Al di là delle possibili "tecnicalità" con cui realizzare una legge elettorale efficiente, mi chiedo con quale credibilità e come sia possibile che al "tavolo" di discussione si presentino quelle forze politiche che, immediatamente a ridosso della tornata elettorale, hanno confezionato l'attuale pasticciata legge elettorale. Addirittura, esponenti di quelle forze politiche che hanno votato in Parlamento la suddetta legge, a distanza di appena un anno da quel voto, invitano il proprio elettorato a firmare per l'iniziativa referendaria.
E allora il problema è più politico che "tecnico": se ci fosse vera volontà politica di addivenire ad una riforma seria dei meccanismi elettorali si troverebbero quasi certamente anche le soluzioni più opportune.
ancora una perplessita'...
Nome: Luigi S.Data: 03.04.2007
Grazie per la lunga risposta. Tuttavia mi pare che il punto principale sia: come si applicano il premio di maggioranza e lo sbarramento? L'unica risposta possibile - mi sembra - e' che il premio di maggioranza si applica sia ai partiti che alle coalizioni (o solo alle coalizioni, se un partito non-coalizzato viene considerato "coalizione ad un membro"); al contrario, lo sbarramento si applica solo ai partiti e non alle coalizioni.
Che c'e' di sbagliato in questa semplice soluzione?
Mi sembra invece dalla Sua risposta che lei vorrebbe applicare lo sbarramento sia ai partiti sia alle coalizioni (sbaglio?).
Luigi Secchi
Risposta:
E' necessaria una chiarificazione terminologica: lo sbarramento (al 5%) ed il premio di maggioranza (tutti e due su base nazionale) dovrebbbero essere applicati ai "soggetti politici" partecipanti alle elezioni, indipendentemente se essi siano singoli partiti ovvero partiti coalizzati (cioè alleati, più o meno organicamente). Ne consegue che è solo estremamente irrealistico che una coalizione non superi lo sbarramento nazionale del 5%, ovvero che un solo partito politico superi tutti gli altri soggetti (partiti o coalizioni) e si aggiudichi il premio. Urge poi una precisazione de iure condendo: ho detto precedentemente che ai partitini, "disarmati" dallo sbarramento nazionale e secco al 5% e dal premio di maggioranza, non resterebbe che adescare i partiti veri (e
quindi le due coalizioni), con la dote delle loro marginali fette di consenso elettorale, al fine di farli arrivare ad avere anche un solo voto in più della coalizione avversaria. Ma probabilmente, stante la situazione politica, prima si avrà un accordo sulla riforma all'interno delle due coalizioni, poi tra loro, e poi si andrà (fra qualche tempo) ad elezioni con una nuova legge che sarà piuttosto "dolce" con i partitini (presenti in entrambi i poli). Quindi non si risolverà il problema della stabilità dell'Esecutivo e della continuità dell'indirizzo politico della Legislazione. Servirebbe, invece: 1) un accordo diretto tra i partiti veri su una legge (che avesse le caratteristiche che si è detto); 2) un reciproco affidamento a non accettare, in sede di formazione delle liste e di composizione delle coalizioni, quell'1,2,3 % proveniente dalle microformazioni reiette dalla coalizione avversaria. Questa decisione comune delle due coalizioni dovrebbe provenire dalla fiducia nella
capacità delle loro rispettive proposte politche di raggranellare quel consenso "disperso" che si raccoglie ora "atomisticamente" (e quindi senza la necessità di cooptare, all'interno delle coalizioni, la piccola feudalità che guida i partitini); 3) la volontà, quindi, di superare il trasformismo attraverso la via principale del "plasmare il sistema partitico", e non invece attraverso i "falsi miti" dell'abbandono della forma di governo parlamentare.
in disaccordo su quasi tutto...
Nome: Luigi S.Data: 02.04.2007
Premetto di non essere un esperto di politologia. Tuttavia mi sembra che la tesi principale del Suo articolo sia problematica: cioe' che un sistema proporzionale possa essere al contempo con sbarramento e premio di maggioranza. Se c'e' uno sbarramento, allora le alleanze tra partiti devono essere vietate (altrimenti lo sbarramento e' inutile); ma a questo punto il premio di maggioranza non premia una larga coalizione (che e' vietata), ma bensi' un partito - e questa e' certamente una distorsione dell'uso del premio di maggioranza. L'unica possibilita' e' che i partiti si possano alleare, ma non fondere (cioe' un'alleanza puo' vincere il premio di maggioranza, ma non puo' contare per il superamento dello sbarramento). E questa la Sua idea?
