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Commenti

Domande fondamentali

di Tito Boeri, e Agar Brugiavini, Categoria Pensioni, , Data 12.03.2007
I giovani avranno la pensione? E a quali condizioni? Come agiscono i coefficienti di trasformazione? Un'eventuale nuova riforma comporterebbe vantaggi o svantaggi per chi entra oggi nel mercato del lavoro? E quali conseguenze avrebbe la rimozione dello scalone? Interrogativi basilari, postici dal Forum Nazionale Giovani che chiedono risposte chiare. Ma l'unica via per non penalizzare troppo i più giovani è anticipare l'entrata in vigore delle nuove regole previdenziali. Come in Svezia, dove il sistema contributivo è stato adottato subito per tutti, escludendo solo gli ultrasessantenni.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Informazione sindacale sui fondi
    Nome: FRANCO BONACCHINI  Data: 28.03.2007
    Non è per amore di polemica, ma la scarsa informazione sindacale sui fondi pensione deve avere un nome e cognome. Per quanto mi riguarda posso dire che sono state fatte assemblee di tutti i lavoratori, che il giornale sindacale che ricevo ha tutte le spiegazioni e la documentazione necessaria, che comunque avessi bisogno di informazione specifica troverei chi me la sa dare con sufficiente competenza. La risposta che i lavoratori interpellati non sono stati informati non mi dice assolutamente niente. Se leggono la gazzetta dello sport ed il bollettino parrochiale, temo, saranno sempre all'oscuro di tutto. Ovviamente i problemi relativi ai fondi, alla loro solvibilità futura e alle garanzie restano comunque tutti. Seconda questione: Molti lavoratori, fra cui anche il sottoscritto che è stato per alcuni anni assunto come bracciante agricolo, hanno i cosiddetti contributi figurativi che ti permettono di permanere in continuità contributiva, ma non di avere la pensione di anzianità. Questo va bene, ma come la mettiamo con il passaggio d'amblè al sistema contributivo? è altrettanto penalizzante. Proporrei comunque prima di tutto un consistente tetto pensionistico. cordiali saluti
  • Pensione integrativa
    Nome: silvana  Data: 23.03.2007
    Tutti dicono che la pensione Inps dei giovani di oggi, futuri pensionati. arriverà si e no al 30-40% dell'ultimo stipendio (qualcuno parla del 20%). Nessuno dice quanta percentuale sarà integrata dai fondi pensione. Anch'io temo rendimenti molto bassi. E nessuno parla dei fallimenti di alcuni fondi collettivi già esistenti (Fondo pensione dei dipendenti della Banca Commerciale Italiana, dei dipendenti dell'Istituto Bancario Italiano, dei dipendenti del Teatro Carlo Felice di Genova e chissà quanti altri casi che non conosciamo, perchè a questo tipo di notizie non viene data alcuna risonanza). Nessuno, nel Governo, affronta questo tema spinoso. Mi attendo che nella riforma della previdenza ci sia una doverosa tutela pubblica per i fondi pensione (siano essi fondi chiusi o fondi aperti).
