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Valle d'Aosta, il distretto che non c'e'

Categoria Infrastrutture e Trasporti, , Data 29.03.2007
Negli ultimi anni in Valle d'Aosta è mancato il contributo delle piccole e medie aziende del made in Italy, in particolare quelle legate all'abbigliamento sportivo e alla montagna, che avrebbero potuto giovarsi delle interazioni tra domanda sofisticata e capacità artigianale consolidata. Come è avvenuto dall'altro versante del Monte Bianco, dove il distretto dell'Haute Savoie conta ormai duecento imprese specializzate. Anche perché si è puntato sulle infrastrutture, sulla ricerca e sulle risorse umane.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
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    Nome: Carmelo Pace  Data: 27.05.2007
    L'attuale modello di sviluppo valdostano deve essere migliorato. La Cogne acciai speciali e il settore turistico non sono sufficienti. Lo dico perchè il ricorso alla cassa integrazione, il fallimento delle aziende, quindi la disoccupazione sono purtroppo in costante crescita ormai da 4 anni. La Valle d'aosta ha molte risorse che meritano di essere valorizzate. E' necessario diversificare e potenziare attività futuribili.
  • val d'Aosta
    Nome: riccardo boero  Data: 02.04.2007
    Credo sia ingeneroso e poco serio paragonare il minuscolo distretto montano valdostano ai grandi spazi e agglomerazioni della Savoia, con le sue ricche attivita` agricole e zootecniche, le sue lucrose interazioni con il ricchissimo bacino finanziario di Ginevra, la sua tradizione industriale e il suo ricco mercato francese. In Val d'Aosta parliamo in fondo di una dozzina di vallate alpine che prima della follia sciistica erano piu' che altro terra di miseria ed emigrazione. Ma perfino la tanto decantata Savoia, come sa chi la conosce, conserva un'anima agricola e turistica, che non modificano certo 170 impiegati di Quechua presenti piu' che altro per incassare i generosi contributi dello Stato francese alle aziende che non delocalizzano. Cerchiamo dunque di non rovinare gli atout della Vald'Aosta, che sono piuttosto quelli di uno spazio selvaggio (vedi Parco Gran Paradiso, ValPelline) senza eguali in Europa, per fortuna ancora scarsamente popolato anche nel capoluogo. Sono stati fatti abbastanza errori in nome dello 'sviluppo a tutti i costi', del denaro pubblico sparpagliato a pioggia per pagare sedi universitarie nel deserto che non saranno mai competitive con nessuno, o per arricchire pseudo imprenditori che restano fintanto che godono dei contributi statali.
    Risposta:
    Caro dott Boero, il mio contributo voleva più che altro sollecitare una riflessione sul modello di sviluppo territoriale che si vuole per le nostre regioni montane, compresa la Vd'A che è di gran lunga la più piccola, credo che si possa fare di più che conservare il GP (e farlo bene sarebbe di per sé già una grande conquista) e sono sicuramente d'accordo con lei che buttare alle ortiche soldi pubblici per università inutili che insegnano materie inutili non sia la strada giusta. L'Alta Savoia è diversa, ma in fondo anch'essa era 50 anni una regione povera e di emigrazione. L'esperienza francese dei poli di competitività meriterebbe a mio avviso di essere seguita con interesse, così come dall'estero osservano forme di aggregazione più "leggere" come lo Sportsystem di Montebelluna (sul quale ha scritto cose interessantissime Giancarlo Corò). Un cordiale saluto, Andrea Goldstein
  • turismo morfi e fuggi e assistenzialismo fiscale
    Nome: michele  Data: 30.03.2007
    Ho frequentato per decenni la Vallè, abitandoci saltuariarmente e credo d'essermene fatta una idea non del tutto peregrina anche leggendo con attenzione quanto di relativo appare sulla stampa d'informazione. Penso che il problema non sia tanto quello di una deindustrializzazione (sparita la Cogne), ma quello di una sostanziale monoproduzione (il turismo mordi e fuggi, in particolare invernale) che si fonda oltretutto su posizioni di rendita (un assistenzialismo statale che, ormai ingiustificato, si fa fattore anch'esso di sviluppo distorto). In particolare, però, non riesco a capire perchè l'autore insista - citando anche l'esempio di una regione montana francese - sulla possibilità di incentivare questo sviluppo con produzioni legate alle attività di pratica sportiva (abbigliamento, materiali per lo sci). La gran parte delle produzioni di questo tipo non sono situate, in Italia ma anche altrove, in zone montane, a meno che siano rimaste produzioni di nicchia. I marchi più grandi sono affiliati o acquisiti da grandi società che, per svilupparsi, ne hanno oltretutto - e giustamente - ampliato gli orizzonti di consumo. Buona parte dei marchi specializzati in abbigliamento sportivo per la montagna, ad esempio, sono man mano andati aprendosi al concetto di outdoor, cioè alla produzione per il cosidetto tempo libero. Il marchio originale, spesso, diventa nient'altro che il testimonial di questa produzione allargata. Basti pensare alla produzione di scarpe e scarponi da montagna che si è progressivamente dedicata ad altre tipologie, spesso divenute assai più importanti di quella originaria. Del resto, se si pensa su scala globale, appare ovvio che così sia, e anche incontrastabile. Le produzioni della catena di Ddecathlon, ad esempio, sono nella quasi totalità delocalizzate nel lontano oriente (Vietnam, Thailandia). La localizzazione degli acquisti in questi comparti merceologici in Italia è situata nelle o vicino alle aree metropolitane, negli ipermercati sportivi.