Risposta:
Non c'è alcun necessario automatismo tra sbarramento e divieto di alleanze tra partiti (con la vecchia legge elettorale uninominale, alla Camera c'era lo sbarramento al 4% e non mi pare fossero vietate le alleanze elettorali). Lo sbarramento al 5% sul piano nazionale va visto in connessione con il non conteggio (nel monte voti coalizionale) dei voti presi dai partitini coalizzati ma sottosoglia: sono due strumenti che
chirurgicamente (piaccia o non piaccia) estirpano dalla scena politica le microformazioni, togliendo ad esse gli strumenti di ricatto verso i veri partiti (o coalizioni): altrimenti questi ultimi, pur di prendere l' 1, 2, 3 % dei partitini, continuerebbero ad ospitarli ed a rendere, con ciò stesso, disomogeneo il programma e precaria la stabilità del governo e dell'azione legislativa. Il premio entra in gioco anche per aiutare i
partiti veri ad avere coraggio ed a contare solo sulle loro forze per vincere: infatti con esso è necessario solo prendere un voto in più dell'avversario per raggiungere comunque una buona, identica, maggioranza di seggi nelle due Camere (identica, con l'unico voto su unica scheda; a Costituzione invariata dovrebbero essere stampati due tipi di scheda, quelli che valgono per entrambe e quelli solo per la Camera ).
Evidentemente, l'ottimo sarebbe che le coalizioni si facessero tra i veri partiti in grado di superare il 5%, ma se anche accadesse che entrambe le coalizioni accettassero l'appoggio dei partitini, questi ultimi non potrebbero accampare pretese sull'esito della vittoria finale, giacchè il solo fatto dell'essere "ospitati" nelle liste "serie" e non solo nelle "loro", li avrebbe ripagati della loro marginale dote di 1, 2, 3 punti percentuali (marginale e poco determinante, proprio per la presenza del premio, a cui non contribuiscono i loro voti sottosoglia). Questo può fare una legge elettorole: starà poi alla "serietà politica" delle due coalizioni il rifiutare alleanze con partitini, ovvero alla "serietà degli elettori" non premiare estemporanee alleanze elettorali tra microformazioni (ad oggi, nessuna di queste ultime sarebbe comunque in grado di superare il 5% sul piano nazionale; ovviamente di quelle politicamente sostenibili: infatti chi mai voterebbe un'alleanza Lega-UDEUR-Italia dei Valori-NuovaDC e nuovo PSI - Verdi - SDI - Coministi italiani). Questi due istituti, necessitano, per essere approvati, dell'accordo dei partiti veri (AN, FI, UDC, Margherita, DS, Rifondazione), tutte le altre microformazioni osteggiandoli, giacchè nessuno aderisce volontariamente alla propria scomparsa.
Domenico Argondizzo
"bontà" del maggioritario a doppio turno
Nome: Francesco CapraroData: 23.03.2007
Mi permetto di contestare la presunta scarsa efficacia di un sistema elettorale a "doppio turno bloccato".
Come infatti affermai in precedenza, non credo che i partitini che fanno parte di uno schieramento politico effettuino una scelta "ottimale" presentandosi, fin dal primo turno, separati.
Il primo turno necessita infatti di una maggioranza assoluta proprio per la presenza di due o più candidati, e difficilmente lo schieramento B, presentandosi compatto, riuscirebbe a superare lo schieramento A che invece si presenta disunito. Tralascio eventuali fattori "psicologici" che potrebbero indurre l'elettore a votare per lo schieramento che converge su un unico candidato: baderei più alla qualità, che non necessariamente significa coesione in termini elettoralistici.
Assodato che il primo turno è superabile ottenendo il 50%+1 voto, ipotizzerei una difficoltà nel raggiungere tale soglia, per via della presenza di più candidati.
Si giunge dunque al secondo turno "bloccato": saranno dunque ammessi i due candidati che hanno riportato, in sede di primo turno, i suffragi più alti. Se i candidati son solamente due, per definizione l'uno piuttosto che l'altro dovrà necessariamente ottenere una maggioranza assoluta, a meno che - ipotesi improbabile - l'elettorato si ripartisca perfettamente tra candidato A e candidato B. Allora, il secondo turno bloccato servirebbe a ridurre il potere contrattuale dei piccoli partitini, i quali potrebbero decidere di:
- appoggiare il candidato dello schieramento affine, con la consapevolezza che il loro apporto è comunque marginale
- sostenere il candidato dello schieramento opposto, tradendo così convinzioni ideologiche che spesso e volentieri caratterizzano queste piccole formazioni politiche
- scegliere l'astensione, comprendendo che tale scelta sarebbe perfettamente ininfluente nel computo finale.
Per questi motivi, rimango convinto del fatto che un siffatto sistema elettorale garantirebbe maggiore stabilità.
Commento all'articolo di Domenico Argondizzo
Nome: Federico GuidiData: 16.03.2007
Condivido quasi tutto. Eccepisco una valutazione:
quattromilioni e mezzo di di elettori giovani non sono una piccola differenza fra i due bacini elettorali. Ottimma l'idea di un'unica scheda che dovrebbe però inserire nelle grandi regioni una sola lista per il senato e liste differenziate per le più circoscrizioni prevedibili per la Camera. Da precisare il meccanismo di distribuzione del premio di maggioranza al senato per il dovuto rispetto della prevista estrazione regionale dei Senatori. Allo stato attuale delle forze in campo ritengo che lo scoglio sia rappresentato
dallo sbarramento al cinque per cento. Ringraziamenti e congratulazioni per questo articolo.