
 
 
 

Commenti

Come evitare lo "scalone"

di Fabio Pammolli, e Nicola Salerno, Categoria Pensioni, , Data 02.04.2007
Una proposta per correggere le pensioni retributive, legandole a soglie qualificanti di età anagrafica e anzianità. Si accelera così la fase di transizione, lasciando però flessibilità nel pensionamento dopo i cinquantasette anni. Incentiva il prolungamento volontario delle carriere e si presta a essere estesa al settore pubblico. Ma l'accordo sulle soluzioni tecniche si troverebbe più facilmente se la riforma previdenziale fosse inserita nella prospettiva più ampia di un rinnovamento della rete di sicurezza sociale.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • come evitare lo scalone
    Nome: mario  Data: 04.04.2007
    tutte le soluzioni possono essere valide. non vedo come poter regolare un lavoratore, nato nel marzo 1951 (che senza nessun intervento incappa nel maledetto scalone) attualmente disoccupato, pronto per un nuovo lavoro, ma le aziende non ne vogliono sapere, vista l'età, e che ha 34 anni di contributi inps da lavoro dipendente. Credo che in Italia ci siano migliaia di questi casi estremi. Secondo voi come risolvere, se non si trova il lavoro per questi italiani? grazie. MARIO - PERUGIA.
    Risposta:
    Gentile lettore, non tutte le soluzioni sono egualmente valide. L’articolo ne porta un esempio, sottolineando l’inefficienza di prolungamenti forzosi delle carriere (come vorrebbe la riforma “Maroni-Tremonti). Nello specifico del caso sollevato, se il pensionamento fosse accessibile con il solo requisito dei 57 anni di età anagrafica (previa l’applicazione delle correzioni finanziario-attuariali da noi suggerite), la persona potrebbe, tra un solo anno (è nato nel ’51 e nel 2008 compirà 57 anni), chiedere l’erogazione della pensione e poter contare su un flusso di reddito. Inoltre, regole pensionistiche neutrali sul piano finanziario-attuariale, in luogo del prolungamento forzoso, aiuterebbero a risolvere i problemi occupazionali cui Lei fa riferimento, e per diverse ragioni: (a) non ostacolerebbero il tunover giovani-anziani; (b) incentiverebbero il prolungamento delle carriere solo su basi volontarie, senza ”ingolfare” inutilmente il mercato del lavoro con riflessi negativi sull’occupabilità di chi è alla ricerca di impiego, sulla produttività e sulle retribuzioni; (c) renderebbero fattibile la piena cumulabilità di pensione e reddito da lavoro post-pensionamento, che nel contempo favorisce il prolungamento delle carriere in età avanzata e l’adeguatezza dei redditi complessivi; (d) alla luce del punto (c), renderebbero più facilmente praticabili scelte volontarie di pensionamento con successiva ripresa di lavoro con formule contrattuali flessibili (adattabili alle esigenze dell’età anziana), liberando posizioni full-time regolari a favore dei più giovani / meno anziani. Regole di calcolo neutrali sul piano finanziario-attuariale responsabilizzano il singolo lavoratore e permettono, da un lato, di lasciargli più libertà di scelta sul momento di entrata in quiescenza e, dall’altro, di riconoscergli la piena “appropriabilità” dei frutti del suo lavoro e della sua contribuzione incentivandolo a generare ricchezza (un tassello importante del welfare to work). Regole siffatte rappresenterebbero l”interfaccia” ottimale tra il sistema pensionistico e il mercato del lavoro, soprattutto in un Paese come l’Italia che sta sperimentando problemi occupazionali e di crescita. Concludendo la replica al Suo intervento, rimarchiamo come una riforma che seguisse il nostro suggerimento sarebbe coerente con l’esigenza di diversificare la spesa pubblica per welfare verso quegli istituti assicurativi e assistenziali che altrove hanno, tra le altre finalità, quella di favorire l’inserimento / il reinserimento nel mercato del lavoro. Una buona riforma delle pensioni non si dà se non negli equilibri complessivi del welfare system. fp/ns