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Le prospettive di saturazione dei valichi alpini

di Andrea Debernardi, Categoria Infrastrutture e Trasporti, , Data 29.03.2007
Qualunque prospettiva infrastrutturale sui nuovi collegamenti transalpini non può prescindere da un insieme di misure complementari fra loro, per disincentivare il trasporto stradale e garantire una maggiore efficienza da parte degli operatori ferroviari. Misure che per il momento non ci sono. E dunque è alto il rischio di un sensibile sottoutilizzo della capacità esistente o programmata. L'avvio di un'opera tanto costosa come la Torino-Lione è una vera e propria "scommessa", condotta dal sistema decisionale facendo appello a risorse pubbliche.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Autorettifica
    Nome: Andrea Debernardi  Data: 01.04.2007
    Nel corso della riunione dell'Osservatorio Valsusa ho avuto modo di discutere il rapporto con alcuni degli estensori ed anche con un rappresentante della Commissione Europea. In quella sede mi è stato spiegato che, in ogni caso, il rapporto non esprime la posizione della Direzione Generale Trasporti della Commissione. Al di là delle considerazioni di merito, sarebbe stato simpatico precisare questo dettaglio anche nei tanti articoli dedicati allo studio dagli organi di stampa nazionali...
  • rischio salute
    Nome: Giovanni  Data: 30.03.2007
    Condivido pienamente le conclusioni riportate nell’articolo e vorrei sottolineare un aspetto che spesso viene sottaciuto all’opinione pubblica e che riveste, secondo il mio parere, un’importanza fondamentale nella decisione se fare o meno le opere in questione. Mi riferisco al rischio, più volte paventato, che i materiali estratti per lo scavo delle gallerie contengano, tra l’altro, quantità non indifferenti di amianto e di uranio che potrebbero causare, se inalati o se esposti alle radiazioni, gravi danni per la salute sia per gli abitanti dell’intera Valle di Susa sia per quelli dei comuni che si trovano allo sbocco di suddetta valle (Rivoli, Moncalieri, Torino per citare i più popolosi). Orbene, allo stato attuale, i sistemi proposti dalle autorità per la messa in sicurezza di detti materiali non convincono pienamente gli esperti del settore in quanto non garantirebbero la totale sicurezza degli abitanti della zona (basta inalare poche fibre di asbesto per correre seri rischi di ammalarsi di mesotelioma). E’ questo è, a parer mio, il punto focale della questione perché non si può pretendere, in nome di presunti, futuri, vantaggi economici e commerciali della Nazione (ancor tutti da dimostrare) di mettere a repentaglio la salute di alcuni milioni di persone (occorre ricordare che, generalmente, i venti spirano dalla Valle di Susa verso la pianura). Nel dubbio, in questo caso, è meglio astenersi.