  • Guardiamo al futuro
    Nome: Carlo Pretara  Data: 22.03.2007
    Leggo in molti commenti la rabbia per l'intenzione di intevenire solamente sui giovani e comunque sulle generazione "sotto lo scalone" per riequilibrare il sistema finanziario. I diritti acquisiti, specie da chi è andato o sta andando in pensione, non sono facili da toccare, anzi è praticamente impossibile farlo. Questo sia per una questione politica, ma anche per questioni sociali: le pensioni maggiori vanno a sopperire alla cronica mancanza di welfare "giovanile" presente nel nostro paese. Togliere queste pensioni improvvisamente vuol dire stravolgere i piani di molte famiglie e lasciare i giovani in mutande. Anche se il "welfare familiare" è iniquo, ora è inutile guardare al passato se non per non ripetere i suoi molti errori, ma è bene impostare per il futuro una politica che non renda più necessario questo strano welfare che blocca la mobilità sociale. Ora è utile concentrarsi su come riequilibrare il sistema, garantendo un decente tasso di sostituzione ai vent'enni come me, ma muovendosi con la consapevolezza che a mutate condizioni sociali e di qualità della vita rendono diversa la "fatica" del lavoratore. In questo riformare, bisogna pian piano sostituire lo squilibrio della spesa sociale troppo pensioni-oriented e indirizzarla maggiormente sul welfare, sostituendo molti ruoli oggi inefficacemente svolti dalle famiglie con contributi pubblici, come avviene in molti paesi. I giovani sono tra i maggiori portatori di interesse, e di giovani che si interessano e hanno proposte a 360 gradi ce ne sono. Quindi ringrazio il prof. Boeri per aver rilanciato il tema della nostra rappresentanza, e non solo da queste colonne, e torno ad auspicare un nostro coinvolgimento fattivo nelle prossime concertazioni. Saluti, Carlo Pretara http://carlop.ilcannocchiale.it
  • Solidarietà generazionale
    Nome: Mapo  Data: 22.03.2007
    Vorrei esprimere alcuen idee semplici da parte della generazione "sfortunata" cioé quella che oggi con i propri contributi finanzia la previdenza che l'Italia non potrebbe permettersi e dall'altro subisce/subirà i coefficienti di equilibrio del sistema pensionistico (cioé andrà in pensione con una miseria). Si continua a parlare di riforma pensionistica (a danno delle generazioni future) senza affrontare il problema (almeno lo scalone ci metterebbe una piccola pezza): - é necessarrio rivedere coefficienti dei beneficiati del retributivo ante 95 (+ 18 anni contributi nel 2003) con riduzione pensione effettiva (questo é miglior disincentivo a pensioni anzianità) - visto che le giovani generazioni devono inziare a lavorare prima rispetto oggi e con montanti contributivi più ampi é necessario introdurre meccanismi di benefit fiscale previdenziale graduali che si riflettano da un lato in accantonamenti nominali più ampi (es. inclusioni contributi previdenziali privati che cmq non graveranno sullo Stato) dall'altro nell'aumento del salario reale (es. defiscalizzazione aumenti contrattuali finoa 40 anni età o fino 15 anni contributi) - riduzione precarietà "previdenziale" dei giovani lavoratori Così si comincia a ripristinare la solidarietà intergenerazionale altrimenti si chiacchiera e a subire saranno solo i giovani (come la Dini, gran riforma, ma fatta facendo pagare ai giovani la tenuta previdenziale e non a tutti in egual misura)
  • solidarietà intergenerazionale?...
    Nome: Giancarlo Di Stefano  Data: 19.03.2007
    Ogni volta che sento parlare di solidarietà intergenerazionale a proposito della Legge Dini mi sento preso in giro. Ma mi sento preso in giro doppiamente anche quando qualcuno fa riferimento "all'improrogabile necessità di destinare il TFR ad integrare el future pensioni dei giovani". Voglio capovolgere la logica dominante dell'equilibrio del sistema pensionistico, e parlare - una volta tanto - di interesse individuale e di EQUITA' intergenerazionale. Con lo stesso ammontare di contributi che le generazioni "sotto lo scalone" (l'unico che conta realmente quello dei 18 anni di anzianità nel 1995) qualunque fondo pensione anglosassone serio riuscirebbe ad ottenere nel lungo periodo un rendimento medio annuale nettamente superiore al 6%. Ciò vuol dire che la misera rivalutazione garantita dal PIL al "montante contributivo" costituisce un primo esproprio, mentre un secondo - ben più grave - è costituito dal riconoscimento di un coefficiente di trasformazione che attualmente al massimo arriva al 6,136%. Lo stato ci riconosce controparti di una sorta di usufrutto di un prestito irridemibile ed alla nostra morte si prenderà senza tanti complimenti il capitale. E perchè fa ciò? Per finanziare le pensioni di coloro che se le stanno già godendo o se le le godranno tra poco SENZA AVER VERSATO I NECESSARI CONTRIBUTI. Quella che gli economisti definiscono "genenerazione fortunata" ovvero quella che ci guarda da sopra lo scalore ha un vantaggio tra il dare (i contributi a suo tempo versati) e l'avere (le pensioni ed il TFR percepito) mediamente di circa 200.000 euro tondi. Noi giovani perdiamo lo stesso ammontare. E' questa l'equità? Stendiamo inoltre un pietoso velo sulla capacità che i futuri fondi pensione ottengano buone performance: i fondi comuni italaini costituiscono un buon esempio su quello che realmente accadrà.
