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Commenti

Tutto il deficit sanitario Regione per Regione

di Vittorio Mapelli, Categoria , Sanità, / Istituzioni e Federalismo, Data 16.03.2007
Il deficit è una costante del Sistema sanitario nazionale. Anche per la politica di sotto-finanziamento perseguita da tutti i governi. Ma dal 2001 il debito è responsabilità delle Regioni. Che si comportano in modo assai diverso. Nel 2005, undici hanno agito sul controllo della spesa, ma dieci sembrano incapaci di contrastarne la dinamica. Dieci non hanno usato la leva fiscale e i ticket, scelti invece da sei Regioni. Mentre cinque attingono a risorse autonome del proprio bilancio. Ancora una volta, però, il rigore non è premiato.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • DEFICIT SANITA' EMILIA ROMAGNA
    Nome: stefano angeli  Data: 07.11.2007
    Sarà anche vero che la Regione Emilia Romagna ha un deficit sanitario contenuto, almeno nel 2005, ma ha acceso mutui per 500 milioni di Euro per ripianarlo ( e non è nemmeno la prima volta). Questo non è comunque debito che resta a carico dei cittadini? Magari solo di quelli emiliano romagnoli anzichè spalmanto su tutti gli Italiani
  • spesa sanitaria
    Nome: Vincenzo  Data: 12.05.2007
    Sarà pur vero che la Regione Basilicata non supera molto il bilancio sanitario, ma il ticket viene ugualmente applicato. Sarebbe utile, poi, vedere la qualità dei servisi che offre. La spesa per la classe dirigente Amministartiva e Medica (con tanti incarichi o cariche inutili ed altrettanti sovraccarichi di lavoro) è congrua rispetto ai servizi?. Infine l'accidentità territoriale impone al cittadino notevoli spese per raggiungere i propri Ospedali primari per cui la maggior parte delle volte, conviene rivolgersi ad Asl di eccellenza che. guarda caso, si trovano nelle Regioni più virtuose.
  • Regioni e disparità di salute
    Nome: Marco Stevanella  Data: 12.04.2007
    Gentile dott. Mapelli, nell'ambito dei miei studi universitari sto ora affrontando un argomento ancora sottostimato im Italia, ma molto sentito in altri Stati occidentali, in primis USA e Regno Unito (vd. Acheson Inquiry): le disparità di salute nella popolazione. Se, come è lecito pensare, esiste anche in Italia un gradiente di salute tra i cittadini, su base non solo socioeconomica ma anche geografica, come pensa che una politica di finanziamenti volti a ridurre tali disparità possa sposarsi con una responsabilizzazione della spesa regionale? Spero di essere stato chiaro. Grazie. Marco Stevanella
    Risposta:
    Rispondo per punti al suo commento. 1) Fortunatamente anche in Italia gli studi in tema di disparità nella salute e nella sanità si stanno sviluppando (ad es. il "Manifesto per l'equità"). Forse sarebbe opportuna un'inchiesta parlamentare, come nel Regno Unito. 2) Il gradiente di salute non è certo dovuto alla latitudine o al clima (...su base "geografica"), ma a fattori socio-economici, per cui al Sud prevalgono peggiori condizioni di salute, legate a condizioni socio-economiche più sfavorevoli. 3) Il superamento del divario Nord-Sud in sanità viene affrontato dal 1980 attraverso il Fondo sanitatio nazionale, che attribuisce alle Regioni risorse secondo quote capitarie pesate per i "bisogni sanitari". 4) Con le stesse risorse pro-capite, però, le Regioni producono un numero di servizi diverso e di diversa qualità. Sono quindi le inefficienze regionali e delle ASL a creare diseguaglianza nelle opportunità di accesso in sanità. 5) Tuttavia, una riflessione sul parziale insuccesso delle (sole) politiche finanziarie per superare il divario Nord-Sud e sulle diverse capacità di governance delle Regioni nei confronti dei loro sistemi sanitari potrebbe essere salutare per impostare una nuova politica sanitaria. Ma su questo avremo occasione di tornare.
  • Sardegna
    Nome: gianluca cocco  Data: 22.03.2007
    Avere una spesa sanitaria quasi smisurata e contemporaneamente una sanità da terzo mondo è un virtuosismo non indifferente. Questo è il caso della sardegna, dove nel prossimo bilancio potremmo ritrovarci una spesa sanitaria da guiness, a causa del continuo esodo verso altre regioni da parte di tanti sardi che necessitano di interventi chirurgici di vario genere, per i quali è previsto il rimborso delle spese sostenute. Il nostro Assessore Dirindin, spalleggiata dalla Livia Turco e chiamata dal Presidente Soru per risanare la sanita sarda alle spalle della povera gente, rischia di fare un buco nell'acqua. Questi presunti esperti di risanamento finanziario dovrebbero intervenire sugli sprechi e sui privilegi, ma non lo fanno per non intaccare determinati interessi. Iniziamo a tagliare gli stipendi eccessivi! Saluti
  • Qualità della sanità
    Nome: Lorenzo  Data: 17.03.2007
    Gentile dott. Mapelli, pur apprezzando il taglio "economico" del suo articolo, e condividendo appieno le sue considerazioni riguardo la responsabilità delle regioni, mi sembrerebbe utile rapportare ai dati riguardanti il bilancio quelli riguardanti la qualità della sanità. Insomma, si può definire virtuosa una regione che fa quadrare i conti ma fornisce una pessima assistenza ai cittadini? Con stima, Lorenzo.
    Risposta:
    Caro Lorenzo, in sanità la qualità non è sempre associata al livello di spesa. In altri temini, le regioni con elevati livelli di spesa (e spesso di deficit) non sono quelle con i servizi di migliore qualità e, viceversa, contenere il deficit non significa necessariamente peggiorare la qualità dei servizi sanitari. Da una ricerca svolta per il Formez (di prossima pubblicazione e da cui ho attinto i dati dell'articolo) si rileva infatti una debole correlazione tra qualità dei servizi e livello di spesa regionale (rho = 0,27). C'è invece una maggiore correlazione (rho = 0,70) tra capacità gestionali (efficienza, controllo del deficit e composizione della spesa) e risultati di processo (qualità, appropriatezza e responsività). I quali risultati vanno ad impattare positivamente sulla salute della popolazione (rho = 0,78). Quindi, controllare il deficit fa bene anche alla salute. Cordiali saluti Vittorio Mapelli