  • è ora di reagire
    Nome: Youssef  Data: 17.03.2007
    Da straniero, vedo questo popolo di giovani addormentati che si lasciano schiacciare senza muovere un dito. Far sentire la propria voce non è più abbastanza, serve qualcosa di più. Uno scontro, una rivoluzione intergenerazionale per non dover ricorrere al congelamento dei propri nonni dopo la morte, per poter mantenere la propria famiglia. Meglio risolvere ora il problema. La spaccatura politica in questo senso non aiuta molto, neanche per lo stesso interesse un giovane di destra ed un giovane di sinistra, sarebbero disposti a lottare fianco a fianco? Tutto a beneficio di chi ha goduto e continua a godere di una rendita a vita. C'è un prezzo da pagare? allora che lo paghino tutti, non solo i giovani, ma non vedo in giro movimenti (università,associazioni..ecc) pronti a lottare per i prorpri diritti ed il proprio futuro. Giovani Italiani sollevatevi, ribellatevi per un equità generazionale, basta aver mandato giù la metà peggiore della legge Biaggi che vi ha precariezzato, mentre l'altra metà quella degli ammortizzatori sociali l'hanno persa per strada, ora vi vogliono far pagare anche quella della loro mancata natalità per poi rinfacciarvi il fatto che i giovani oggi stanno a casa in famiglia oltre i 30 anni. Cosi si morirà in casa dei genitori oppure dovrete immigrare dopo la pensione in posti dove il valore di quella miseria che ci daranno potrà garantire una vita dignitosa. Per me può anche andare bene, visto che tornerei a casa, ma voi perché dovreste farlo?
  • Eticità della riforma
    Nome: David Dreon  Data: 17.03.2007
    Vorrei spostare l’attenzione su un problema che in un primo momento può sembrare esclusivamente etico, ma che in realtà ci pone di fronte a notevoli ricadute a livello sociale: Gli economisti c’insegnano che in nome del principio dell’efficienza le imprese devono minimizzare i costi; ma questo, specialmente in Italia, come avviene ? Avviene tagliando il personale o magari attuando quei processi di delocalizzazione che fanno sì che si vada ad investire nei Paesi in via di sviluppo, dove c’è una totale assenza dei diritti fondamentali dei lavoratori, dove siamo in presenza del lavoro minorile. Queste sono le imprese che presentano i bilanci più allettanti, perlomeno sotto il profilo contabile, e i fondi comuni andranno proprio ad investire in queste imprese. Personalmente credo che ci sia una notevole contraddizione sul fatto che con i soldi dei lavoratori si vada a finanziare proprio questo genere d’imprese, cioè che si vada a premiare quelle imprese che licenziano, che non investono in ricerca e sviluppo e che non rispettano i diritti dei lavoratori. Credo che alcune risposte potrebbero essere date dai fondi etici, ossia quei fondi che non investono nelle imprese che adottano i comportamenti sopraccitati, oppure si potrebbe dare la possibilità ai lavoratori di trasformare parte del proprio TFR in quote o azioni dell’impresa e dare così l’opportunità ai dipendenti di eleggere propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione, che perseguano così due interessi che finalmente verrebbero a coincidere: quelli del capitale e quelli del lavoro. Dott. David Dreon
  • solidarietà generazionale?
    Nome: Giovanni  Data: 15.03.2007
    Si parla tanto di solidarietà generazionale ma a me sembra che si richieda solidarietà solo a chi deve ancora andare in pensione mentre i pensionati vengono considerati intoccabili in base ai cosiddetti diritti acquisiti. Ma più che di diritto si dovrebbe parlare di privilegio acquisito se viene impedito ad un lavoratore di andare in pensione quando, negli anni passati, altri hanno potuto godere del pensionamento a parità di presupposti di età e/o di anzianità contributiva, Inoltre, se si sostiene che il sistema pensionistico sia in procinto di collassare, la “colpa”, ammesso che di colpa si possa parlare, non è certo imputabile a coloro che sono ancora nel mondo del lavoro bensì, semmai, a coloro che hanno potuto andare in pensione senza aver versato adeguati contributi (pensioni baby, anzianità convenzionali, ecc. ecc.). Se c’è crisi, è crisi per tutti e difendere certe posizioni a danno di altre, considerate intoccabili, aggiunge ingiustizia ad ingiustizia.
  • E' sufficiente il Tfr?
    Nome: Marco  Data: 15.03.2007
    Liberare il Tfr dal vincolo di un solo gestore, l'azienda presso cui si lavora, è il primo passo ma è possibile sperare di liberare anche i contributi obbligatori versati all'Inps, almeno in parte. Una buona percentuale dei contributi Inps potrebbero essere versati al fondo pensione? Questa è l'unica soluzione vera! Saluti
  • Equità e Stato Sociale
    Nome: Giuseppe Chessa  Data: 15.03.2007
    Vorrei chiedere se esiste la possibilità reale di affrontare il PROBLEMA SOCIALE DELLE PENSIONI in un modo diverso da quello generalmente proposto (che semplicemente prevede di "tagliare" le pensioni future!!). 1) Se il calo demografico (ovvero, detto in altro modo, l'invecchiamento della popolazione) è la principale causa della crisi finanziaria del sitema pensionistico, perchè non si sollecita mai (da parte degli esperti), quale possibile rimedio, una politica seria, incisiva, determinata ed immediata di incentivi e sostegni alla famiglia per invertire la tendenza demografica (visto che più figli = più lavoratori = più contributi = più pensioni)? 2) Può qualcuno chiarire se il sistema previdenziale sarebbe in equilibrio scorporando dallo stesso l'assistenza sociale per porla a carico della fiscalità generale (lasciando che i contributi finanzino solo le pensioni)? 3) In quale misura il concreto recupero dell'evasione contributiva e fiscale (che a detta degli stessi organi istituzionali in Italia, ma non in altri Paesi, sarebbe "spaventosa"!!) riequilibrerebbe il sistema previdenziale? Premesso quanto sopra, è vero che in alcuni Paesi europei (e in quanti) sulla pensione non si opera alcun prelievo fiscale (perchè esentasse) e, quindi, ogni generica comparazione tra Italia e altri Paesi rischia di non essere omogenea (perchè non sarebbe corretto concludere che in Italia la spesa per pensioni è più elevata)? Di conseguenza, con quale "coraggio" si propone di far pagare ai giovani di oggi tutte le inefficienze e le iniquità della situazione Italiana? Non vi sembra, che: a) lasciare solo alla "speranza" di futuri rendimenti più elevati degli accantonamenti al TFR sia una soluzione "misera"? b) chiedere a un giovane "precario" da 700/800 euro al mese di versare altri contributi a un Fondo Pensione sia persino "offensivo" della sua dignità di individuo? b) la revisione dei coefficienti sia null'altro che un "taglio" delle pensioni ai giovani?
    Risposta:
    Il sistema non sarebbe in equilibrio scorporando l'assistenza, ma bene creare una rete di assistenza separata e non solo per gli over 65. Deve valere a tutte le età.